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Genova: Maxelâ
12 Aprile 2005
Mangiare e bere in Italia
Carlo Loiodice comunica una emozionante scoperta genovese, e la consiglia caldamente ai gourmet non vegetariani

La via Macelli di Soziglia - zona porto - è nota a Genova per un'apprezzato locale. Consigliati da una guida, stavamo cercando giusto quello, quando siamo stati attratti da un'altra situazione. Da un capo, la via cambia nome e diventa Vico Inferiore del ferro. E all'altezza del civico 9 ci siamo fermati dinanzi a un ibrido: un po' ristorante, un po' macelleria. A un rapido approfondimento, la situazione si è rivelata la seguente: il locale si chiama "Maxelâ" (dove la X si pronuncia come la J in francese). Sembra una macelleria, ma in realtà è un ottimo ristorante... di carne naturalmente...

La presentazione su un sito Internet che ho letto successivamente pecca di inutile timidezza, là dove precisa che sì, è tutta carne, però c'è anche una grigliata vegetariana. La mia impressione è che lì dentro un vegetariano si troverebbe come Sirchia e Veronesi alla mostra mercato della pipa. Filetto, costato, spezzatino, trippe, lingue, frattaglie, sanguinacci, arrosti classici o farciti, “carrè” di bolliti conditi con salse gustose, quaglie e porchetta, presenti nel menu, ma soprattutto visibili sul banco, tagliano in un certo modo la clientela.

Ci sono stato ed ecco cosa ho potuto assaggiare per poi entusiasticamente testimoniare.

Antipastino con salame, formaggio, tortina salata tipo focaccia ligure, fave fresche.

Ravioli con un ragù che i superficiali chiamerebbero alla bolognese, ignorando bellamente che in Emilia il pomodoro è in funzione della carne, mentre lì è la carne in funzione del sugo. La mia compagna ha preso una zuppa di cannellini e spinaci che ha molto gradito.

Due belle e squisite braciolone di cinta senese. Si tratta di un tipo di maiale allevato allo stato brado o semibrado, come descritto qui: http://www.enotime.it/zoom/default_body.aspx?ID=807.

L'esperienza è di quelle che si raccontano in giro per parecchio tempo!

Il vino era un rosso della Lunigiana a base Sangiovese, morbido, trascinante ma non traditore. Non ho preso il dolce perché a quel punto mi è parso fuori luogo. Simpatico il personale che non rifiuta la chiacchierata a chi chiede lumi e ragguagli sul locale e sui piatti. Abbiamo speso 70 euro in due; ma pare ci sia la possibilità di spendere meno, scegliendo altri piatti. Tel. 010/2474209.

La foto l'abbiamo fatta noi con un telefonino. Quindi nessun artificio pubblicitario

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