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Eddytoriale 75 (19.6.2005)
10 Giugno 2008
Eddytoriali 2005
Si apprestano a festeggiare l’avvio dei lavori dell’auditorium di Niemeyer a Ravello, i suoi numerosi difensori: da Domenico De Masi a Fulco Pratesi, da Cesare de Seta a Grazia Francescato, da Mario Pirani a Giovanni Valentini, da Fausto Bertinotti ad Antonio Bassolino, da Renato Brunetta a Massimo Cacciari. Ma che cosa ha detto il Consiglio di Stato, con la sentenza che ha respinto i ricorsi di legittimità? Qualcuno si è preoccupato di verificarlo?

Ricordiamo gli eventi. Il comune di Ravello adotta, dopo anni di inadempienza, un PRG che prevede, sulle pendici ai piedi delle famose ville storiche, un auditorium. Il Tribunale amministrativo regionale boccia il PRG perché il Piano urbanistico territoriale (PUT), approvato dalla Regione con legge 35 del 1987 in base alla legge Galasso, non consente costruzioni di quella specie. Il comune, restando sprovvisto di PRG, adotta procedure straordinarie (conferenza dei servizi) e ottiene il consenso della Regione, della Provincia e della locale Sovrintendenza su un progetto di auditorium, redatto dagli uffici comunali sulla base di schizzi e maquettes dell’architetto brasiliano. L’operazione viene accompagnata da un grande battage pubblicitario, con il quale si tenta di tacitare le critiche sulla legittimità e sulla sostanza del previsto intervento. Italia Nostra ricorre al TAR il quale, esaminando nel merito la questione di legittimità, emette una sentenza con cui accoglie il ricorso e argomenta ampiamente l’illegittimità sostanziale degli atti con cui si è approvato il progetto. Il “governatore” Bassolino incita subito il sindaco di Ravello a insistere. E infatti il sindaco ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR.

Eccoci adesso alla decisione del Consiglio di Stato, Quarta sezione. Leggetela, è straordinaria. Affronta una questione “preliminare”: se il ricorso di Italia Nostra sia stato spedito agli indirizzi giusti. Argomenta (con ammirevole ricchezza di dottrina) che, stante la natura dalla “conferenza dei servizi” che aveva approvato il progetto, il ricorso avrebbe dovuto essere inviato anche al Ministero dei beni e delle attività culturali, rappresentato nella conferenza dei servizi dal Sovrintendente di Salerno e Avellino. Ciò non è avvenuto. Ergo, non vale la pena di esaminare il merito della questione. Non vale la pena di valutare se sia stata commessa una, o due, o tre illegittimità. C’è un errore d’indirizzo, quindi tutto il resto non vale. Quindi, dopo il “preliminare” niente.

Tana libera tutti, si diceva da bambini. Tutti liberi di non rispettare la legge: se un’opera “è bella”, se un’opera è “firmata”, allora si può fare; anche se una legge e un piano hanno stabilito che lì, in quel posto, meglio non costruire nulla, meglio non aumentare il traffico già intasato (che ha già “obbligato” a scempi stradali su una delle coste più preziose del mondo).

Abbiamo sentito dire più volte che non sempre i tribunali hanno ragione, che non sempre la sentenza che manda libero un imputato equivale a riconoscerne la non colpevolezza: ricordate la sentenza per Andreotti? Ricordate la sentenza per Berlusconi? Una volta si valutavano le cose non solo sulle forme, ma anche nel merito. È stata la stampa a insegnarcelo: dai tempi del Mondo di Mario Pannunzio, al quale il gruppo Espresso si richiama. Oggi questa regola si applica solo quando si tratta di criticare gli avversari politici? I nemici del territorio, quelli che calpestano il sistema di regole mediante il quale ci si propone, bene o male, di tutelarne le qualità, non hanno avversari: godono di amplissime complicità, a destra e a sinistra. Bipartisan.

L'immagine rappresenta la falsa prospettiva di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato: E' tratta dal sito www.giustizia-amministrativa; potete vederla ingrandita cliccando qui

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