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Eddytoriale 65 (12.2.2005)
4 Ottobre 2009
Eddytoriali 2005
Questa volta l’eddytoriale è una lettera aperta ai soci dell’Istituto nazionale di urbanistica, e riguarda la proposta di legge sul governo del territorio. Ma non è diretta solo a loro, come si comprenderà leggendola.

Care amiche e cari amici, l’atteggiamento sostanzialmente favorevole dell’INU nei confronti dell’impostazione di fondo della legge per il governo del territorio, approdata il 7 febbraio all’aula di Montecitorio, è stato determinante nell’ostacolare la minoranza nella sua opposizione. Così mi è stato testimoniato da autorevoli parlamentari dei DS, ed era del resto evidente dalla lettura degli atti sia di fonte parlamentare che di fonte INU.

L’Istituto nazionale di urbanistica, di cui mi onoravo di essere stato presidente per dieci anni, si è macchiato in tal modo di una colpa a mio parere molto grave. Ha avallato una legge che cancella oltre 60 anni di faticosa affermazione di un’urbanistica moderna ed europea, quindi basata sul ruolo delle amministrazioni pubbliche, sulla prevalenza degli interessi generali, e via via sulla stretta connessione tra pianificazione del territorio e tutela del paesaggio, sul riconoscimento dei diritti ai servizi e al verde di tutti i cittadini della Repubblica. Principi che l’INU ha per decenni promosso, proponendo strumenti adeguati a renderli concreti e ottenendo consistenti successi.

Mi rendo conto che l’appoggio dell’INU alla peggiore delle leggi urbanistiche configurabili è solo l’elemento di punta di un silenzio più generale sulle ragioni dell’urbanistica. Un silenzio che è assordante nell’ambito accademico (dove sembra che i principi fondamentali del governo pubblico delle trasformazioni del territorio siano uno dei tanti optional praticabili, e che l’attenzione alle tecniche perequative, valutative, negoziali abbia cancellato la consapevolezza degli aspetti strutturali dell’urbanizzazione). Un silenzio che è forse meno ingiustificabile, ma ancora più preoccupante, nell’ambito politico, dove il nesso tra pianificazione urbanistica, pratica della democrazia e condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini è stato del tutto smarrito (talchè si giudica l’urbanistica questione “settoriale”, riservata alle competenze degli urbanisti di professione). E un silenzio che si estende poi all’ambito culturale degli altri saperi, mai come oggi sordi alle ragioni del governo pubblico delle trasformazioni territoriali.

Non so quale eco quanto vi scrivo troverà nelle vostre intelligenze. E non so se condividete o meno la mia preoccupazione per la legge in via di approvazione. Se non lo conoscete, vi invito a leggere l’appello “Fermate le legge Lupi”, che mi sono impegnato a diffondere. Se siete d’accordo con le valutazioni che esprime, dopo aver letto il testo della legge potrete mandare la vostra adesione all’appello, a me o (meglio ancora) nel modulo automatico del sito dell’associazione Italia Nostra.

I documenti sulla legge Lupi

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