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Graziella Tonon
Tonon, Sui palcoscenici di provincia
23 Luglio 2006
Poesie
Nove poesie, dalla raccolta Diva, Pietro Manni editore, Lecce 2000. Dolenti profili di donne, tra lo scuro e il chiaro. Anche l’intero libro in .pdf

Se chiamo

non vengono i miei morti

ma il treno si è fermato nel tramonto

fuori solo grilli e campi

e a un tratto

come da lontano una balera

un tango.

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Arrivavano all’alba

dalle campagne

il viso segnato dal sole

le mani nodose

e stavano ore

nere

in piedi

sulla piazza del mercato.

L’una era l’ora più vuota

contavano chine le uova invendute

le calze di seta svanite.

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Il paese era tutto un rammendo

ricambi di colli e polsini

giacche lise da rivoltare

un continuo disfare

vecchie vite

fianchi

corpetti ormai sfatti

e lei usciva da una scuola di taglio.

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A un mese

era stata colpita dalla polio.

Giorni e giorni ha passato sul balcone

sulle panchine della stazione

al parco delle scuole.

Mai riusciva ad arrivare

dove muore l’argine.

È rimasta ad aiutare in casa

ha curato la bambina di sua sorella.

Giocava di nascosto

una lira una cartella

con le vecchie della tombola

in una stanza buia

il muro annerito dalle stufe

lei nella luce.

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A Messa andava all’alba

chiusa nella spilla da balia

sul cuore il taschino degli aghi

la stanza ingombra di pizzi

di sete

di rasi

una nuvola bianca

con punte di rosa

in un vicolo scuro

tutti veli da sposa.

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Li cuciva sul rovescio

intere notti

curva sulla Singer a pedali

i palloncini a spicchi dei mercati

che nessuno da bambina le comprava

e lei lì a fissarli

come per portarli tutti a casa

gialli verdi rossi.

Le hanno consumato gli occhi.

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Persino le rosette

che sua madre portava dall’età di cinque anni

erano andate a suo fratello

e a sua cognata.

Lei non è tornata

a casa quella notte.

All’alba

sedeva ancora

muta

composta

in sala d’aspetto

di terza classe.

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Un fazzoletto in testa

uno più grande in mano

quattro capi

due nodi

i tagli dei geloni

e i sogni

caldi come le stagioni

sotto la neve.

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