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Franco Cordero
L'ultima spallata alla giustizia
6 Aprile 2004
Pensieri
Un ritratto del Capo del governo italiano Silvio Berlusconi a tutto tondo, che esce dalla cronaca. Perciò lo inserisco nella Antologia. Dalla Repubblica del 24 giugno 2003.

L´Italia 2003 vanta un Guignol legale arricchito dal lodo Msc. La sigla designa i tre ai quali lo dobbiamo: Maccanico, inventore; Schifani, manovale; Ciampi, tessitore. Siamo un paese anomalo ma non attribuirei l´anomalia al solo B. Che abbia stomaco e cervello da squalo, consta da un´ormai lunga storia. La conclamano sguardo, ganasce, mani, ghigni, loquela, gesti: anche i meno esperti nell´antica arte della "physiognomia" vi leggono una fame incoercibile; sotto le pose socievoli viene il dubbio che non sia un uomo. La sua forza sta nel non pensare. Puro fenomeno biologico. L´avevo notato varie volte ma, col permesso dei lettori, cito ancora La Fontane dalla satira inedita d´un "Florentin", perché nei miei ricordi libreschi non esiste modello più pertinente. «Le Florentin/ montre à la fin/ ce qu´il sa faire»: somiglia ai lupi ed è giusto che sia così; un lupo dev´essere sé stesso, come la pecora; «j´en étais averti»; finisce male chi se lo piglia socio; afferra, stringe, divora tutto; ha tre gole; riempitelo e chiede ancora; niente lo sazia. L´epopea berlusconiana è una baraonda del «triple gosier»: impresario edile, scorridore d´affari misteriosi, piduista, decolla grazie al privilegio sull´etere concessogli dal sultano rosa Bettino Craxi, non gratis supponiamo; vi fonda una formidabile impresa dell´incretinimento collettivo, allungando le mani dovunque fiuti prede; tale il suo "genio" imprenditoriale, come gli adulatori lo chiamano, abusando delle parole; e poiché i lupi ignorano l´etica, né possiamo insegnarla ai pescicani, raccoglie anche disavventure penali, ad esempio, quando arraffa un impero editoriale cadendo sotto l´accusa d´essersi comprato la sentenza. Rimasto orfano del protettore, salta nell´arena politica, trascinato dall´ego furioso, contro i consigli d´un amico. Come fosse entrato a Palazzo Chigi, ne esca in capo a 6 mesi e vi torni dopo 6 anni e mezzo, ferocemente risoluto a starvi da padrone, è storia attuale. Niente d´anomalo, «car un loup doit toujours garder son caractère», né stupiscono i fondi schiumosi che porta a galla: gli uomini compongono una varia massa (dannata secondo sant´Agostino); il contegno dei meno riusciti dipende dai modelli dominanti; l´uomo-lupo-squalo ne impone d´orribili appena prenda piede. Forza Italia non è un club spirituale. Sbaglia chi vi cerchi Blaise Pascal o Albert Schweitzer, teologo-medico-organista-filantropo, o Eric Blair (nom de plume, George Orwell).

Il punto debole sta altrove. È un organismo anche l´ordinamento e sopravvive grazie ai filtri immunitari. In primo luogo, gli addetti alla repressione penale. Che lavorino bene, lo dicono i consuntivi: gli inquirenti scoprono sacche putride romane; dei giudici condannano i barattieri; le Sezioni unite negano allo squalo-lupo la fuga da Milano. Ma l´animale dalle tre gole, diventato presidente del consiglio e padrone delle Camere, non vuol lasciarsi giudicare: a parte le manfrine nel serraglio avvocatesco, fabbrica leggi pro domo sua, manda ispettori ministeriali, strepita, calunnia, estorce, imbroglia, forte del triplo potere economico, mediatico, politico. Inutile dire che pericolo sia. Anche qui esistono antidoti. La Corte costituzionale rimuove le norme invalide. Sullo stesso colle, nell´antica dimora dei papi, abita il Capo dello Stato: Repubblica parlamentare ma non la presiede un notaio chiamato a omologare qualunque nefandezza parlamento e governo presentino; esiste un controllo preventivo dei dl governativi, presentabili solo col suo assenso (art. 87 Cost., c. 4); e senza immischiarsi nelle scelte puramente politiche, può restituire alle Camere leggi secondo lui abnormi, spiegandone i motivi, affinché le ripensino.

Ora, pone problemi terribili l´esservi a Palazzo Chigi uno come B., organicamente impolitico, divoratore, artista della soperchieria, padrone del sistema mediatico, editore egemone, talmente ricco da comprarsi quante anime morte vuole: due anni fa metà degli elettori gli crede; l´altra lo subisce come una disgrazia meritata. Spetta al custode impedire che straripi, o almeno tentarlo perché se le Camere reiterano il voto, noncuranti del messaggio, l´art. 74 Cost. l´obbliga a promulgare i testi galeotti. Come ha esercitato tali poteri? Molto flebilmente fino all´ultimo inverno. Niente sul conflitto d´interessi che ammazza lo Stato, peggio d´un voracissimo tumore, né quando «le Loup» aboliva pro domo sua il falso in bilancio o affatturava losche norme sulle rogatorie: è affare cosmetico l´intervento tra le quinte sul dl Cirami, inteso alla fuga da Milano; il nuovo testo risulta così vago da lasciare mano libera alla Cassazione; siamole grati d´avere deciso coraggiosamente bene. Cosa bollisse sotto, lo svela un proclama televisivo l´indomani mattina. L´uomo d´Arcore rivendica una "magnificence" e relativa immunità giurisdizionale, quali aveva Re Sole. Poi ripiega su un espediente: mentre gli avvocati perdono ringhiosamente tempo, in quel suo eloquio rotto, tra piagnisteo e minaccia, lamenta che un tribunale offenda l´onore degl´italiani giudicando chi rappresenterà l´Italia, presidente d´un semestre dell´Ue; l´idea tiene banco nei 4 mesi seguenti. Presidenza banale, da routine: vi passano tutti, grossi, piccoli, minimi; e la risposta ovvia è che tra le due figure incresciose alle quali l´avere lui a Palazzo Chigi costringe l´Italia, l´unica pulita sia assolvere o condannare l´eventuale barattiere, non nascondere le accuse strangolando i giudizi.

Era d´un oppositore sui generis l´idea del salvacondotto alle alte cariche. Quando il Tribunale emette secche condanne, la ripescano trafelati forzaitalioti e ausiliari. Stavolta il Capo dello Stato non sta alla finestra: celebra i 6 mesi quasi fossero un secondo Rinascimento; fila intese trasversali; modula accorate "suasions" affinché tutti stiano al gentleman´s agreement; dopo 45 ore dal voto firma una legge indecorosa, anzi spudorata, visto il modo in cui nasce, manifestamente invalida (che poi i consulenti fingano dubbi o addirittura la dicano richiesta dall´art. 3 Cost., perché l´autentica eguaglianza tiene conto delle diversità, è commedia buffa e se non lo fosse, sarebbe una festa ragliante); concerta il clima da cui rinascerà l´immunità parlamentare. Il tutto mentre gli elettori danno segni d´un chiaro disgusto della pirateria berlusconiana. Sia chiaro: non basta torcersi le mani in preda a tormentosi buoni sentimenti; ognuno sarà giudicato su quel che fa e omette.

I cantori sciolgono inni al "moral suasor", nemmeno avesse salvato l´Italia dalla guerra civile. L´unico a ventilarla era B., eversore a man salva. Chi lo ferma? Da Salonicco sbraita d´essere fuori del calvario (500 miliardi in avvocati, altro che quei cheap favori romani). Gli spettatori sgomenti domandano come uno possa ancora fidarsi delle regole. Ai finti liberali non ripugnano i decisionismi brutali con punte malavitose. Dopo l´immunità parlamentare, avremo un ordinamento giudiziario lambiccato dal luminare leghista, procure ministeriali, codici riscritti, lotterie penali a mano politica (garantismo europeo, blaterano gl´impudenti, augurando che, ormai libero dalle rogne personali, il padrone vi metta mano); infine la scalata al Colle. Ci vuol poco a capire l´effetto sulle midolla collettive: l´uomo medio fiuta l´aria; misura i tornaconti; vistolo vincitore impunito, trae le conclusioni adeguandosi, sebbene l´abbia visto spaventosamente inetto al banco dello statista. L´impulso mimetico è determinante nell´impasto politico. Saltano agli occhi le differenze dal 1924: allora gli uomini al potere sviluppano politiche molto criticabili ma non gangsteristiche (velleità social-fasciste temperano l´arcigno costituzionalismo antiliberale elaborato da Alfredo Rocco); adesso lievita una repubblica d´affari. L´ideologia è presto detta: che gl´italiani abbiano l´età mentale media d´11 anni; il passato sia una variabile dipendente dalle tecniche del sonno intellettuale; e chi lo manipola disponga del futuro. Insegna cose poco edificanti questa nerissima storia: che il malaffare vinca; i valori morali non paghino, anzi costino cari. Ergo, navighiamo nella corrente.

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