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Dario Predonzan
Voglio, ma non posso
18 Maggio 2004
Il Carso
Il responsabile del settore territorio del WWF- Friuli Venezia Giulia esamina il piano paesistico (PTRP) per la costiera triestina. La chiave la dà Illy: “Non saranno inserite previsioni che contrastino o contraddicano gli strumenti urbanistici dei comuni interessati”.

E’ in discussione in questi giorni il PTRP (Piano Territoriale Regionale Particolareggiato), con contenuti di piano paesistico, predisposto per la fascia costiera della Provincia di Trieste, che interessa i Comuni di Duino-Aurisina, Trieste e Muggia.

Si tratta del primo tentativo di dare attuazione anche in Friuli Venezia Giulia (con un ventennio di ritardo) ad un preciso disposto della Legge 431/1985 (la cosiddetta “Legge Galasso”, poi assorbita nel D. Lgs. 490/1999).

1. Gli antefatti.

E’ bene ricordare che il Friuli Venezia Giulia fu in prima fila tra le Regioni che, nel 1985, tentarono di far annullare la 431, presentando ricorso alla Corte Costituzionale. Ne uscirono sconfitte, ma il Friuli Venezia Giulia riuscì – anche per l’ignavia del Ministero per i Beni Culturali – a far passare comunque la curiosa tesi secondo cui già con il P.U.R.G. (Piano Urbanistico Regionale Generale) del 1978 si era data, addirittura in anticipo, attuazione a quanto previsto dalla “Galasso”.

Non era vero, ma a tanti faceva comodo crederlo e così per almeno quindicennio tutto continuò come prima (cioè male).

Immeritatamente assurto al rango di “prima della classe” tra le Regioni italiane fin dagli anni ‘70, per il solo fatto di disporre di un Piano Urbanistico Regionale, il Friuli Venezia Giulia ha conosciuto infatti – in misura solo leggermente ridotta - gli stessi fenomeni di degrado territoriale tipici di altre Regioni del Nord Italia : espansione incontrollata delle aree urbanizzate a spese di quelle agricole e naturali, dispersione degli insediamenti produttivi e commerciali sul territorio (specie lungo i principali assi viari), pessima qualità architettonica dei nuovi interventi, nessun riguardo alle peculiarità dei luoghi e della loro identità urbanistica ed edilizia, ecc.

Anche il “sistema delle aree protette”, che rappresentava il fiore all’occhiello del P.U.R.G. (erano previsti 14 parchi regionali e 76 “ambiti di tutela ambientale” per una superficie complessiva pari al 30 % circa del territorio regionale), si rivelò ben presto un’esile foglia di fico. I parchi rimasero sulla carta, in quanto appunto “parchi di carta”, risolti tutti nella fase pianificatoria delegata all’iniziativa dei Comuni e privi in compenso di qualsiasi struttura gestionale, di norme, personale e fondi ad hoc.

Idem per gli “ambiti di tutela”, che disponevano di norme di tutela esclusivamente urbanistiche e sui quali la Regione non esercitava comunque alcuna reale vigilanza, essendo quindi anch’essi lasciati totalmente alla mercè della buona (che qualche volta c’era) o della cattiva (più frequente) volontà dei Comuni.

Per le aree protette fu gioco forza dotarsi di una legislazione ad hoc (varata però soltanto nel 1996, dopo asperrime lotte con le lobby contrarie – cacciatori ed agricoltori – ed i loro referenti politici trasversali agli schieramenti), riducendosi però a tutelare solo il 7 % circa del territorio con un sistema di parchi e riserve naturali “veri”, secondo i dettami della Legge-quadro statale 394/1991.

Rimaneva il problema di come garantire la tutela del resto del territorio e da questo punto di vista l’attuazione della “Galasso” restava un problema aperto.

2. Il PTRP.

L’ultima maggioranza di centro sinistra degli anni ’90 riuscì – prima di essere sconfitta alle elezioni del 1998 – a varare uno stanziamento finalizzato alla redazione di un PTRP, con contenuti di piano paesistico, per l’area costiera triestina (sottoposta da decenni al vincolo ex L. 1497/1939).

L’incarico fu affidato nei primi mesi del 2000, abbastanza controvoglia, dalla nuova Giunta di centro-destra subentrata nel ’98, ad un team guidato dal prof. Luciano Semerani.

Un nutrito gruppo di architetti, naturalisti, geologi, biologi marini e giuristi si mise al lavoro, producendo una notevole serie di analisi soprattutto per quanto concerne gli aspetti ambientali del territorio costiero (e dei fondali marini antistanti).

Il WWF, affiancato da Italia Nostra, Legambiente e Acli “Anni Verdi”, produceva nel giugno 2000 una serie di “osservazioni preliminari” al redigendo PTRP, come contributo propositivo sia per gli estensori del nuovo strumento, sia per i decisori che ne avrebbero seguito l’iter.

Articolato in una Fase 1, seguita da una Fase 2, il PTRP frutto del lavoro di Semerani & co. sconta tuttavia dei limiti strutturali evidenti : eccessiva complessità, astrusità di linguaggio in alcune parti, ma soprattutto la rinuncia a priori ad intervenire in alcune parti del territorio costiero (proprio quelle di maggiore delicatezza, in quanto oggetto di piani attuativi in itinere, derivanti da PRGC preesistenti). A questo proposito, si veda l’analisi puntuale del PTRP contenuta in un recente documento della Sezione WWF di Trieste (nel sito http://ambiente.triesteincontra.it/wwf/, che contiene anche il documento di osservazioni preliminari del giugno 2000 e molto materiale sulle altre vicende urbanistiche relative all’area triestina), frutto del lavoro congiunto di Wilma Diviacchi, Dusana Valecich e del sottoscritto.

Basti dire che praticamente nulla dice il PTRP a proposito della Baia di Sistiana, nè sul Porto Vecchio di Trieste (al centro di confusi progetti di “riuso”, che si intrecciano con la candidatura di Trieste per l’Expo 2008 e che scontano peraltro anche la mancanza di un piano regolatore del Porto – si veda in proposito l’apposita sezione del sito già citato), nè su altre zone costiere in Comune di Trieste, di Muggia, ecc.

In pratica, il PTRP viene a ridursi ad un piccolo numero di “progetti strategici”, riferiti a porzioni tutto sommato modeste del territorio costiero (la zona circostante le risorgive del Fiume Timavo e la fascia soprastante la battigia a sud della Baia di Sistiana in Comune di Duino-Aurisina, l’area dei terrazzamenti – i “pastini” – tra Trieste e Duino-Aurisina, l’area costiera più occidentale in Comune di Muggia).

Per queste zone vengono soltanto “proposti” interventi di vario genere (consolidamento di versanti franosi, ripristino o creazione di percorsi pedonali e ciclabili, di terrazzamenti e di colture agrarie tradizionali, ristrutturazione di viabilità comunale o provinciale, ecc.), con soluzioni in molti casi interessanti e migliorative rispetto alla situazione attuale.

A ciò si aggiunge un corposo insieme di norme, in pratica equivalenti ad un (buon) regolamento edilizio : prescrizioni circa l’uso di materiali, i colori degli edifici, ecc.

Il vero problema irrisolto è però il rapporto con gli altri strumenti di pianificazione, piani regolatori comunali in primis.

Sia il PRGC di Trieste, sia quello di Muggia, infatti, contengono previsioni del tutto incompatibili con una seria tutela del paesaggio.

2.1. Trieste

Va infatti ricordata l’edificazione diffusa consentita dal PRGC di Trieste (varato ai tempi della Giunta Illy, ma sicuramente gradito anche all’attuale amministrazione di centro-destra) nelle zone “turistiche” e nelle molte zone di espansione residenziale previste lungo la costa.

Merita citare ad esempio l’ignobile piano particolareggiato per il raddoppio dell’hotel “Riviera” in località Grignano - a due passi dal Parco e dal castello di Miramare – con pesantissimo impatto paesaggistico, approvato di recente anche con i voti di tutto il centrosinistra all’opposizione in Consiglio comunale, forse perchè firmato dall’ing. Giovanni Cervesi, ex assessore all’urbanistica della precedente Giunta Illy, nonchè uomo-chiave anche nella distribuzione del potere gestita dalla Giunta regionale presieduta dal “governatore” Illy ....

Per non parlare del previsto raddoppio, in piena area boscata anch’essa a ridosso del Parco di Miramare, della SISSA (scuola internazionale superiore di studi avanzati), per la quale è pronto a cominciare l’iter un altro piano particolareggiato affidato all’ing. Ondina Barduzzi, pure ex assessore all’urbanistica della Giunta Illy.

2.2. Muggia

Anche a Muggia, il piano regolatore vigente prevede massicce edificazioni “turistiche” in tutte le aree verdi costiere, sopravvissute alle devastazioni pianificate tra gli anni ’60 e gli ’80 (ma anche dopo) dalle amministrazioni di sinistra di quegli anni.

In pratica, tra massicci interramenti, nuove darsene nautiche e colate di cemento per alberghi residences, ecc. (pronti alla trasformazione in residenze vere e proprie, come sta accadendo nel celebrato Porto San Rocco, costruito con pessimo gusto estetico nel sito dell’omonimo ex cantiere navale) neppure un metro di costa rimarrebbe indenne, con l’evidente corollario di una sostanziale privatizzazione dell’intera fascia costiera.

Qui, almeno, l’iter dei piani particolareggiati appare più lento ed irto di ostacoli, sia per la reazione crescente dei cittadini (stimolati dall’efficace azione delle associazioni ambientaliste e di comitati locali), sia per divisioni interne all’amministrazione comunale di centro-destra (non certo per l’efficacia dell’opposizione di centro-sinistra, che fatica alquanto a smuoversi da posizioni di retroguardia...).

2.3. Duino-Aurisina.

L’unica “isola felice” nel desolante panorama urbanistico triestino era fino a qualche tempo fa il Comune di Duino-Aurisina (dotato di un ottimo PRGC, approvato nel 1999 dopo decenni di pessima gestione del territorio), nel quale però la nuova Giunta di centro-destra sta riportando la situazione nel solco della “normalità” italica.

Lo testimoniano non soltanto le tristi e anche turpi vicende della Baia di Sistiana – più volte trattate su “eddyburg.it” – ma anche l’opera di progressiva demolizione dello strumento urbanistico vigente, cominciata proprio sulla scia della vicenda di Sistiana e proseguita con l’infame variante “agricola”, le ulteriori varianti in arrivo, ecc.

2.4. La “devolution cementificatrice”.

In un simile contesto, è evidente che soltanto un forte strumento di tutela, sovraordinato ai piani di livello comunale, poteva permettere di impedire la prosecuzione degli scempi e la banalizzazione speculativa del territorio.

Spunti interessanti in questa direzione erano contenuti negli elaborati del PTRP di “Fase 1”, ma sono pressochè scomparsi in quelli successivi. La pietra tombale è stata però rappresentata dalla delibera di “generalità” con cui la Giunta regionale il 17/10/2003, ha avallato quanto dichiarato dal presidente Illy, e cioè che “ ... nella stesura definitiva del Piano non saranno inserite previsioni che contrastino o contraddicano gli strumenti urbanistici dei comuni interessati”.

E’ evidente il contrasto tra questa impostazione del PTRP e quanto previsto dall’art. 149 del D. Lgs. 490/1999, secondo il quale i piani paesistici sono sovraordinati rispetto agli strumenti urbanistici di livello inferiore. Concetto confermato anche dal Consiglio di Stato, con la decisione n. 1763/99 dell’8/6/1999, che concludeva un contenzioso tra la Regione Friuli Venezia Giulia ed il Comune di Trieste, innescato proprio dalle modifiche introdotte nel ’97 dalla Regione nel PRGC della Giunta Illy e motivate da ragioni di tutela paesaggistica (l’area per il raddoppio della SISSA, alcune zone residenziali lungo la costa, ecc....).

La decisione del Consiglio di Stato è stata “venduta” negli anni successivi da Illy e dai suoi come un fondamentale riconoscimento della totale autonomia comunale in campo urbanistico, contro le intromissioni indebite della Regione (quindi una vittoria del “federalismo” e della “sussidiarietà”), benchè il suo contenuto non giustifichi affatto tale interpretazione.

Nei fatti, invece, l’esito della battaglia legale tra Regione e Comune di Trieste si è risolto nell’avallo alle scelte cementificatrici del PRGC, che – come il Consiglio di Stato conferma – soltanto un piano paesistico poteva consentire di mettere in discussione. Una volta arrivato al governo della Regione, Illy si è premurato di evitare questo rischio ...

3. Conclusioni.

Il guaio peggiore è che la furia “federalista” (al di là delle pagliacciate leghiste di cui sono piene le cronache politiche nazionali) trova convinti e determinati esecutori ad ogni livello amministrativo e – come si vede – del tutto trasversali agli schieramenti politici.

Infatti, proprio la falsa lettura della citata decisione del Consiglio di Stato sul PRGC di Trieste, viene usata da anni per legittimare la rinuncia della Regione Friuli Venezia Giulia a qualsiasi serio intervento sui PRGC e ad ogni velleità di pianificazione d’area vasta (paesistica o d’altro genere) degna di questo nome.

Quella lettura è infatti, dichiaratamente, la base di partenza della “riforma urbanistica” che la nuova Giunta regionale di Riccardo Illy ha in programma di portare a termine (utilizzando per di più come testo di riferimento la bozza di legge predisposta - con la leghista Federica Seganti assessora alla pianificazione territoriale - dalla precedente Giunta di centro-destra).

Certo, non è questo l’unico esempio di come forze e ceti politici di “centro-sinistra” finiscano per fare propri valori e scelte tipici della destra. Non è neppure una sorpresa che proprio l’urbanistica e le scelte sulla gestione del territorio rappresentino, purtroppo, un terreno privilegiato di queste “trasversalità”. Rimane il fatto che ciò avviene nel momento in cui anche i pochi presidi esistenti a livello normativo vengono meno (si pensi al passo indietro compiuto, proprio in materia di paesaggio, con il “Codice Urbani” rispetto al D. Lgs. 490/1999), con il che anche le speranze di contrasto sul piano delle azioni legali vengono assai ridimensionate.

Resta solo la speranza in una decisa reazione dei cittadini, come l’esempio citato di Muggia sta a testimoniare. Basterà

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