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Edoardo Salzano
Risposta a una lettera del Sindaco di Ravello
23 Marzo 2004
Ravello
Una e-mail del Sindaco di Ravello, Secondo Amalfitano, mi è servita per precisare ulteriormente il mio punto di vista con questa risposta del 29 gennaio 2004.

Caro Sindaco,

la sua lettera di domenica scorsa mi sembra abbastanza strana. In fondo non bisognerebbe rispondere a chi apre la sua comunicazione accusando l’interlocutore (ma meglio sarebbe parlare di bersaglio) di “mix straordinario di spocchia e volgarità”. Le rispondo perché mi pare che la sua lettera riveli equivoci che non so chi e cosa abbia provocato, ma ai quali sono totalmente estraneo.

Lei cita a lungo i molti meriti dell’amministrazione di Ravello. E chi li nega? Io certamente no. Non conosco i progetti di cui lei parla, ma mi sembrano esprimere un orientamento interessante, che condivido. Ma né il mio intervento, né il successivo articolo sul Corriere del Mezzogiorno, né l’appello che ho firmato, e neppure gli interventi nel mio sito esprimono disprezzo o critica verso la politica del Comune di Ravello. Salvo su un punto. Sarà lecito criticare un intervento, se lo si ritiene sbagliato?

Ho scritto (già sul mio sito) e ho detto che critico (avvalendomi della facoltà che la Costituzione mi garantisce) due aspetti della questione. Che su una (l’improprietà dell’intervento in quel luogo) comprendevo che potevano esserci posizioni diverse, ma la mia era quella che ho esposto. Sono eccessivamente conservatore? Ho troppo poca fiducia nelle capacità di inserimento nel paesaggio degli operatori di oggi? Sbaglio a pensare che le risorse collettive dovrebbero essere impiegate diversamente, finanziando il restauro dei luoghi già belli e e la trasformazione dei luoghi ancora brutti? Può essere. Ma sarà pure lecito esprimere un’opinione, dopo aver pazientemente ascoltato quelle altrui?

Nell’ambito di questa mia opinione (che per il vero ho manifestato, a Ravello e sul Corriere, in modo molto sobrio e contenuto) ho anche sottolineato le affermazioni che lei stesso aveva fatto a proposito di due punti: il fatto che Niemeyer abbia regalato solo un bozzetto e non un progetto, e che questo lo abbia redatto (sia il preliminare sia l’esecutivo) l’architetto Zeccato; e che il grande architetto brasiliano non abbia mai soggiornato a Ravello. Non avrei neanche citato il primo punto se non fosse che tutta l’ammuina a difesa del progetto è stata provocata dal fatto che si voleva ostacolare una “opera di Niemeyer”. Al secondo punto (il non avere Niemeyer respirato l’aria e percorso i sentieri di Ravello) attribuisco invece un’importanza maggiore. Conferma il mio dubbio sul fatto che non sia l’architetto giusto per un intervento in quel luogo e in quel paesaggio. A mio parere, più il sito è ricco di qualità e di consolidati valori più il progetto di trasformazione deve nascere dal luogo, dalla comprensione vissuta delle sue regole. Ma. Le ripeto, esprimo un’opinione personale, alla quale altre possono legittimamente essere opposte senza che io consideri ciò scandaloso.

Ma il punto che a me premeva e preme sottolineare, e che in effetti ho sottolineato in tutti i miei interventi, è un altro: quello della illegittimità sostanziale dell’intervento, e del grave rischio che si corre procedendo con procedure derogatorie: dalla interpretazione distorcente alla legge ad personam.

Mi creda se le dica che il decreto sugli standard e il piano urbanistico territoriale li conosco entrambi molto bene. Alla formazione del primo ho collaborato personalmente, ed ero “interno” al Consiglio superiore dei LLPP quando in quelle stanze (e in quelle vicine della Direzione generale dell’urbanistica) si discuteva e si decideva. So bene che una struttura per gli spettacoli (e sia pure per spettacoli nobili e culturali) non fanno parte di quelle attrezzature di quartiere, o di vicinato, o – come poi scrisse il legislatore – “locali” cui fa riferimento il PUT. E basta che lei stesso legga l’articolo delle norme del PUT che si riferiscono alla zona in cui ricade il sito dell’auditorium per verificare che l’auditorium non è presente tra le altre attrezzature minuziosamente previste, e consentite, dal PUT. Che conosco benino non solo per averlo seguito a suo tempo come presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, ma per averlo ristudiato come commissario ad acta per il PRG di Positano e come collaboratore alla progettazione del PTCP di Salerno.

Mi rendo conto che porre la questione della legalità turba molto chi, come lei scrive, “mangia legalità a colazione, pranzo e cena”, ma a me turba invece enormemente che la questione della legalità - sulla quale nessuno, e neppure lei, ha replicato alle mie critiche - venga totalmente trascurata da persone che conosco, rispetto e stimo, come un paio di quelli che la fiancheggiavano nella trasmissione di RAI3.

Nella speranza di aver contribuito a chiarire qualche equivoco la saluto

P.S. – Non pubblico sul mio sito la sua lettera perché ho l’impressione che sia stata scritta sotto una forte spinta emotiva, e penso che si sarà pentito di alcune affermazioni davvero pesanti e prive di qualunque appiglio nei fatti. Mi rendo conto che in questo modo i miei lettori non troveranno molto chiara la mia risposta, ma non vorrei aumentare il suo disagio.

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