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Francesco Vastarella
Realacci: "Auditorium? Accuse ingiuste: occasione unica per Ravello"
12 Settembre 2006
Ravello
Disinformazione. Depistaggio mediatico. Scende in campo la retorica dell’ambientalismo riformista e amico del progresso e della bellezza. Da Il Mattino, 10 settembre 2006 (m.p.g.). E una postilla

Nella sfortunata ipotesi che non si riuscisse a costruire l'auditorium, sarebbe un danno per tutta l'Italia e la Campania. La magica Ravello sopravviverebbe, ma avrebbe perso un'occasione per essere all'altezza della sua storia e puntare su un futuro ancora migliore».

Parole di un ambientalista doc, Ermete Realacci, deputato della Margherita e presidente della commissione Ambiente della Camera. Realacci, ex presidente nazionale di Legambiente, è tra i firmatari del documento a sostegno dell'auditorium, e componente del Consiglio generale di indirizzo della Fondazione Ravello.

Sarà strano per un ambientalista trovarsi dall'altra parte della barricata? Lei a favore dell'auditorium, contro il Comune e un gruppo di intellettuali e ambientalisti.

«L'auditorium progettato da Oscar Niemeyer, stiamo parlando di uno dei più importanti architetti viventi - non è la stessa cosa del mostro del Fuenti o di Punta Perotti, contro i quali io e tanti altri ci siamo battuti per decenni. L'auditorium è un'opera delicata, un gioiello che si integra con il gioiello ambientale che è Ravello. Un progetto che ha la massima attenzione alla particolarità del territorio».

Allora, perché s'è scatenata tanta contrarietà?

«Essere ambientalisti non vuol dire essere contro tutta l'opera dell'uomo e pensare che nulla deve cambiare. L'Italia non sarebbe quella che è se nei secoli passati l'enorme fatica dell'uomo non avesse messo mano a Venezia o ai tanti borghi che ci sono nei parchi italiani, che sono un tesoro proprio perché hanno consentito alla natura e alle realizzazioni dell'uomo di convivere senza turbare gli equilibri che noi dobbiamo tutelare. Anche Ravello non sarebbe quel che è se l'uomo non si fosse integrato con la bellezza di Villa Cimbrone o Villa Rufolo. Certe opposizioni all'auditorium agitano problemi validi in altre sedi, infondati e con strumentalizzazioni retoriche assurde nel caso di Ravello».

È di queste ore il ricorso da parte del Comune contro il commissariamento. Lei perché dice opposizioni infondate se anche la nuova amministrazione è contraria?

«Non entro negli aspetti formali e giudiziari, non so che possibilità ha il ricorso del Comune di essere accolto dal Tribunale amministrativo regionale. Mi riferisco piuttosto alle opposizioni di chi lo fa nel nome di un ambientalismo che tale non è. Devo dire che in questi mesi ho più volte avuto occasione di constatare che tra chi contesta c'è chi non sa neppure dove viene realizzata l'opera, dimentica che si tratta di una struttura alta appena undici metri. C'è chi ignora che quella stessa area sarebbe stata destinata a parcheggio, pensate un po' che alternativa. Ricordo un dibattito radiofonico, il mio interlocutore dall'altra parte diceva che l'auditorium danneggiava la Penisola sorrentina mentre siamo sulla Costiera amalfitana. Insomma, è molto più facile impedire che le cose si facciano piuttosto che farle e controllare che si facciano senza toccare gli equilibri ambientali».

E lei è più che convinto che a Ravello si debba fare nonostante le opposizioni?

«È il peggiore di tutti l'ambientalismo che ritiene tutto immutabile e che la natura non possa essere in alcun modo toccata. Penso a Ravello e ricordo le tante polemiche sull'auditorium di Roma, gli attacchi che dovette subire l'allora sindaco Francesco Rutelli, anche se poi a inaugurarlo fu Walter Veltroni. Mi chiedo quanti, di quelli che si opposero, oggi avrebbero il coraggio di fare la stessa cosa alla luce della riuscita dell'opera sia dal punto di vista dell'architettura di qualità che di gestione. Insomma, dobbiamo combattere gli scempi, non si possono fare assurde battaglie contro i progetti che puntano al bello».

e dovesse prevalere la volontà di chi è contrario?

«Mi auguro proprio di no. Già si rischia di perdere le risorse disponibili per quest'opera particolare e importante per il futuro di Ravello. Io ricordo sempre le parole di Niemeyer, me le sono scritte e le porto con me: ciò che conta non è l'architettura, ma la vita, gli amici e questo mondo ingiusto che dobbiamo cambiare».

Postilla

Apprendiamo che ci sono legislatori per i quali la legittimità è un argomento così marginale da non essere neppure citato.

In eddyburg su Ravello.

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