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Paolo Berdini
Ricucci style. La città dietro la speculazione
9 Febbraio 2006
Articoli del 2006-2007
Intrecci tra vicende finanziarie e speculazione sulla città, in un articolo sul n. 2 (febbraio 2006) del mensile Carta

Il coinvolgimento del vertice Unipol nella speculazione finanziaria del 2005 sta provocando un salutare ragionamento sul mantenimento di un profilo etico da parte della sinistra nei suoi rapporti con il mondo economico e dell’impresa. Speriamo che in tempi brevi anche l’atteggiamento culturale sui problemi delle nostre città sia analogamente sottoposto ad un severo giudizio critico al fine di ritrovare un profilo pubblico nelle trasformazioni delle città non condizionato dalla rendita fondiaria e ricostruire così una cultura riformatrice nuova.

Sono due le motivazioni che impongono questa revisione critica. La prima è di carattere strutturale, poiché la grande saga dell’estate finita in questi giorni sotto il vaglio della magistratura vede protagonisti e alleati spregiudicati finanzieri e operatori del mercato edilizio. Una volta sarebbero stati chiamati speculatori; oggi si chiamano immobiliaristi. Non deve essere un caso che in quest’ultimo periodo si siano crete enormi plusvalenze economiche nel comparto edilizio. Il sistema Italia è come noto caratterizzato da gravi segni di perdita di competitività dei comparti produttivi mentre si riduce la quota di mercato delle aziende incapaci per dimensione e caratteristiche a collocarsi nel segmento dell’innovazione tecnologica.

In questo quadro sconfortante, il comparto del mattone non solo resiste, ma ha fatto incamerare ricchezze così gigantesche da consentire ad alcuni di questi speculatori di ambire a delineare una nuova classe dirigente del paese. E, ricordiamo, è stato solo per un caso che non è riuscita nella scalata al cielo. Chiediamoci dunque quali siano i motivi che hanno consentito alla speculazione edilizia di guadagnare somme vertiginose.

Il primo gruppo di cause risiede nei sistematici provvedimenti legislativi varati dal governo Berlusconi cu cui Carta si è più volte occupata. Riprendiamone solo i titoli, rinviando ai precedenti articoli per gli approfondimenti. Con il provvedimento a favore del rientro dei capitali illegalmente esportati sono stati fatti rientrare oltre 70.000 milioni di euro, un quinto del prodotto interno lordo del sistema italia! Il successivo provvedimento di vendita del patrimonio immobiliare pubblico ha creato una linea di investimento privilegiato a quegli ingenti capitali. Il condono edilizio ha ulteriormente dirottato verso il comparto edilizio le attenzioni degli investitori. Il taglio della finanza locale ha infine irreversibilmente spinto le attenzioni delle amministrazioni locali verso la valorizzazione immobiliare. E’ infatti noto che la legge sulla cartolarizzazione degli immobili pubblici prevedeva espressamente che una parte delle plusvalenze realizzate nel comparto urbano tornassero nelle esangui casse dei comuni.

Ma è il secondo gruppo di cause a preoccupare ulteriormente e a rendere indispensabile l’apertura di una fase di riflessione critica. Insieme al disegno d’insieme delineato dal governo Berlusconi, a livello locale –e la maggior parte dei comuni sono governati dalla sinistra- nel campo del governo del territorio è andata avanti la sostanziale cancellazione dell’urbanistica lasciando spazio al trionfo della iniziativa privata. A parte alcune regioni più rigorose, sono sempre meno i comuni che disegnano il futuro urbano attraverso lo strumento del piano regolatore. La maggior parte ha dato il via ad una vertiginosa fase di contrattazione urbanistica che si basa su una millantata e inesistente impresa privata.

Di quali ingredienti fosse costituita questa impresa ce lo dicono i verbali della Guardia di Finanza che ha indagato sui rapporti tra “l’immobiliarista” Ricucci e il presidente della potentissima Confcommercio Sergio Billè.

La Guardia di Finanza scopre che l’edificio di via Lima a Roma viene valutato il 29 dicembre 2004 12,4 milioni di euro, quando passa dall’Immobiliare Il Corso di proprietà di Fiorani alla Magiste Real Estate di Ricucci. Il valore è basso per la zona, una dei quartieri più signorili della capitale, e viene motivato con il fatto che l’edificio è abitato da inquilini e per averne piena disponibilità bisogna liberarlo. Niente paura, la liberalizzazione selvaggia del mercato dell’affitto ha spianato la strada alla proprietà immobiliare e tempo qualche mese e l’intraprendente e ben introdotto Ricucci riesce a liberare l’immobile. Gli inquilini vengono allontanati il 26 gennaio 2005. Appena due mesi dopo la Magiste R.E vende l’intero edificio alla Magiste Real Estate Property per un valore di 35 milioni. A suggello della spericolata conduzione sempre nel 2005 la Confcommercio firma un contratto di acquisto dell’immobile per un importo (comprensivo del costo di ristrutturazione) di 60 milioni di euro.

Con l’urbanistica fai-da-te la proprietà immobiliare decide la migliore destinazione d’uso a prescindere dai piani regolatori; può cacciare di casa famiglie di residenti in pochi mesi. E in questo modo i trafficanti di immobili possono dunque realizzare in pochi mesi plusvalenze pari a 50 milioni di euro. Plusvalenze di importo simile a quelle guadagnate con la speculazione finanziaria e –come essa- non producono un posto di lavoro aggiuntivo. Durante i cinque anni del governo delle destre l’Italia si è affermata come il paradiso della speculazione. Tocca al fronte progressista dimostrare che c’è un altro futuro.

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