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Tasse moderne
25 Novembre 2008
Articoli del 2006-2007
Con una lettera di Elio Pillai e una replica di Pierluigi Sullo prosegue, su il manifesto del 24 agosto 2007, la discussione sulla tassa per l'uso rapace delle coste sarde

«Chi siete?»... «Quanti siete?».... «Cosa portate?»... «Uno scellino»... diceva meccanicamente, senza guardare, un uomo seduto dietro un tavolino fuori dalla

città, occupato a fare i conti sulle tasse che faceva pagare a tutti coloro che gli passavano davanti. Chi non ricorda l'immagine del bellissimo e divertente film di Benigni e Troisi, ambientato nel medioevo. Erano le tasse dell'epoca, che pagavano viandanti e commercianti che si spostavano da una zona a un altra. Mio padre, con i suoi fratelli che di mestiere facevano is carrettoneris, i carrettieri, erano quelli che trasportavano merci dal centro Sardegna verso le città. Mi raccontava che all'ingresso della città c'era il dazio. La legge Soru, impropriamente detta «tassa sul lusso», mi ricorda,in parte queste immagini e per certi aspetti mi fanno anche pensare a qualche residuo pensiero ancestrale, dell'odio verso su strangiu, in italiano «lo straniero». «Il pericolo viene dal mare e non potendo fare altro facciamo pagare le tasse a tutti coloro che provenendo da quella direzione con mezzi navali, ormeggiano le barche nei nostri porticcioli. Magari comprano anche la casa in Sardegna per trascorrere le proprie vacanze». Si racconta che queste entrate verranno utilizzate per risanare l'ambiente degradato dagli innumerevoli e incalcolabili danni creati dalla speculazione edilizia sulle nostre coste. Giusto! Chi fa danni all'ambiente paghi. Ma che a pagare siano tutti. Ma davvero tutti. Tutti coloro che ieri e oggi, sardi e continentali, hanno danneggiato e degradato le coste della Sardegna. Intere zone cementificate e rubate alla collettività da imprenditori sardi senza scrupoli, alla pari di imprenditori provenienti dalla «terraferma», diciamo anche con il consenso delle amministrazioni locali: le hanno sottratte non ai sardi, ma al mondo civile, all'ambiente al paesaggio, alle generazione di oggi e di domani.

Caro Pierluigi Sullo, quest'estate sono stato a Costa Rei, Villassimius, e due giorni nella zona che va da Siniscola a Capo Codacavallo, dovresti vedere lo scempio,hanno costruito sugli alberi. Ma come è potuto accadere questo scempio?... Saranno tutte case abusive? No... non lo sono. In alcune di queste zone sono state costruiti alberghi di sindaci (sardi). Dovresti fare una ricerca seria su ciò che sta avvenendo nelle nostre coste. La sinistra ha esultato sulla legge Soru sul lusso, ma se è sul lusso e non vuole essere una legge razzista, perché questo lusso non lo pagano tutti? I sardi proprietari di ville al mare così come di costosissime barche, perché non dovrebbero pagare anche loro la tassa?

Elio Pillai, Prc Sardegna

Caro Elio Pillai, questa estate sono stato a Santa Teresa di Gallura, dove esiste una città morta di seconde case equivalente (in volumi) alla città vera, quella degli abitanti. Dico città morta, perché porte e finestre si aprono un paio di mesi l'anno: ma le case, costruite in un improbabile stile «mediterraneo» un po' copiato dalla Grecia delle cartoline e un po' dai telefilm californiani, restano lì, con il loro inesorabile cemento, dodici mesi l'anno. E certo a fare il disastro è stato l'ormai ex sindaco diessino, e architetto (guarda un po'), ma a portarsi via i profitti sono stati in moltissimi casi palazzinari del nord: se si osservano le targhe delle auto della gente in vacanza si vedranno blocchi etnici: trentini, ad esempio, perché chi ha costruito ha poi venduto a suoi compaesani. Bene, questo è lo stato delle cose, in moltissime aree dell'isola che tu e io (da strangiu) amiamo. Sandro Roggio, urbanista sassarese che su queste pagine ha replicato a un'altra lettera critica con la legge Soru di Andrea Pubusa (che come impone la cultura delle vecchia sinistra invoca lo stato), ha scritto per il mensile di Carta tuttora in edicola un ampio articolo proprio su questo disastro (quindi un po' di ricerca l'abbiamo fatta anche noi). Perciò, a parte la tua passione per la libera circolazione delle merci, bisognerebbe considerare la tassa sulle seconde case come parte integrante del Piano paesistico sardo, che proibisce di costruire più alcunché vicino alla costa: da una parte si salva il salvabile, dall'altra si cercano risorse sostitutive a quelle che i comuni ottenevano moltiplicando le concessioni edilizie (e peraltro chi paga quella tassa sa che la sua seconda casa varrà di più, se non si potrà costruire più nulla). Quanto infine all'eguaglianza tra sardi e non, mi pare di ricordare che esistano le discriminazioni positive: la tassazione progressiva, ad esempio, per cui i più ricchi non solo pagano di più in assoluto, ma anche in percentuale. Altrimenti, si dovrebbero abolire le tariffe agevolate, su traghetti e aerei, per i residenti in Sardegna.

Pierluigi Sullo

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