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Giovanni Valentini
Ravello città della musica
7 Dicembre 2004
Ravello
Peccato che Valentini, dopo aver partato della spaccatura sulla valutazione dell'auditorium di Niemeyer proposto a Ravello, si dimentichi di spiegare le ragioni del contendere, e dia voce solo a una delle parti. La decisione di B. di eliminare la par conditio è già diventata operativa su la Repubblica? (del 5 dicembre 2004). In calce una mia postilla

RAVELLO - Dal belvedere mozzafiato di Villa Rufolo, la terrazza a sbalzo nel vuoto dove si tengono durante l´estate i concerti di musica classica a Ravello, lo sguardo si perde sullo spettacolo naturale della costiera amalfitana, fino alla linea dell´orizzonte che delimita il mare. Ora, nella stagione invernale, il turismo cade in letargo. Ma la "Città della Musica" coltiva un sogno che in un futuro prossimo venturo potrebbe rianimarla per tutto l´anno: quello di un Auditorium da 400 posti, progettato dall´architetto brasiliano Oscar Niemeyer e diventato inopinatamente il pomo di un´assurda discordia fra le associazioni ecologiste.

Méta abituale di un turismo colto e raffinato, incastonata come una perla a 350 metri d´altezza fra le colline dell´entroterra e il Tirreno, prodiga di monumenti e ville storiche, Ravello gioca oggi la "scommessa della qualità italiana" come antidoto al declino nazionale, di cui il nuovo presidente della Confindustria, Luca Montezemolo, non vorrebbe neppure sentir parlare. E così il Comune, la Provincia e la Regione, con il sostegno del Monte dei Paschi, hanno costituito una Fondazione che, nell´ambito del celebre Festival, promuove un "meeting" annuale a cui partecipano i maggiori esperti della materia: produttori, imprenditori, studiosi e ambientalisti. Da qui parte, dunque, il nostro viaggio nell´Italia di Qualità, alla ricerca di quel "modello" evocato dal presidente Ciampi, fondato sulla "ricchezza e varietà del patrimonio culturale", un esempio unico al mondo, in grado di coniugare i rapporti sociali ed economici con la tradizione e l´innovazione.

"Per dare uno sviluppo duraturo e sano al Paese - si legge nella "Carta di Ravello", una sorta di manifesto programmatico della Fondazione - dobbiamo fare appello alle sue risorse più preziose". E´ una Santa Alleanza che, sotto il segno della qualità, chiama a raccolta le Reti territoriali, "una delle più originali occasioni di riscoperta delle risorse naturali, storico-culturali, enogastronomiche e artigianali"; il mondo delle imprese e del credito, "a partire da tutti coloro che per competere nella dimensione globale hanno scelto di fare leva sulla vocazione italiana all´eccellenza"; e infine la società civile che "su strade non convenzionali ha saputo orientare grandi energie proprio verso la ricerca della qualità" nell´ambiente o nei servizi di assistenza. In questo variegato "cartello", si ritrovano perciò soggetti e personaggi di estrazioni anche molto diverse: dall´Associazione Città del Bio, e poi del pane, del vino, dell´olio, del miele o del tartufo, all´Associazione dei Paesi dipinti e dei Borghi più belli d´Italia; dall´amministratore delegato di Unicredito, Alessandro Profumo, all´industriale delle scarpe Diego Della Valle e al presidente dei Giovani imprenditori, Anna Maria Artoni.

In che cosa consiste, concretamente, questa mitica "qualità italiana"? E´ un dono della natura, un´eredità della storia, un prodotto dell´uomo e magari anche della donna? «La qualità si vede, si sente, si annusa, si gusta e si tocca», elenca il sociologo Domenico De Masi, grande affabulatore e presidente della Fondazione Ravello. C´è dentro, insomma, di tutto e di più: il paesaggio, la cultura, l´arte, la musica, il design, la moda, i profumi, gli odori e i sapori, tutti i prodotti di un "made in Italy" che forse a questo punto converrebbe ribattezzare "made in Quality".

«Dalla produzione di beni materiali in grandi serie - argomenta De Masi - i Paesi più progrediti stanno passando alla produzione di beni immateriali: informazioni, simboli, valori, estetica. Tutto il resto ormai lo producono le macchine oppure il Terzo Mondo». Nella visione cosmica del sociologo, il pianeta si divide in tre grandi aree: i produttori di idee; i produttori di beni materiali, come Taiwan, Singapore, la Russia o il Brasile; e i produttori di materie prime. Rispettivamente il reddito medio pro-capite corrisponde a 20-30 mila dollari all´anno nella prima area; arriva fino a 7-8 mila nella seconda e si ferma a 100 nella terza. E di conseguenza, il costo orario del lavoro va da zero a 25 dollari.

Con uno standard appena inferiore ai massimi, l´Italia - spiega il sociologo - è incastrata: «Noi possiamo produrre solo beni da primo mondo». Ma per fare questo su scala nazionale occorrono tante "fabbriche delle idee", università di alto livello, scuole di eccellenza, laboratori, centri di ricerca. Nel frattempo, con il suo Festival estivo, la Fondazione e domani magari l´Auditorium, Ravello cerca di fare la sua parte offrendo un "pacchetto" che riunisce tre requisiti: «Una vacanza di qualità, un contesto urbano di qualità, una rete di persone di qualità».

E´ così che questo paesino di 2.500 anime viene invaso ogni anno - secondo i dati dell´Azienda di soggiorno - da un esercito di circa 120 mila turisti, più stranieri che italiani, richiamati dai concerti all´aperto, dagli spettacoli e dagli altri eventi culturali, con le punte più alte da maggio a settembre. L´insufficienza di sale chiuse e capienti impedisce però di proseguire oltre. Con l´Auditorium di Niemeyer, invece, il Festival potrebbe continuare anche d´inverno e la stagione dei congressi allungarsi a dodici mesi, a vantaggio degli alberghi, delle pensioni, delle camere in affitto, dei bar e dei ristoranti. E a trarne beneficio sarebbe, ovviamente, tutta la comunità locale.

Sono passati quattro anni ormai da quando l´architetto brasiliano ha consegnato il suo progetto, regalandolo alla città con tanto di plastico in scala. Il terreno è stato individuato. I fondi (18,5 milioni di euro) sono stati stanziati e sono già disponibili. Ma l´opposizione di Italia Nostra, preoccupata dell´impatto ambientale, ha bloccato finora l´inizio dei lavori con un ricorso che è stato accolto dal Tar di Salerno. A favore dell´opera, insieme agli amministratori locali, si sono schierati invece Legambiente, il Fai e il Wwf in una paradossale diatriba che ha spaccato il fronte ecologista.

Ora la "Città della Musica" aspetta il responso del consiglio di Stato per rilanciare il suo "programma di qualità" 365 giorni all´anno. In un comune che registra più di ottocento domande di condono, affacciato su una costa devastata dalla speculazione edilizia, non sarà verosimilmente il moderno Auditorium di Niemeyer a deturpare il paesaggio. «Anzi - replica il sindaco della Margherita, Secondo Amalfitano - l´opera servirà a restituire dignità architettonica a uno degli angoli più panoramici, ma anche più degradati di Ravello». L´alternativa, del resto, è che un gruppo di privati - in opposizione al Comune, alla Regione e alla Comunità montana - costruiscano su questo stesso terreno un parcheggio di loro proprietà e per il loro personale profitto.

Allo "spirito di Ravello", dopo una riunione trasversale dei Governatori tenuta qui nei mesi scorsi, s´è richiamato recentemente anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, come a una fonte d´ispirazione e di concordia. «Questo - dice ancora il sindaco - è un contenitore ideale delle qualità italiane, rappresenta un luogo e un momento unificante». E in una prospettiva più nazionale il suo collega di partito, Ermete Realacci, deputato della Margherita e presidente onorario di Legambiente, uno dei promotori della Carta di Ravello, professa un "patriottismo dolce" avvertendo proprio da qui che «la scommessa politica del nuovo Ulivo sarà quella di coniugare modernizzazione e competitività».

Postilla

Valentini dimentica di dire che l'opposizione non è solo di Italia Nostra, e che l'unico motivo di opposizione non era "l'impatto ambientale", ma una serie molto più ricca di ragioni. Tra queste, dirimente era per alcuni (me compreso) quella della palese illeggittimità dell'intervento. L'illeggittimità era già stata rilevata dal TAR in occasione della presentazione del nuovo PRG, che difatti non fu mai approvato. Ne ha preso atto di nuovo il TAR alla deliberazione del progetto. La ripetuta pronuncia del TAR è stata convalidata in prima istanza dal Consiglio di Stato, che ha negato al Comune la sospensiva. E' stata implicitamente riconosciuta da quanti (Bassolino, Di Lello) hanno dichiarato che cambieranno la legge pur di far fare l'auditorium.

Se la legge non mi va bene la ignoro, la scavalco, e se non mi riesce ne faccio un'altra che mi vada bene. E' un bell'esempio che i pubblici poteri danno, in una regione infestata dalla camorra! (es)

Sullo stesso argomento:

Eddytoriale n. 35 del 19 gennaio 2004

Eddytoriale n. 42 del 2 maggio 2004

e molti altri scritti nella cartella

SOS -SOS - SOS / Ravello

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