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Francesco Erbani
Padova, il Fai restaura Villa Vescovi
2 Marzo 2007
Articoli del 2006-2007
Un'isola di bellezza in un territorio sotto l'attacco della speculazione. Da la Repubblica, 2 marzo 2007 (m.p.g.)

Villa dei Vescovi, una delle più pregiate ville venete, da due anni di proprietà del Fai (Fondo per l´ambiente italiano), verrà integralmente restaurata. È un baluardo che l´associazione presieduta da Giulia Maria Crespi mette nel cuore del Veneto, il cui paesaggio rischia l´estinzione a causa di un consumo di suolo dissennato. La Villa, che si trova nei Colli Euganei, fu acquistata da Vittorio Olcese nel 1962 e nel 2005 Maria Teresa e Pier Paolo Olcese l´hanno donata al Fai. Ieri è stato illustrato il progetto di restauro curato da Christian Campanella, mentre Domenico Luciani si occuperà del riordino paesaggistico (la villa è su un´altura, circondata da vigneti, orti e frutteti). Finiti i lavori, il Fai vuole che l´edificio diventi un «pensatoio», un luogo dove andare a leggere, a prendere un tè, a meditare, un po´ come è sempre stato nella sua storia.

Villa dei Vescovi fu costruita fra il 1529 e il 1538 da Giovanni Maria Falconetto. Ispiratore fu il grande umanista Alvise Cornaro, protettore di artisti e di filosofi, che qui ospitava, e cultore di agronomia. Cornaro e Falconetto seguirono i modelli costruttivi dell´antica Roma. I riferimenti più diretti furono Raffaello, Baldassarre Peruzzi e Giulio Romano, che ha pure collaborato al bugnato che decora l´esterno. Il vero capolavoro all´interno della villa sono gli affreschi di Gualtiero Padovano e di Lamberto Sustris. L´eccellenza è raggiunta nella riproduzione dei paesaggi euganei, che danno l´illusione di far scomparire le pareti e di aprire gli ambienti della villa allo spettacolo della natura.

Il restauro di Villa dei Vescovi contrasta i segnali che vorrebbero i Colli Euganei, ancora in buona parte integri, trasformati in qualcosa di simile alla marmellata edilizia di altre aree del Veneto. Ad Arquà, di fronte alla casa in cui morì Francesco Petrarca, uno sbancamento dovrebbe accogliere 20 mila metri cubi di costruzioni. La magistratura ha sequestrato il cantiere, ma ora si sente dire che potrebbe riconsegnarlo agli immobiliaristi. Contro l´insediamento si è schierato persino il presidente della Regione, Giancarlo Galan, che invece sostiene il progetto di un ascensore che svuoterebbe il Colle della Rocca a Monselice con un buco largo 30 metri quadrati, dal quale sarebbero estratti e poi venduti 4.500 metri cubi di trachite. Secondo Gianni Sandon, del Comitato difesa dei Colli Euganei, l´ascensore serve solo a evitare un´incantevole passeggiata verso la vetta di un colle alto 120 metri. Novantamila metri cubi di edifici incombono invece sulle Valli Selvatiche, a Battaglia Terme, un´area circondata da canali di bonifica del Cinquecento, e compresa fra la Villa Selvatico, issata su una collina, e la Villa Emo, costruita da Vincenzo Scamozzi.

Le minacce ai Colli Euganei giungono nonostante sia attivo un Parco regionale, accusato da molti di scarsa efficienza. Negli anni scorsi fu redatto da Roberto Gambino un rigoroso piano ambientale. Ma dal 2002 sono state approvate 138 varianti per nuove costruzioni. Da tempo è previsto un progetto per le Ville, ma di esso non si sa nulla. Proprio in questi giorni si è insediato il direttore del Parco, Nicola Modica, dopo due anni di vacatio. Ma, denuncia Sandon, nel suo curriculum figura soprattutto il lavoro svolto come poliziotto.

Presentando il restauro, Giulia Maria Crespi ha denunciato il degrado del paesaggio veneto ed ha chiesto che le Soprintendenze, tutte non solo quelle venete, siano rimesse in grado di svolgere la tutela. Le ha risposto il sottosegretario ai Beni culturali Danielle Mazzonis. Il ministero, ha detto, vuole invertire la rotta degli ultimi cinque anni. «Sono pronti 32 milioni di euro, più altri 79 in tre anni per far fronte alle emergenze», dice Mazzonis, «verranno assunti 3 mila precari e stanno per partire i concorsi per 40 soprintendenti». Altro impegno del ministero, assicura il sottosegretario, è la riforma del Codice Urbani rendendo vincolante la partecipazione delle Soprintendenze alla pianificazione paesaggistica delle Regioni. Un modo per evitare che di casi Monticchiello o Mantova ci si accorga quando i cantieri sono già aperti.

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