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Gianfranco Ravasi
Miniera di diamanti
9 Novembre 2006
Articoli del 2006-2007
Da l’Avvenire, il giornale della Commissione episcopale italiana, nel “mattutino” dell’8 novembre, un appello che forse raccoglierà qualche eco in settori non percorsi dalle invettive cederniane

L'Italia è come un signore che sa di avere sotto il suo campo una miniera di diamanti, ma preferisce coltivarci sopra patate e costruirci capannoni.

È difficile smentire questa considerazione dell'ex-ministro francese della Cultura, Jack Lang. Il patrimonio culturale che i nostri padri ci hanno lasciato è sterminato. Purtroppo, però, soprattutto in epoca recente, essi hanno avuto come eredi dei veri e propri stupidi o barbari che hanno cominciato allegramente a sfregiare quel lascito, a coprirlo di capannoni e di orridi edifici, a calpestarlo con disprezzo. Ormai questo lamento sulla devastazione ambientale e monumentale, spesso persino avallata da leggi insensate, è diventato un luogo comune che talora è bollato come maniacale.

È così che si abbassa progressivamente lo stile di vita, che si trovano giustificazioni per gli scempi edilizi o per gli orridi graffiti urbani, che ci si disinteressa di arte e di musei a partire già dalla scuola, protesa solo su Internet e sull'inglese. La corruzione non è solo una questione di etica ma anche di estetica: il Nobel messicano Octavio Paz (1990) affermava che un popolo comincia a guastarsi quando corrompe la sua grammatica e il suo linguaggio. Banalità, volgarità, stupidità che ci assediano sono il segno della perdita non solo del senso del bene ma anche del bello. La bruttezza delle città e delle cose genera anche brutture e brutalità morali. La degenerazione nello stile di comportamento trascina con sé un calo dei valori e della dignità umana. Per questo è necessario riscoprire i veri diamanti della cultura, della spiritualità, della bellezza.

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