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Oliviero Beha
L'auditorium della discordia
23 Marzo 2004
Ravello
15/01/2004 Non capita tutti i giorni che un grande architetto, come il brasiliano Oscar Niemeyer, che ha firmato oltre 500 edifici nel mondo e l’intera città di Brasilia, regali un proprio progetto. E’ accaduto al Comune di Ravello, sulla costiera amalfitana, che in dono ha ricevuto il progetto di un Auditorium da 400 posti, che potrebbe diventare la sede permanente del Festival musicale che da oltre 50 anni si svolge nella cittadina salernitana.

L’amministrazione comunale ha individuato l’area nella quale realizzare l’opera, la Regione Campania ha stanziato 18 milioni e mezzo di euro. Ma contro la realizzazione del progetto – che ha già ottenuto tutte le autorizzazioni urbanistiche - si sono schierati, con un ricorso al Tribunale Amministrativo della Regione Campania, i proprietari del terreno e due associazioni ambientaliste: Italia Nostra ed il WWF.

Secondoi firmatari il progetto non rispetta le norme fissate dal Piano Urbanistico Regionale, che a tutela di un’area straordinaria come la costiera amalfitana, vieta la realizzazione di qualsiasi opera in assenza di un Piano Regolatore Generale. Ed il Comune di Ravello un Piano Regolatore Generale non ce l’ha ancora.

Il sindaco di Ravello, i sostenitori del Festival e Legambiente ribattono invece che le norme regionali prevedono delle deroghe per la realizzazione di opere di edilizia pubblica destinate a scopi sociali e culturali e che l’Auditorium solo come tale può essere considerato. Sull’interpretazione delle leggi decideranno ora i giudici del Tribunale Amministrativo regionale.

Ma al di là dell’aspetto normativo è chiaro che la vicenda dell’Auditorium di Ravello, che ha registrato una insolita, quanto violenta spaccatura nel fronte ambientalista, rivela una divergenza sull’idea di conservazione del territorio. Un’area unica come la costiera amalfitana va preservata da qualsiasi tipo di intervento urbanistico? E’ giusto rinunciare all’idea di lasciare, anche in un contesto come questo, un segno della modernità, come può essere l’opera di un grande architetto? E come si coniugano, in questo quadro, le necessità di sviluppo e le esigenze di conservazione?

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