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Vittorio Foa
"L´antifascismo è un pilastro ma discutiamolo fino in fondo"
11 Dicembre 2005
Scritti 2004
Goffredo De Marchis intervista la saggezza di Vittorio Foa. Il sommario: “De Gasperi e Togliatti crearono l´idea che gli italiani erano sempre stati contro la dittatura. Invece è un mito - Cerchiamo di non rendere troppo virtuoso il passato: sono cose che si pagano. La mia è anche un´autocritica”. Io penso che se non comprendiamo che la Resistenza era patrimonio di una minoranza non comprenderemo mai perchè il berlusconismo (di destra, di centro e di sinistra) è ancora maggioranza. Da la Repubblica del 19 dicembre 2003.

ROMA - «Mi sento antifascista e basta. Il discorso potrebbe chiudersi qui, per me è un problema del passato». Una biografia a prova di revisionismo: per Vittorio Foa è tutto molto più semplice. Condannato a 15 anni di carcere dai tribunali speciali di Mussolini, Foa fu liberato nel ?43, partecipò alla Resistenza e venne eletto alla Costituente. Nell´eterno dibattito sul passato che non passa, si schiera d´istinto con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: «Il capo dello Stato ha non una ma tre volte ragione quando difende la Costituzione e le sue radici. Apprezzo le sue parole e anche i suoi gesti, compreso l´ultimo...», dice alludendo al rinvio della legge Gasparri alle Camere. Ma non si tira indietro se si vuole avviare un vero confronto delle idee «lontano dalla politica immediata». E ammette: «Dobbiamo ancora fare un po´ di conti con la storia, questo sì».

Ciampi è tornato a difendere la nostra Carta costituzionale, «figlia» del Risorgimento e della Resistenza. È una risposta alle parole del presidente del Senato Pera che aveva condannato il «mito» della lotta di liberazione?

«Non so interpretare con esattezza le dichiarazioni di Pera. Tante volte sui problemi di attualità gli ho sentito dire delle cose molto terra terra. Diciamo questo: se il presidente del Senato parte dalla domanda "l´Italia del Ventennio è stata antifascista oppure no", la questione è effettivamente aperta. È una pagina di storia ancora da completare, costruita nel tempo su un grande equivoco».

Quale equivoco?

«Nell´immediato dopoguerra, per l´abilità sia di De Gasperi sia di Togliatti, s´impose l´idea che l´Italia avesse partecipato al conflitto dalla parte dei vincitori. Si riuscì a far dimenticare che l´Italia la guerra l´aveva persa dimostrando il contrario. Come? Una delle strade fu quella di dire che gli italiani erano sempre stati antifascisti».

Era la verità?

«No, non era vero. È un mito che abbiamo costruito noi, da una parte con la Resistenza, dall´altra con il comportamento di De Gasperi alla conferenza di pace. Ma l´aver dimenticato di non essere stati antifascisti ha voluto dire cancellare anche altre cose della nostra storia. Con alcuni effetti negativi».

Quali?

«Ci sono dei difetti che ci siamo trascinati dietro nel tempo. Una non sufficiente comprensione di che cos´è la legalità e in ultima analisi lo Stato. Si è creato qualcosa di malato nell´unità nazionale».

Allora è vero che c´è stata una mitizzazione della Resistenza?

«La mia è anche un´autocritica. Noi abbiamo lavorato fortemente per creare un´immagine dell´Italia del periodo fascista non compromessa con il regime. Questo è sicuramente un elemento mitologico, non corrispondente alla realtà, che siamo riusciti a far entrare di prepotenza nella storia del dopoguerra».

Fu un errore?

«Cancellare l´idea di un Paese compromesso con il fascismo? No, io penso che allora fu una cosa straordinariamente utile, penso che abbiamo fatto molto bene. Però oggi cerchiamo di non rendere troppo virtuoso il passato. Perché di questo passato abbiamo ancora tante cose di cui rendere conto. Dalle colonie ai rapporti con il resto dei Paesi europei, per fare due esempi».

A questo punto è giusto dire che la Costituzione italiana nasce dall´antifascismo?

«Figuriamoci se io voglio negare il valore dell´antifascismo nella nostra Costituzione. Ma un po´ di conti con la storia li dobbiamo fare. Pera parte da qui? Non lo so. Ripeto: spesso e volentieri sui problemi di attualità gli ho sentito esprimere dei giudizi un po´ terra terra».

Stavolta però anche lei dice che la Resistenza è stata trasformata in un mito deformando un po´ la realtà.

«Io dico che allora, cinquant´anni fa, abbiamo fatto la scelta giusta presentando gli italiani come un popolo di antifascisti. Fu un bene per tutti. Adesso è giusto dire che io ero antifascista e insieme a me tanti altri. Ma altri italiani non lo erano».

Pensa che il Polo strumentalizzi la storia di ieri per influenzare il confronto politico di oggi?

«Penso che sarebbe opportuno fare i conti con l´Italia di prima, di cinquant´anni fa, l´ho detto. Senza confondere però questo piano con il dibattito fra gli schieramenti attuali. Lo dico amichevolmente al presidente Pera: non bisogna utilizzare i giudizi storici per la politica immediata. Perché rendersi la vita più difficile di quello che già è?».

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