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La partecipazione va dal basso in su
25 Novembre 2007
Articoli del 2006-2007
Partecipazione, concertazione, speculazione: anche di questo si è discusso all’assemblea della Rete Nuovo Municipio. Da il manifesto del 25 novembre 2007

L'associazione Rete nuovo municipio, Arnm, è attiva sulle tematiche della democrazia partecipativa e delle nuove forme di cittadinanza. L'Arnm è riunita per tre giorni a Roma, con un fitto programma di incontri e gruppi di lavoro. Ieri pomeriggio erano previsti in contemporanea attività sette gruppi: a) curare il territorio: beni comuni, energia, rifiuti; b) governare il territorio: altra economia, distretti di economia solidale, decrescita; c) vivere il territorio: alloggio, mobilità, urbanistica, servizi; d) smilitarizzare il territorio: pace, basi militari, sicurezza, legalità; e) aprire il territorio: inclusione e differenza; e inoltre un forum sull'acqua e un altro, il settimo, internazionale delle città, per la partecipazione e l'inclusione sociale. La mattina è stata invece utilizzata in un confronto su norme e pratiche di partecipazione a scala regionale. Un titolo arido per un tema di grande portata: la partecipazione dal basso alla politica.

Innanzi tutto, si è chiesto Gigi Sullo, direttore di Carta, che coordinava il dibattito, una Regione è uno stato più piccolo che ripartisce le sue disponibilità tra gli enti locali al suo interno, oppure è meglio considerare i rapporti dal basso verso l'alto, con la Regione intesa come un consorzio di comuni di cui si fa interprete o come l'entità che raccoglie e comunque fa proprie le decisioni e le scelte dei cittadini e delle loro associazioni? Sussidiarietà? Federalismo? O che altro?

Il primo che risponde a Sullo è l'assessore della giunta toscana Agostino Fragai. Questi inizia distinguendo partecipazione e concertazione. La Regione è molto aperta alla concertazione e invita al tavolo istituzionale 18 categorie per concertare insieme. Ma la partecipazione è un'altra cosa: una forma di democrazia dal basso di qualità diversa, che sollecita il ruolo dei cittadini soprattutto sui beni comuni. Si tratta di sollecitarli, aiutarli nella loro azione partecipativa. La Regione ha cercato i modelli da applicare in giro per il mondo; ha sentito tutti e sta scolpendo una legge, poco alla volta («ormai è pronta al 90%»; e la proposta finale potrebbe arrivare in Consiglio il 5 dicembre. Lo stanziamento è già deliberato. Si tratta di un milione annuo per tre anni. E' prevista anche un'autorità indipendente, e la scelta è stata quella di una sola persona, nominata sulla base di un concorso «internazionale»; inoltre, come prova massima di democrazia partecipativa, la legge scade dopo 5 anni, nel senso che alla fine del quarto deve esssere confermata, se si vuole mantenerla in vita. E se non ha funzionato bene, la si butta senza difficoltà.

A Luigi Nieri, assessore nel Lazio, viene chiesto di parlare della Bufalotta, possibile o probabile espansione di Roma, dentro e più ancora fuori dai piani regolatori. Nieri assicura che i «palazzinari», caratteristica e vergogna (o vanto?) della capitale, questa volta non passeranno. Il piano regolatore non sarà modificato, nessuno aggiungerà varianti. Spiega però la debolezza dei comitati di cittadini nei confronti dei poteri forti e fa il caso del debito di dieci miliardi che la Regione ha trovato nei conti lasciati dall'amministrazione precedente. Parla dei padroni di cliniche e di palazzi che sono poi i creditori della Regione per vari miliardi di euro, approfittando di un meccanismo che ne fa fornitori, creditori e finanziatori allo stesso tempo, con introiti complessivi che andando oltre il 20%, sono da codice penale.

Sul rapporto tra comunità e poteri forti torna anche Alberto Magnaghi, presidente di Arnm. «Con il principio di sussidiarietà, applicato in Toscana, i piccoli comuni sono preda dei poteri forti». Serve una sovrintendenza nazionale per sostenere le cause del territorio, a partire dal paesaggio. Basta capannoni! «Il consumo di suolo deve essere azzerato». Questo articolo del Decalogo di Milano serve a dare forza a Comuni e Regioni contro la speculazione immobiliare. Occorre poi dotare i Comuni di maggiore potere finanziario per spostare il rapporto di forze; e la partecipazione serve proprio a questo. (g. ra.)

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