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John Ward Anderson
In Spagna, una marea edilizia
27 Ottobre 2006
Articoli del 2006-2007
Per il lettore americano, forse la questione più importante sono i diritti dei privati. Per quello italiano emerge invece un quadro di rischio ambientale e legale puttosto familiare. The Washington Post, 25 ottobre 2006 (f.b.)

Titolo originale: In Spain, a Tide Of Development – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini



BENISSA, Spagna - Lieve de Cleippel e Hubert van Bel, belgi, sono fa vent’anni proprietari della loro casa vecchia di 150, affacciata sul Mediterraneo spagnolo. Appollaiati in cima a una collina, circondati da palme e tre ettari di terrazze a vite e ulivi, sono a lungo restati isolati dall’infermale urbanizzazione che ha devastato lunghi tratti della costa.

Lo scorso novembre, avvisati che l’amministrazione locale aveva approvato un nuovo insediamento nella loro zona, sono andati in municipio a dare un’occhiata. E sono rimasti esterrefatti da quanto hanno scoperto.

“Vogliono demolire tutto” sulla loro proprietà, racconta van Bel, 59 anni. “Perderemo più di metà del nostro terreno, e inoltre ci faranno pagare 700.000 euro”, in contributi per nuove strade, fogne, illuminazione e altri servizi. “Siamo orripilati”.

Van Bel sostiene di non essere stato informato della variante al piano regolatore – destinata alla realizzazione di diciassette case – e di non aver avuto la possibilità di presentare opposizione. E questo è illegale per le norme urbanistiche locali.

L’incubo giudiziario, ancora in corso, è solo un esempio della rampante pressione edificatoria lungo gran parte dei quasi cinquemila chilometri di coste spagnole. Gli ambientalisti dicono che questo boom edilizio che dura da dieci anni sta alimentando la corruzione e le attività mafiose, distruggendo gli ecosistemi e trasformando la costa in una bruttura.

Sono state realizzate o iniziate circa tre milioni di case in Spagna negli ultimi quattro anni, di cui 812.000 nel 2005, e circa la metà di queste si trovano lungo la costa. Secondo alcune stime, nel paese avviene il 40% di tutta l’attività costruttiva europea.

Il boom è alimentato in parte dalla domanda degli europei del nord per case in cui ritirarsi da pensionati sul Mediterraneo. Attirati dal clima mite, dalle abitazioni relativamente economiche, dalla facilità di aggirare le tasse conducendo le operazioni in nero, gli stranieri in alcuni piccoli centri costituiscono fino al 70% della popolazione.

“Stanno legalizzando l’edilizia illegale, urbanizzano l’intera area. E adesso stanno occupando direttamente il mare” con l’ampliamento delle darsene e attracchi in zone ambientalmente sensibili, spiega Miguel Angel Garcia, portavoce del World Wildlife Fund. “Oggi non si fanno più piani. Semplicemente si costruisce”.

Un rapporto a luglio del gruppo ambientalista Greenpeace ha rilevato che centinaia di migliaia di nuove case e stanze d’albergo, 40.000 nuovi approdi e centinaia di campi da golf, vengono progettati in zone che stanno soffrendo della peggiore siccità da 50 anni. Nelle quattro regioni della Spagna che abbracciano la costa del Mediterraneo, ci sono 273 centri con 4,3 milioni complessivi di abitanti senza impianto di depurazione dell’acqua.

Di fronte alle rimostranze della Commissione, braccio esecutivo dell’Unione Europea, perché le spiagge pubbliche del paese erano troppo inquinate, la Spagna ne ha tolte 365 dall’elenco delle zone balenabili approvate, anziché risolvere il problema.

Sono in corso decine di indagini di reato. Nella cittadina vacanze di Marbella, circa cinquanta chilometri di costa da Gibilterra, sono in corso processi riguardanti 30.000 case accusate di essere state edificate illegalmente, delle quali 1.600 in zone a parco.

Qualche mese fa, la polizia ha lanciato un’operazione in profondità, congelando 1.000 conti correnti bancari e sequestrando oltre tre miliardi di dollari in varie forme –da ville di lusso, a cavalli purosangue, a tori da combattimento e 275 opere d’arte – a politici, avvocati, funzionari pubblici degli uffici tecnici, tutti accusati di aver accettato denaro in cambio del rilascio di autorizzazioni edilizie e varianti urbanistiche. Sono stati arrestati il sindaco e altre dieci persone, tra cui due ex sindaci, giudicati colpevoli di corruzione.

Il boom edilizio ha contribuito a creare un’economia sommersa tale da attirare miliardi di euro in finanziamenti illeciti, sostengono gli esperti. Oggi, in Spagna circola il 26% di tutte le banconote da 500€ dell’Unione Europea, secondo il Ministero delle Finanze, in gran parte per riciclaggio e corruzione nell’ambito del settore edilizio, si ritiene. Gli spagnoli hanno soprannominato queste banconote “ Bin Laden” perché si sa che esistono, ma nessuno riesce a trovarle.

“Essenzialmente, i trafficanti di droga del sud della Spagna hanno investimenti nell’edilizia e immobili perché è un modo facile di ripulire il denaro senza troppe domande” spiega Alejandra Gomez-Cespedes, lettrice all’Istituto di Criminologia dell’Università Andalusa di Malaga.

A Altea, cittadina di mare poco meno di cento chilometri a sud di Valencia, è stata ricoperta di cemento un’intera scogliera, e via via nuovi edifici ad appartamenti hanno scavalcato i vecchi fino al margine dell’acqua.

Si sta allungando un nuovo molo, attraverso una foresta sommersa di 5 ettari di alga Posidonia, per raddoppiare la capacità di attracco a 1.064 imbarcazioni. Il governo ha ordinate di trapiantare le alghe altrove, ma l’85% della foresta traslocata è morto, secondo Garcia del World Wildlife Fund.

Alcune delle critiche più aspre hanno riguardato la cosiddetta legge arraffaterreni dell’area di Valencia, che ai costruttori di controllare le proprietà private, conferendo loro mezzi legali per obbligare i proprietari a rinunciare ai terreni o a ricomprarli.

“Se esiste una motivazione sociale per la trasformazione del territorio, questa prevale sul diritto fondamentale europeo: quello della proprietà privata”, spiega Charles Svoboda, diplomatico canadese in pensione presidente di Abusos Urbanisticos NO, gruppo con 30.000 associati formato allo scopo di tutelare i proprietari.

La legge è stata esaminata dal Parlamento Europeo dopo che 15.000 persone, di cui molti pensionati da altre zone d’Europa, avevano firmato petizioni chiedendo un intervento. La Commissione ha chiesto alla Spagna di modificare la legge.

“Chiamiamola col suo nome: furto di terreni” dice Michael Cashman, deputato britannico al Parlamento Europeo che ha guidato un gruppo di lavoro e indagine sulle leggi edilizie di Valencia. “Quello che abbiamo rilevato sono 18-20.000 casi di mancato rispetto dei diritti individuali”.

L’amministrazione di Valencia ha chiesto alla Washington Post di presentare le proprie domande sulla legge per iscritto, ma non ha risposto.

In un incontro a Madrid, la vicepresidente spagnola María Teresa Fernández de la Vega ha spiegato che il governo federale ha poco controllo sulle materie urbanistica e edilizia, che, dice, sono responsabilità delle amministrazioni locali. Ma ha aggiunto che il governo sostiene nuove norme urbanistiche per combattere la speculazione sui terreni e ha messo in bilancio 77 milioni di dollari per acquisire aree ecologicamente sensibili e tutelarle dall’edificazione.

A Benissa, centro di 12.000 abitanti ottanta chilometri a sud di Valencia, il caso di Lieve de Cleippel e Hubert van Bel è rimasto sospeso per qualche mese. Ma il sindaco Juan Bautista Rosello dice che verrà riesaminato, secondo una norma rivista che eliminerà le minacce di demolizione della casa della coppia, ma ha pronti progetti per “urbanizzare” gran parte della proprietà secondo il piano regolatore cittadino.

Dice che non è vero, che la legge di Valencia consenta alle amministrazioni di prendersi i terreni. Invece, spiega, le città “convertono i terreni agricoli in edificabili”, e poi fanno pagare ai proprietari i costi di urbanizzazione.

Nel caso della coppia belga e dei suoi tre ettari, dice Rosello, verrà loro garantita una superficie di circa un ettaro attorno alla casa, mentre quella rimanente verrà classificata urbana. Secondo le nuove norme, verranno tassati circa di un milione di dollari in oneri di urbanizzazione, spiega.

Se la coppia non vuole che quella superficie venga edificata, dice Rosello, deve pagare quanto calcolato, come chiunque sia proprietario di aree destinate all’edificazione nel nuovo piano. L’altra possibilità che hanno, è di vendere il terreno a un costruttore.

“Non lo vedo come uno scontro” fra interessi pubblici e privati, spiega Rosello, ma piuttosto come un equilibrio fra i due aspetti. “Non viene sottratta una proprietà senza dar niente in cambio … In cambio ottengono un terreno edificabile” che, dice, sarà di valore più elevato.

“Noi non abbiamo comprato per investimento, volevamo abitarci” racconta la de Cleippel, 56 anni, mentre passeggia all’esterno della casa in stile coloniale con ampi portici, giardino lussureggiante e veduta mozzafiato sul mare a un chilometro di distanza. “Vogliamo soltanto tenere la nostra proprietà, non vederci costruire sopra diciassette case”.

Alla redazione dell’articolo ha contribuito la corrispondente da Madrid Molly Moore.

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