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Vittorio Emiliani
Il Morellino ferma le pale
29 Giugno 2007
Articoli del 2006-2007
A volte si riesce a fermare le scelte sbagliate esercitando i legittimi poteri d’interdizione. Ma non sarebbe meglio pensarci prima e fare le scelte giuste? Da l’Unità del 29 giugno 2007

«È difficile accettare che un paesaggio unico che americani e giapponesi difenderebbero come un tesoro prezioso, venga rovinato per sempre. Il nostro territorio è l’unica vera fonte di ricchezza e va tutelato».

Non è il solito grillo parlante ambientalista, o paesaggista, ad esprimersi così, bensì uno dei maggiori imprenditori del settore trainante della nostra agricoltura, quello dei vini di alta qualità. Le parole, amare, sono infatti di Jacopo Biondi Santi. Le ha dedicate al paesaggio collinare di Scansano in Maremma, patria del Morellino.

Il bersaglio: un parco eolico piazzato proprio sopra la rocca di Scansano, a poco più di un Km dai vigneti, occupando oltre 5 Kmq di territorio e paesaggio. Senza alcuna valutazione di impatto ambientale regionale. Senza alcuna partecipazione della Soprintendenza competente alla conferenza dei servizi (essa ne venne esonerata dalla Provincia di Grosseto). Senza alcuna - aggiungiamo noi - valutazione di impatto socio-economico: è più utile alla Toscana e alla Maremma produrre un po’ di energia eolica, o non è più utile (a tutti) puntare sul risparmio energetico e difendere il «tesoro prezioso» del paesaggio italiano, toscano, maremmano che tanti miliardi di euro porta, e porterà, nelle nostre casse? Produttori illuminati e moderni come Jacopo Biondi Santi hanno capito benissimo che i loro vini di pregio vanno tanto più forte sui mercati internazionali ricchi quanto più possono fruire, alle spalle, di quell’inimitabile paesaggio che gli stranieri amano e apprezzano più di noi, imbarbariti dall’inseguimento di false modernità e da una incultura di base sempre più allarmante.

Ora il TAR della Toscana ha dato ragione all’imprenditore vinicolo toscano e a Italia Nostra, assistiti dall’avvocato Gianluigi Ceruti, e torto alla Regione Toscana e alla Provincia di Grosseto (e a Legambiente che la sosteneva), responsabili del pastrocchio, bloccando il parco eolico inaugurato, incautamente, una decina di giorni fa. Una decisione a posteriori che si poteva, che si doveva evitare con la misura preventiva di una VIA regionale e di una Conferenza dei servizi adeguate. Le motivazioni del TAR? Le pale del vento, così vicine, provocano inquinamento acustico, non rispettano le specie animali protette, danneggiano un ecosistema molto delicato. L’indice accusatorio del TAR è puntato contro la Giunta regionale toscana che a suo tempo decise che il parco eolico di Scansano non aveva bisogno di una Valutazione di impatto regionale. Eppure - dice la sentenza - «nell’area circostante il parco eolico sono localizzati 3 Siti di importanza comunitaria» per aspetti naturalistici «e 4 Siti di importanza regionale» ricchi di avifauna piuttosto rara.

Ora, io non sono pregiudizialmente contrario alle «pale» eoliche. Ma ascolto anche scienziati come Carlo Rubbia il quale attesta che l’Italia deve puntare assai più sul solare e su altre fonti rinnovabili perché, fra l’altro, decisamente meno ventosa della Spagna o della Danimarca. Da noi, inoltre, non ci sono le zone desertiche della penisola iberica e il paesaggio - naturale, storico e agrario - è un patrimonio «anche» economico di straordinario e crescente valore. Quindi, produrre una quota modesta di energia eolica ha «costi» in realtà elevatissimi in termini di paesaggio e di attività ad esso connesse, come il turismo, in specie quello culturale, come l’agriturismo, come l’agricoltura tipica di qualità. Questa analisi costi/benefici viene fatta man mano che si installano impianti eolici nelle zone collinari e montane dell’Appennino? Purtroppo no. Si allettano Comuni poveri di risorse. Gli si danno un po’ di euro, e magari si compromette per chissà quanto tempo un paesaggio intatto che sarà, sempre più, una formidabile attrattiva. Penso, ad esempio, ai 2 milioni di visitatori annui del Parco Nazionale d’Abruzzo. Disgraziatamente sono in pericolo persino ambienti paesaggistici di eccezionale valore (anche turistico, ripeto) quali la piana di Saepinum, la stupenda città romana vicino a Campobasso scoperta e valorizzata anni or sono da Adriano La Regina. Visitarla è una delle emozioni della vita.

Allora, no all’eolico? Sì invece e però caso per caso, dopo una attenta Valutazione di impatto ambientale, coi limiti oggettivi sottolineati da Carlo Rubbia. Non si tratta di scegliere fra un ambientalismo «ragionevole» (o arrendevole?) e un ambientalismo "fondamentalista". Si tratta di essere seri, attenti, informati, competenti nel valutare cosa conviene di più fare in questo delicato e, nonostante tutto, splendido Paese. In relazione alla sua storia, alle sue vocazioni territoriali, alle attività agricole, turistiche, artigianali, fonti infinite, queste sì, di introiti, al di là del valore culturale e sociale "in sé" rappresentato dal benessere delle popolazioni locali.

E’ ancora viva l’eco delle polemiche suscitate dallo scrittore Andrea Camilleri contro le trivellazioni petrolifere nella zona straordinaria di Noto. E, subito dopo, la denuncia dell’agenzia Dire su analoghe concessioni rilasciate, "distrattamente", in Toscana, proprio nel cuore del Chianti. Fra pentimenti e ripiegamenti, e fra le proteste che, guarda caso, vedono spesso in prima fila i produttori agricoli, in particolare (anche per Saepinum) la Coldiretti oggi attenta a questi valori, all’intreccio fra prodotti tipici e paesaggio tipico. Un potente valore aggiunto sui mercati.

I Comitati costituitisi in Toscana su casi a volte clamorosi di scempi e di manomissioni con conseguenze "anche" giudiziarie (Campi Bisenzio, Monticchiello, Casole d’Elsa, ecc.) assommano ormai ad un centinaio. In una regione meno devastata, sicuramente, del Veneto, sovente irriconoscibile, di Parise, di Piovene, di Meneghello, del poeta Andrea Zanzotto impegnato a difendere strenuamente gli ultimi lembi di paesaggio trevigiano. O meno devastata della derelitta e suicida Campania invasa dalle discariche e dalle cave, legali e illegali, che certamente - va detto con forza - sono un flagello molto più grande di alcuni ben collocati e ben studiati termovalorizzatori, per esempio. Sintomo, quei Comitati, di un profondo disagio sociale, di una sempre più debole rappresentatività delle amministrazioni locali, in Comuni che hanno avuto dalla Regione la delega a controllare se stessi (sono loro a concedere lucrose autorizzazioni edilizie e sempre loro a tutelare il paesaggio…) e che con la nuova legge comunale possono far passare quasi tutto dalla Giunta e non più dai Consigli, dalle assemblee elettive. Perché stupirsi poi se i cittadini vanno a votare meno di prima e si allontanano dalla politica, anche da quella locale?

La sentenza del TAR della Toscana che boccia l’impianto eolico di Scansano andrebbe pubblicata integralmente. Farebbe capire meglio quanta disattenzione, sbrigatività, trasandatezza sottoculturale circondino, e assedino, ormai quel paesaggio che pure la Costituzione repubblicana volle tutelare, all’articolo 9, in modo forte e democratico, assieme al patrimonio storico e artistico, facendone, giustamente, un tutt’uno.

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