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Roberto Cotroneo
Il gioco del furto condonato
11 Dicembre 2005
Scritti 2004
Su l’Unità dell’8 gennaio 2004 un’agghiacciante testimonianza degli strumenti mediante i quali gli italiani, fin da bambini, sono addestrati alle pratiche e all’ideologia della corruzione.

L’altro giorno uno dei miei figli, che ha ricevuto per Natale «Il gioco del ca... lcio», nel bel mezzo di una partita è venuto a chiedermi cosa significasse «Jus Primae Noctis». Non è male come domanda per un bambino di sette anni. Gli ho chiesto cosa mai c’entrasse «Il gioco del calcio» con lo «Jus Primae Noctis» e mi ha portato subito un bel mazzo di carte, che fanno parte del gioco. Una specie di imprevisti e di probabilità genere «Monopoli». «Il gioco del ca... lcio» con tanto di puntini di sospensione ammiccanti, vagamente volgari, del tipo dico e non dico, è un formidabile gioco da tavolo, vendutissimo in tutti i negozi di giocattoli, prodotto dalla «Giochi Preziosi». Il proprietario della «Giochi Preziosi», Enrico Preziosi, è l'ideatore del gioco ma è anche il presidente del Genoa. Attraverso un tabellone, i giocatori devono fingersi presidenti di una società di calcio, e tirando i dadi debbono vincere lo scudetto. Soltanto che il tutto è regolato da duecento carte che rappresentano imprevisti e penalità.

In queste duecento carte c'è lo spaccato più paradossale, deteriore e ridicolo di questo paese. Non servono a comprare giocatori, o a fare schemi di gioco. Le carte si usano per un fine alto e assai praticato: corrompere, pagare gli arbitri, nascondere abusi, cancellare risultati sfavorevoli, divertirsi con le veline, inanellare strafalcioni grammaticali, comprare Porsche, Mercedes e Ferrari, menare i calciatori delle squadre avversarie, doparsi e far sparire le provette delle analisi.

Pagando con denaro sonante. Ho letto la carta che mio figlio aveva pescato senza capirne il significato. Dice: «Alcuni vostri giocatori chiedono di poter portare mogli e fidanzate in trasferta. Glielo concedi, poi ripristini lo Jus Primae Noctis». Gli ho spiegato che lo «Jus Primae Noctis» è una leggenda che si tramanda dal medioevo ma che non è mai esistito. Ma cercando di spiegarglielo mi sono accorto che sfondavo una porta aperta. Perché «Il gioco del calcio» della Giochi Preziosi, è una perfetta radiografia di questo paese, in versione gioco da tavolo. Mi sono seduto al tavolo con i miei figli, e ho giocato una partita. In meno di un'ora sono riuscito a commettere qualunque tipo di irregolarità, e come in una patetica commedia degli anni Sessanta, ho messo sul piatto tutto il denaro che potevo per raggirare, dire una cosa e pensarne un'altra, truccare partite, arrivando a una media inglese invidiabile.

Pugni, provette e «testoni»

Ho cominciato pagando 150 «testoni» (questa è la moneta del gioco) perché i miei giocatori sono «Risultati positivi all'antidoping. Resteranno fermi per 2 giornate per accertamenti. Oppure (con 150 testoni per ogni giocatore) andranno persi i prelievi campione e tutti tornano in campo». Tanto per spiegare a Guariniello come si sta al mondo. Poi nel bel mezzo di un derby ho pescato una carta che diceva: «Al termine di una partita un tuo giocatore colpisce con un pugno un avversario. Tu lo nomini addetto alle pubbliche relazioni. Ti costa 100 testoni». Ho pagato un manesco addetto alle pubbliche relazioni. Tutto normale, naturalmente, come nella realtà. Mi sono preso una sponsorizzazione a peso d'oro perché «Dopo che l'ennesimo scandalo a luci rosse investe la vostra squadra, una azienda di profilattici decide di sponsorizzarvi: 100 testoni per ogni giocatore». Sono stato denunciato per calunnia (ma è poca cosa, me la caverò) perché: «Pensando di non essere in onda durante una trasmissione sportiva fai degli apprezzamenti sulle abitudini sessuali delle mogli di alcuni presidenti. Vieni denunciato per calunnie. Multa di 300 testoni».

La palla quadrata

Sono entrato in un mondo che sembrava alla fine più vero di tutti. Mi sono passati davanti tutte le trasmissioni spazzatura sul calcio ho ripassato le love story estive di calciatori e veline, i presidenti rissosi, gli arbitri che fischiano poco o troppo. Ma soprattutto ho capito il messaggio profondo e autentico. Basta pagare, bastano i soldi, e tutto è possibile. Anche far diventare una palla da rotonda a quadrata. Inutile fare dei moralismi su questo concetto, inutile dire che è un gran bell'esempio per dare una coscienza etica ai nostri figli. Il signor Preziosi fa il presidente di una squadra di calcio, e presentando il gioco dice che è divertente. Allora mi convinco che se stai al gioco devi farlo fino in fondo. Come un James Bond di provincia pesco una carta che mi dice: «Fai trovare una avvenente ragazza in camera ad un arbitro prima della prossima partita e scopri che questo è omosessuale. Giochi con uno svantaggio di -4». Ho perso una partita con l'Inter solo per questo. Mi auguro che ci sia una carta dove posso far trovare un avvenente ragazzo all'arbitro, almeno per recuperare la prossima partita.

Naomi e l’insalatina

Niente, il calcio è molto macho, e certe cose non si fanno. Posso consolarmi con una cenetta con Naomi Campbell, ma solo perché mi accusano di essere razzista: «Vieni accusato di razzismo. Per smentire questa voce portate fuori a cena Naomi Campbell. Ti costa 200 testoni solo per un insalatina». Manca l'apostrofo nell'insalatina, ma è poca cosa. Il razzismo, che è una forma tremenda e preoccupante negli striscioni da stadio degli ultrà di certe squadre, mi torna addosso due giri dopo. E non posso che esibire la mia Porsche di pelle nera per togliere di mezzo ogni dubbio: «Vieni accusato di razzismo. Per smentire questa voce dichiari che la pelle nera ti piace, tanto che hai pure gli interni della Porsche in pelle nera». Il doppio senso, la battuta, l'uso continuo nei testi di punti esclamativi e puntini di sospensione mi rincuora. È un'Italia gridata quella che si riflette nel tabellone e nelle carte lucide di questo gioco. Tutta discoteche, orgette con ragazze bellissime, situazioni alla Boldi e altre amenità. In un incontro a luci rosse a cui partecipa la mia squadra intera (immagino la confusione) quegli ingrati dei giocatori non mi invitano neppure, la domenica successiva non li faccio giocare. Ufficialmente li punisco per il loro comportamento immorale. Nei fatti perché mi hanno escluso.

Non c’è niente da capire...

Per tutto il gioco, eccetto lo «Jus Primae Noctis», ai miei figli non ho dovuto chiarire niente, avevano capito perfettamente come si doveva giocare e di che cosa era fatto quel campionato di calcio. Ma non c'era proprio da stupirsi. D'altronde anche loro avevano regalato Rolex d'oro a più di un arbitro, giustificato assalti ai pullman della squadra avversaria, blandito Galliani, e polemizzato con Roberto Bettega. Ma io stavo per vincere, e mi accorgevo che più corrompevo tutti più aumentava il mio patrimonio in soldi. E i punti in classifica. Qualcosa che non mi era affatto nuovo. Se non fosse stato per quell'ultima carta, che ho sprecato come fossi uno scemo. La carta, intitolata «Dai massaggiatori alle massaggiatrici!», che dice: «Coinvolti in un giro di piacevoli massaggi tutti i tuoi calciatori. Rischiano la squalifica per cinque giornate! Oppure, decidi di coprire la cosa pagando i giornalisti e la Magistratura con 200 testoni per ogni giocatore». Ho detto che no che è un reato gravissimo cercare di corrompere i magistrati, e che di solito si va in prigione. Mio figlio mi ha chiesto perché ho detto «di solito». Ma la sarei cavata anche quella volta, c'era da giurarci, male che andava spostavo il processo a Brescia o a Catanzaro, o mi facevo promulgare qualche legge ad hoc. Alla peggio un decreto. E invece, come fosse un soltanto un gioco e non lo specchio di un paese, mi sono fermato cinque giri. Ho perso il campionato. Per rifarmi ora aspetto una nuova versione del Monopoli. Dove non accumuli solo case e alberghi e terreni, ma apri società alle isole Cayman, fai debiti per miliardi, e truffi i risparmiatori. Ma questa è un'altra storia...

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