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Giuliano Santoro
Governare e punire
26 Maggio 2007
Articoli del 2006-2007
L’emergenza sicurezza, una strada per ottenere consenso facile. Dal settimanale Carta n. 19 del 26 maggio 2007

Anni fa, leggere Mike Davis e le sue "ecologie della paura" delle metropoli statunitensi era un'esperienza lisergica. Tra le righe del sociologo-camionista che ha studiato le periferie e gli slum di mezzo mondo, si trovavano le utopie negative di George Orwell e Jack London, la fantascienza paranoica e inquietante di James Ballard e Phili K. Dick.

Sgranavamo gli occhi, perché sapevamo che non si trattava di fiction: era tutto vero. I confini immateriali e le barriere di cemento armato, le guardie private e l'urbanistica del controllo che Mike Davis ci faceva scoprire ricostruendo i Piani regolatori della tolleranza zero, raccontavano l'evolversi della società statunitense, l'esplodere delle fobie di una società che andava impoverendosi ma preferiva prendersela con i più deboli invece che puntare il dito verso l'alto. Pensavamo che vivere in Europa, il continente del welfare state e delle garanzie sociali, fosse ancora una fortuna.

Adesso scopriamo che il tema della sicurezza, in tempi di insicurezza sociale e crisi della politica, è il tratto distintivo dello stile flessibile e ambiguo della governance. Per paradosso, come ha fatto notare qualche giorno fa Massimo Ilardi, anche chi governa deve "fare società", costruire un blocco sociale per garantirsi il consenso, deve "stabilire gerarchie, poteri ed esclusioni".

Per questo i sindaci gridano all'emergenza. Ovviamente lo fanno quelli di destra, in fondo è il loro mestiere. Non è stata forse Letizia Moratti, con la sua marcia per la sicurezza del 26 marzo scorso, a sollevare per prima il problema? Ma sbraitano anche quelli di sinistra. La lista è lunga. Walter Veltroni, il leader in pectore del Partito democratico organizza i "villaggi della solidarietà", cioè i campi rom fuori dal Raccordo anulare a Roma. Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati intima ai centri sociali di non vendere bibite perché "non hanno l'autorizzazione". Qualcuno dei suoi collaboratori dovrebbe spiegargli che è la stessa scusa che usava negli anni cinquanta il ministro democristiano Mario "Manganello-facile" Scelba, per sgomberare le case del popolo. Lo stesso Cofferati beneficia di una pagina intera del secondo quotidiano nazionale per affermare genericamente che "c'è un clima di consenso" attorno al terrorismo ri-nascente, e il vice-direttore di quel quotidiano non ha il buonsenso di chiedere "Mi scusi, signor sindaco, può spiegarci a chi si riferisce, precisamente?". Così, il delirio di onnipotenza di un manipolo di rivoluzionari da operetta diventa la scusa per lanciare anatemi generici e ingiustificati a chi disturba il manovratore alla luce del sole. Il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, dopo aver costruito un muro e dei check-point attorno a un isolato "a rischio", ha deciso che il problema principale della città che amministra sono le prostitute. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha affermato a chiare lettere che è ora di "ammettere che chi si droga compie un reato", gettando nel panico parte del parlamento italiano e magari le migliaia di coltivatori di cannabis, di sicuro non impensierendo la mafia e i narcotrafficanti.

Il governo asseconda questa paura, questo clima immotivato e alimentato ad arte dai mass-media, come ha riconosciuto lo stesso capo della polizia Gianni De Gennaro nella voluminosa relazione sulla sicurezza che ha consegnato al parlamento qualche mese fa. Il ministro dell'interno Giuliano Amato decide di conferire poteri straordinari ai prefetti, crea "forze d'intervento speciale" per controllare le strade delle nostre città, come se fossero davvero in balia di mostri urbani assetati di sangue, ambulanti che spacciano portafogli di cartone o ragazzini dalla bomboletta facile. Sono i Patti per la sicurezza, di cui ci occupiamo nel numero di Carta in edicola da sabato 26 maggio.

Viene voglia di dire, per una volta dando ragione a De Gennaro, che non c'è nessuna "emergenza". I reati sono stabili e la stragrande maggioranza dei migranti presenti sul sacro suolo italico lavorano in silenzio, contribuendo al Pil, e vivono la loro vita normalmente, nonostante le paghe da fame e i soldi da mandare a casa. Giornali e televisioni stanno giocando col fuoco. Lo fanno per pigrizia mentale, assuefazione allo scalpore e sottomissione alle esigenze della politica in crisi di legittimità, che in questi casi sembra il pugile suonato che mena fendenti a casaccio per mostrare di avere ancora il polso della situazione. Grande è la confusione sotto il cielo, insomma. E questa volta, al contrario di quanto afferma la vecchia massima rivoluzionaria, la situazione non pare eccellente.

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