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Giovanni Valentini
E il paese affoga in un’alluvione di parole
7 Settembre 2014
Post 2012
Nell’alluvione di parole ognuno ci mette le sue. Qualcuno anche qualche ricordo virtuoso, da cui però oggi pochi propongono di riprendere la lezione, aggiornandone i termini. Ieri si chiamavano “New Deal” negli USA e “Piano del lavoro" in Italia. Oggi hanno un nome?

Nell’alluvione di parole ognuno ci mette le sue. Qualcuno anche qualche ricordo virtuoso, da cui però oggi pochi propongono di riprendere la lezione, aggiornandone i termini. Ieri si chiamavano “New Deal” negli USA e “Piano del lavoro" in Italia. Oggi hanno un nome? La Repubblica, 7 settembre 2014

TRA le riforme “a ogni costo” che ora il premier annuncia per salvare l’Italia dalla crisi economica e sociale, ce n’è una che merita la priorità perché riguarda una questione di sopravvivenza: quella del territorio e dell’assetto idrogeologico. Piove sul Gargano alla fine di un’assurda estate meteorologica e va in emergenza la Puglia, la regione più “trendy” per il nostro malandato turismo, l’unica fra quelle meridionali a registrare il “tutto esaurito” in questa stagione delle vacanze. E insieme alle vittime, siamo costretti ancora una volta a contare anche i danni, materiali e d’immagine, che la violenza della natura e l’incuria degli uomini infliggono in solido a questa terra, alla sua popolazione e indirettamente a tutto il Paese.

Basta, però, con l’alluvione delle parole. Con le denunce, gli allarmi, le lamentazioni, le promesse. La rovina della Penisola è sotto gli occhi di tutti ormai da troppo tempo. Finora s’è fatto troppo poco per prevenire, contenere, contrastare questo disastro annunciato. Ne conosciamo fin troppo bene anche le cause: dal riscaldamento del pianeta provocato dall’inquinamento atmosferico e dall’effetto serra all’abbandono e al degrado dell’agricoltura; dalla manomissione continuata dei corsi d’acqua e delle coste alla cementificazione selvaggia e all’abusivismo. Ora bisogna finalmente intervenire. Dalle Alpi al Salento e alle Isole, lo Stivale è a rischio.

Occorrono senz’altro fondi, risorse economiche e finanziarie. Ma è necessario anche organizzare un “esercito del lavoro”, come auspicava già l’economista Ernesto Rossi nel suo saggio intitolato “Abolire la miseria”, composto magari da giovani incaricati di questo servizio pubblico a supporto della Protezione civile; ovvero un “Corpo giovanile per la difesa del territorio”, di cui parla una recente proposta di legge presentata dai deputati di Sel. Non a caso fu proprio questo – come ama ricordare Giorgio Nebbia, un docente universitario e ambientalista particolarmente legato alla Puglia – il primo obiettivo del presidente Roosevelt quando assunse nel 1933 la guida di un’America afflitta dalla disoccupazione dopo la Grande crisi del ‘29.

Per il Sud e per l’Italia intera, la difesa del suolo non è soltanto un impegno morale, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Né esclusivamente una spesa, seppure necessaria e irrinunciabile. È un investimento sulla sicurezza, sul futuro, sulla vita collettiva, sul turismo e infine sull’occupazione. E sappiamo tutti che, anche in campo ambientale, prevenire è meglio e assai meno costoso che curare.

È da qui, dunque, che può iniziare la ripresa nazionale. Contro la rassegnazione che giustamente il presidente Renzi esorcizza. Contro i mali endemici del pessimismo e del disfattismo. L’Italia, distrutta dalla speculazione e dal degrado, va ricostruita a partire dalla sua Bellezza; dal suo patrimonio naturale; dal territorio e dal paesaggio.

Riferimenti

Si vedano, su eddyburg, gli articoli di Giorgio Nebbia e di Eddyburg. E magari si leggano anche le proposte politiche della lista "L'altra Europa con Tsipras" e i numerosi articoli, anche su questo sito, di Luciano Gallino, Guido Viale, Piero Bevilacqua... Basta nel cerca, in alto a sinistra della piccola lente, digitare le parole new deal

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