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Edoardo Domenico; Salzano De Masi
"Dove vai? - Son cipolle"
24 Gennaio 2005
Ravello
Domenico De Masi, valido sociologo e brillante presidente della Fondazione Ravello, è il promotore e l’animatore del nuovo auditorium a Ravello. Il 31 dicembre 2004 mi ha mandato una lettera. Gli ho risposto con la lettera del 23 gennaio successivo. Le inserisco entrambe.

La lettera di Domenico De Masi

Egregio Professore,

anche a nome del Sindaco di Ravello e dei Membri del Consiglio di Amministrazione e di Indirizzo della Fondazione da me presieduta, Le invio un dossier con cui vengono chiarite due questioni riguardanti l'auditorium.

1. In piú occasioni Italia Nostra ha dichiarato che tale auditorium andrebbe a inserirsi, sfigurandolo, in un paesaggio "intatto" e "perfetto". Il dossier contiene due fotografie del sito in cui é prevista la costruzione con una simulazione elettronica che ne rispetta scrupolosamente le proporzioni. Come puó vedere, si tratta di un paesaggio che, lungi dall'essere intatto e perfetto, é devastato da pessimi manufatti di speculazione edilizia condonata, che la presenza dell'auditorium potrebbe solo nobilitare. Le avevo giá inviato una di queste fotografie ma, dalle vostre successive esternazioni, mi pare di dedurre che non se ne é tenuto conto. Né se ne trova traccia nel suo sito web, peraltro scrupolosissimo nel riportare informazioni contrarie all'auditorium.

2. In molte occasioni Lei ha dichiarato che il progetto finale dell'auditorium non é opera di Oscar Niemeyer, il quale si sarebbe limitato a eseguire un semplice schizzo iniziale. Il dossier contiene una dichiarazione dell'Architetto e del suo strutturista, nonché una documentazione fotografica che dimostrano come la paternitá architettonica e strutturale dell'opera é totalmente di Niemeyer.

Poiché Lei non ha mai preso personalmente visione dei disegni iniziali e delle numerose tavole del progetto finale, immagino che sia stato male informata. Confidando perció nella Sua onestá intellettuale, La preghiamo di smentire le Sue inesatte affermazioni tramite gli stessi organi e con incisivitá pari a quella con cui le ha diffuse.

La ringrazio anticipatamente e, anche a nome dei Colleghi, Le invio i piú cordiali saluti.

(Domenico De Masi)

P.S. Per darLe un'idea del tipo di attivitá culturali che si svolgono a Ravello, facendone la sede di uno dei piú prestigiosi e raffinati Festival musicali d'Europa, Le accludo il programma dello scorso anno.

La risposta di Edoardo Salzano

Caro prof. De Masi,

la ringrazio molto della interessante documentazione che mi ha inviato. Il fatto che ella mi abbia trasmesso la sua lettera con un pacco postale, giunto in mia assenza e ritirato alla posta centrale giorni dopo, spiega il ritardo con il quale le rispondo. Di ciò mi scuso.

Nella sua lettera ella mi investe a proposito di due questioni.

In primo luogo rileva che, pur avendomi inviato una fotografia che testimonia come il paesaggio nel quale l’auditorium si inserirebbe non è “intatto e perfetto”, di questa fotografia non avrei tenuto conto nelle mie “esternazioni” e “non se ne trova traccia nel [mio] sito web, peraltro scrupolosissimo nel riportare informazioni contrarie all’auditorium”.

Su questo punto devo replicare che evidentemente lei è stato molto distratto, o lo sono stati i suoi collaboratori. Non solo in eddyburg.it ho riportato numerosi documenti a favore dell’auditorium, ma ho pubblicato con evidenza la fotografia che ella mi ha inviato, nella nota editoriale (eddytoriale 42) del 2 maggio 2004, accompagnandola con il seguente commento:

"[…] Voglio invece replicare a una giustificazione dell’intervento che viene spesso sollevata dai suoi difensori. Essa è icasticamente espressa nell’immagine, che riporto nella massima dimensione consentita qui sotto, che mi ha inviato Domenico De Masi (che ringrazio). Il senso di quest’immagine è il seguente: questo luogo è tutt’altro che un “paesaggio perfetto”. È stato già pesantemente scempiato da interventi che l’hanno reso orribile. Un intervento di elevata qualità non può che migliorarlo.

" L’argomento è tutt’altro che sciocco. Esso potrebbe motivare un’iniziativa legislativa regionale che volesse riparare il vulnus di legittimità. Quindi mi sembra utile discuterlo. […] Mi dicono che le costruzioni recenti che appaiono nella fotografia di De Masi sono in grandissima prevalenza abusive o illegittime. Ciò deriva evidentemente dal fatto che la collettività aveva ritenuto che il paesaggio non dovesse essere modificato, e che la sua volontà è stata calpestata. Sostenere il progetto Niemeyer significa quindi consolidare una prassi sbagliata, confermare una devastazione che si riconosce essere tale e darle legittimità; quindi distruggere la speranza che si possa, domani o fra cent’anni, realizzare un progetto diverso."

Ella documenta poi il fatto che il progettista effettivo dell’auditorium sarebbe Oscar Niemeyer, avanza il dubbio che io sia stato male informato, e mi prega, di “smentire le [mie] inesatte affermazioni tramite gli stessi organi e con incisività pari a quella con cui le [ho] diffuse”.

In proposito la rassicuro informandola che non ho atteso la sua sollecitazione per rendere pubblico, sul mio sito, il “riconoscimento di paternità” da parte dell’architetto Niemeyer. L’ho accompagnato con una postilla nella quale precisavo ciò che testualmente riporto, e che naturalmente sarei ben lieto se la stampa pubblicasse:

"Niemeyer rivendica il progetto dell’auditorium di Ravello. Bene. Spiega che ha lavorato molto, e conferma che non è mai andato sul posto. Bene anche questo: ognuno progetta come vuole. Rettifica quindi quello che aveva scritto il sindaco di Ravello nella sua lettera al Corriere del Mezzogiornodel 15 gennaio 2004. In quella sede il sindaco affermava che Niemeyer aveva regalato al comune una “idea progetto”, che su quella base il comune aveva “realizzato il progetto preliminare, della cui redazione è stato incaricato l’ufficio tecnico comunale, che ha poi redatto un regolarissimo, completissimo progetto definitivo, firmato dall’arch. Rosa Zeccato”. Ma a me, francamente, che il progetto l’abbia fatto l’architetto brasiliano o un altro non è mai sembrato un fatto rilevante. Ciò che mi ha scandalizzato è che taluni si siano ammantati sotto il nome del prestigioso architetto per far passare un operazione illegittima. Questo rimane, e gli atti finora prodotti dalla magistratura l’hanno confermato".

Non ho nulla da aggiungere, se non ribadire quanto più volte ho già espresso: la mia amarezza per il fatto che numerose persone che stimo (tra le quali la annovero) siano così superficiali di fronte alla questione della legalità: una questione oggi più centrale e vitale che mai. Per conto mio, non mi sono stancato di ripetere che mentre la mia contrarietà a quell’intervento in quel luogo era un’opinione che fermamente sostenevo, ma solo un’opinione, l’offesa alla legalità – che individuavo nei comportamenti e nelle parole di molti sostenitori del progetto - mi sembrava un grave e colpevole errore.

Per evitarle di cercare in internet (non so che dimestichezza ella abbia con questo strumento) le accludo alcune delle note che ho pubblicato sull’argomento, sul mio sito e, alcune di esse, sulla stampa. Vi troverà le stesse tesi che ho esposto ogni volta che qualcuno ha chiesto il mio parere all’argomento, e potrà constatare quanto sia scarso il peso che ho sempre dato alla paternità del progetto.

Naturalmente la prego di trasmettere questa mia ai membri del Consiglio d’amministrazione e del Consiglio di indirizzo, cui invio, come a lei, i miei più cordiali saluti. Assicurando loro e lei che il mio sito, benché sia assolutamente personale ed esprimendo solo le mie personali opinioni, valutazioni e scelte, si sforza di documentare con attenzione l’espressione delle posizioni diverse da quelle che io sostengo. Sarei lieto se anche quanti non sono d’accordo con me facessero lo stesso, e replicassero nel merito delle questioni che pongo. Molte degli apparenti scontri d’opinione sono ahimé sintetizzabili nell’adagio: “Dove vai? – Son cipolle”

Edoardo Salzano

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