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De Seta replica a Meneghetti, e Meneghetti replica
24 Marzo 2004
Ravello
Cesare de Seta risponde alla lettera di Lodo Meneghetti, il quale replica a sua volta. Da lunedì meno Ravello.

Caro Meneghetti,

un amico mi segnala la Tua lettera sul sito di Eddy Salzano con il quale ho un antico rapporto spero non intaccato da questa divergenza. Mi avvedo che gli architetti sono degli eccellenti epistolografi e ne sono lieto, ma trovo anche che è inutile pestare acqua nel mortaio. Sulla questione Ravello-Niemeyer si è ormai superato il segno. Ne ho scritto per primo nel 1999, poi ho raccolto il saggio in un mio libro Le architetture della modernità tra crisi e rinascite. Bollati-Boringhieri, 2002. Per fortuna tu non mi poni problemi di legalità urbanistica alla quale sono attento quanto i miei interlocutori anche se il mio mestiere è altro e mi fido di amici urbanisti (Carlo Gasparrini) e giuristi (il prof. Laudadio, amministrativista di rango) i quali hanno fugato ogni mia remota preoccupazione al riguardo. Che altri la pensino in modo diverso non mi sorprende, ma neppure turba le mie convinzioni acquisite con cura e in tempi assai lontani dalla polemica.

Tu mi poni un preciso interrogativo e hai la cortesia di citare un mio testo su Piero Bottoni a Capri: naturalmente io condivido quel che ho scritto e non ho abiurato. Proprio il caso della grotta resa abitabile da Bottoni è la testimonianza più clamorosa di come una sfida impossibile è stata vinta da un architetto sensibile e creativo. Gli oppositori di Niemeyer a Ravello avrebbero consentito a Bottoni di costruirsi una casa in una grotta demaniale? Chiedilo tu a loro. Quel che penso sul Paesaggio l’ho scritto in un paio di Annali della Storia d’Italia (Einaudi): tutta la mia vita testimonia quanto mi sia caro il paesaggio, l’architettura, la città nella lenta e affascinante dinamica storica.

Credo che Ravello non sarà lesa da Niemeyer: la sua integrità è già lesa dalle case popolari nella valle del Dragone, dal ristorante - accanto al suolo dove sorgerà l’Auditorium, lunghezza massima 32 metri – lungo circa 120 metri e da cento altre brutture. Nessuno se ne è accorto? La Rondinaia dove abita Gore Vidal (un villone che vorrei esser Gadda per vederla crollare sotto le mie parole) “lede” il paesaggio di Ravello? Caro, il Paesaggio che è un’entità storica creata dall’uomo viva e vivente, non metastorico simulacro, né idola metafisico. Il mio amico Marc Augé ha pubblicato un libretto sulle rovine e sarebbe utile che gli oltranzisti della difesa lo leggessero, piuttosto che farsi drogare da Put, Pit, Pat e Pot che per me sono i personaggi di un romanzo di Dickens. Se mi permetti ti segnalo le pagine dedicate alla nuova architettura nel mio ultimo romanzo Terremoti, Aragno 2002: lì troverai pagine forse gradevoli nelle quali spiego fino in fondo e in modo molto chiaro (I suppose) tutto il mio pensiero sul rapporto tra architettura malnata e paesaggio. Ma il Niemeyer meticcio, come si autodefinisce, 96 anni, onestamente faccio fatica a collocarlo tra i creatori di architettura malnata, come fai tu e altri con tanta intransigente baldanza e scarsa considerazione per quel bene supremo che è la capacità di creare bellezza.

Credimi con cordialità,

Cesare de Seta

La replica diLodo Menghetti

Caro De Seta,

ti ringrazio della lettera, benché, penso, forse giustamente stufo della diatriba, tu non accetti di accedere al senso del mio modesto intervento. Tra l'altro non noti che, circa Piero Bottoni e Capri, sono le case e non la grotta il centro del mio e del tuo stesso discorso. E poi non hai evidentemente letto il pezzo su Ravello precedentemente pubblicato da Eddy. Naturalmente conosco la tua effettiva posizione, Ravello a parte, figurati se no, e ti ammiro. Di qui la mia attuale sorpresa a vederti confuso in mezzo ai cosiddetti 165. Quanto all'"intransigente baldanza" che mi accomunerebbe ad altri, scusa carissimo, la respingo. Penso di aver ragionato, non di aver sentenziato. Non intendo paragonarmi a te, ai tuoi testi sugli Annali e ad altro. Ti indico però un mio libro abbastanza recente che mostra la mia posizione; potresti limitarti a leggere la recensione di Giancarlo Consonni che Eddy pubblica sul suo sito. Il libro, purtroppo pubblicato da un editore a scarsa diffusione (Unicopli di Milano), si chiama per l'appunto Architettura e paesaggio. Memoria e pensieri.

Lodo Menghetti

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