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Massimo Giannini
Ciampi: Non un soldato senza ONU
21 Maggio 2004
Articoli del 2003
Massimo Giannini illustra il significato e i risvolti del forte richiamo del Presidente della Repubblica a Berlusconi sulla incostituzionalità di un intervento dell’Italia nella querra di Bush. Su Repubblica del 15 marzo 2003. Ecco l’articolo 11 della Costituzione: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

L’ITALIA non può entrare in guerra contro l’Iraq al fianco degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Spagna. E se anche le Camere autorizzassero un intervento militare del genere, il voto sarebbe illegittimo per violazione dell’articolo 11 della Costituzione. Solo una risoluzione dell’Onu o una delibera della Nato possono rendere giuridicamente possibile una qualsiasi partecipazione italiana al conflitto. Così Carlo Azeglio Ciampi ha tracciato il perimetro costituzionale e parlamentare nel quale si dovranno muovere il governo, i partiti e le forze armate sul fronte Saddam.

Ad ascoltarlo, in una sorta di primo «gabinetto di guerra» di questa drammatica crisi irachena, c’erano Berlusconi, Fini, Letta e Frattini. Il Capo dello Stato ha dissolto gli ultimi dubbi che angosciano l’opinione pubblica e tormentano il premier. La «dottrina del Quirinale» è molto chiara: non un soldato, non un Tornado italiano può essere impiegato contro il rais di Bagdad, se manca una legittimazione formale dei grandi organismi sovranazionali, le Nazioni Unite, il Patto Atlantico, l’Unione europea. Alla vigilia del delicatissimo vertice trilaterale alle Azzorre tra Bush, Blair e Aznar, il Colle ha fissato un paletto decisivo, con un documento redatto dai consulenti giuridici e illustrato da Gaetano Gifuni ai presenti all’incontro di ieri, nel Salone alla Vetrata.

Un paletto che, in una fase difficile come questa, serve anche a Berlusconi. Da un lato, se si arrivasse a una seconda risoluzione che desse via libera a un attacco multilaterale, gli consentirebbe di inquadrare l’eventuale coinvolgimento italiano nella guerra in una cornice di legittimità giuridica. Dall’altro lato, se invece l’azione anglo-ispano-americana scattasse in modo unilaterale, gli permetterebbe di sottrarsi materialmente al conflitto, sia pure senza tradire politicamente l’amicizia con gli Stati Uniti. In questi giorni il Cavaliere si è posto più volte una domanda: «L’America non ci ha ancora chiesto nulla, sul piano dell’impegno diretto nella guerra. Ma se lo farà, e prima o poi lo farà, visto che la situazione all’Onu non si sblocca, noi come dobbiamo comportarci?».

Ora c’è una risposta. Ciampi gliela offre come custode della Costituzione, presidente del Consiglio Supremo di difesa, garante dell’uso legittimo delle Forze Armate. In questi giorni lo avevano tirato per la giacca in tanti. Oscar Luigi Scalfaro lo invitava a una lettura «restrittiva» dell’articolo 11 della Costituzione, ancorandosi al suo primo capoverso: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». E’ la linea dei pacifisti assoluti: no alla guerra, senza se e senza ma. Francesco Cossiga, al contrario, gli chiedeva un’interpretazione «estensiva» dello stesso articolo 11, enfatizzando il suo secondo e terzo capoverso: «L’Italia consente ... alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». E’ la posizione dei pacifisti realisti: in casi eccezionali la guerra può essere legittima. O persino «giusta», come teorizzò Bobbio ai tempi del primo conflitto nel Golfo.

Ciampi, facendo appello alla «dottrina internazionale dell’unanimità», ha sposato questa seconda tesi. E a Berlusconi ha spiegato che senza la legittimazione dell’Onu «l’Italia non può partecipare né direttamente né indirettamente» ad operazioni militari contro l’Iraq. Frattini ha posto un problema di cui la Farnesina ha ragionato con Powell: l’eventuale invio di contingenti italiani non nelle vere e proprie zone di guerra, ma in Turchia a scopo preventivo. Anche su questo punto, il paletto del Colle è stato chiaro: serve almeno una deliberazione della Nato. Se non c’è questa, l’Italia non può inviare truppe. Accadde così in Iraq undici anni fa, accadde così in Kosovo tre anni fa. Deve essere così anche oggi. Il governo, che nelle prossime ore dovrà prendere decisioni difficili, ha ora una stella polare da indicare. Il Parlamento, che nei prossimi giorni dovrà esprimere un voto, ha ora una rotta precisa da seguire. Se l’America farà da sola, l’Italia potrà al massimo concedere diritti di sorvolo, basi e infrastrutture, da Stato membro del Patto Atlantico vincolato da rapporti bilaterali con gli Usa. Niente di più.

Ma per dimostrare la fedeltà italiana all’alleato d’oltreoceano, e per salvare quel che resta dell’Onu, il Cavaliere azzarderà nelle prossime ore un tentativo estremo di mediazione: gli Usa presentino la loro risoluzione, i nove Paesi alleati nella «coalition of the willing» manifestino il proprio sì al momento della dichiarazione di voto, ma prima ancora di votare la delegazione americana ritiri la risoluzione. Con questo escamotage, un po’ bizantino e più da Transatlantico romano che da Palazzo di Vetro newyorkese, Bush incasserebbe il pieno sostegno politico dei suoi alleati, ma le Nazioni Unite non si dilanierebbero in una «conta» rovinosa, sotto i colpi del veto franco-russo-cinese.

Questo è il massimo che l’Italia può fare, per «l’amico americano». Senza l’Onu o la Nato, né un soldato, né un Tornado potranno colpire Bagdad. Per Berlusconi, pressato dalle marce pacifiste e dai cattolici della sua maggioranza, è un’ancora di salvezza. Per gli italiani, che hanno a cuore almeno il diritto e l’ordine internazionale, è una confortante certezza.

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