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Matteo Alberini
Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia
20 Dicembre 2008
2009 Città bene comune, vertenza europea
Intervento al convegno “Città bene comune. Vertenza europea”, Venezia, 24 novembre 2008

Vorrei, a premessa, ribadire il mio pieno consenso alla impostazione che è alla base della esperienza e del confronto di una rete significativa di Camere del Lavoro della CGIL. Impostazione più volte richiamata da diversi interventi e che ha al centro il processo di integrazione tra la contrattazione in azienda e la contrattazione nel territorio, in particolare quella rivolta ad affrontare i temi del salario “sociale” e dei beni comuni di cittadinanza.

Il confronto tra diverse esperienze è importante e necessario. Infatti mentre la contrattazione in azienda, anche se vive una fase di rilancio, aggiornamento, in particolare sui temi dei cambiamenti e dell’organizzazione del lavoro, sui processi di frammentazione del lavoro attraverso nuove esperienze contrattuali come la contrattazione di sito, ha un suo impianto definito nelle attuali regole contrattuali, per certi versi una sua esigibilità, la contrattazione sociale territoriale è invece oggi tutta da conquistare ed affermare con un ruolo più generale del sindacato confederale. Le esperienze concrete e la loro socializzazione sono importanti come terreno delle buone pratiche, ma lasciano aperte delle questioni di fondo sul processo democratico che hanno, a mio avviso, un peso determinante sulla efficacia di una qualificata contrattazione territoriale.

Mi riferisco da una parte agli strumenti più sindacali della contrattazione territoriale che riguardano la partecipazione nella fase di costruzione delle piattaforme, dei lavoratori e dei pensionati, la validazione delle piattaforme e, dall’altra, alla verifica dei risultati e dell’efficacia economica e sociale degli accordi e, non da ultimo, alla costruzione di ponti, di reti con i movimenti sociali del territorio.

Ho voluto partire da qui perché nella mia esperienza confederale di questi anni, il lavoro svolto sui diversi piani, ancora molto parziale, ha scontato e sconta tuttora le difficoltà derivanti dalla mancanza di opportune soluzioni ai nodi problematici sopra richiamati e che è importante invece affrontare con pratiche ed anche regole strutturate.

Venendo al percorso di lavoro sperimentato nella nostra esperienza di CGIL di Venezia. Siamo partiti prima di tutto dalla costruzione di una nostra elaborazione generale sui temi della città di Venezia. Le conferenze sulla città del 2001 e del 2006 volevano essere una sintesi della nostra elaborazione, del nostro punto di vista sui temi della città in base al quale avviare una fase di confronto/concertazione con l’Amministrazione Comunale e non solo.

La Conferenza del 2001 ipotizzava già nella sua impostazione un “Nuovo patto per vivere e lavorare in una città coesa, solidale, sostenibile”, proposta che non è stata raccolta in quella fase, mentre la Conferenza del 2006 “Vivere e lavorare a Venezia” voleva con “la consapevolezza della nostra rappresentanza di parte, contribuire partendo da una analisi delle criticità, ad una progettualità di sistema che non si intravedeva ancora nella Amministrazione Locale”.

La Conferenza del 2006 ha messo le basi per due importanti “accordi quadro” il primo dei quali ha riguardato i temi di “uno sviluppo sostenibile e di qualità” sottoscritto con l’Amministrazione Provincia e Unindustria. Sui temi delle politiche sociali, si è sottoscritto invece un “accordo quadro sulle politiche sociali di qualità nella provincia di Venezia” coni Presidenti delle Conferenze dei Sindaci delle ULSS della provincia, con il Sindaco di Venezia e con il Presidente dell’Amministrazione Provinciale.

Erano entrambi due Accordi Quadro di linee e indirizzi generali, a mio avviso, accordi molto positivi dal punto di vista della qualità e dei contenuti e che andavano e mi permetto di dire ancora, vanno gestiti.

Sottolineo tra i contenuti più qualificanti l’obiettivo del dialogo, dell’incontro sul campo ed in particolare per noi sulla vita industriale di Porto Marghera, della cultura operaia con la cultura ambientalista, come auspica Asor Rosa nel testo richiamato dall’intervento di Oscar Mancini. L’Accordo Quadro sui temi dello sviluppo locale, sulla gestione del mercato del lavoro, sulla sicurezza, ha incontrato un forte limite nei soggetti firmatari in particolare Confindustria, e qualche resistenza, difficoltà, nelle relazioni confederali con le rispettive categorie, ma, soprattutto, una incapacità del livello istituzionale di saper sfruttare questa opportunità. Sapendo, tra l’altro, che la scelta dell’interlocutore istituzionale, l’Amministrazione Provinciale, rispondeva anche a quella ipotesi di lavoro prospettata nella comunicazione di Cristina Gibelli.

Ha prodotto comunque diversi accordi di settore, soprattutto sulla situazione di Porto Marghera attraverso un riallineamento istituzionale che ha coinvolto Regione, Provincia e Comune di Venezia, arrivando ad un accordo che, come CGIL, non abbiamo sottoscritto per una valutazione di merito sulle prospettive ambigue e negative della riconversione di Porto Marghera.

Sui temi del mercato del lavoro ci siamo trovati di fronte alla mancanza di volontà della Amministrazione Provinciale di raccogliere una sfida alta per una gestione “strutturata e forte” del mercato del lavoro veneziano e sembra che questa disponibilità si stia manifestando solamente in questa fase, a fine legislatura.

Mentre, anche sulla spinta dei gravi episodi di infortuni mortali, siamo riusciti a definire una piattaforma unitaria sulla sicurezza nel lavoro e a pervenire a primi importanti accordi nel Porto di Venezia e nell’edilizia, anche se questo tema non è ancora diventato patrimonio culturale, sociale e politico della città. Una priorità non solo dei lavoratori coinvolti.

L’Accordo Quadro sulle politiche sociali doveva essere propedeutico alla definizione di specifiche piattaforme per le singole ULSS della provincia, per la contrattazione sociale con i Comuni a partire dal confronto sui bilanci preventivi per poi affrontare le diverse politiche di settore. Ad oggi abbiamo già varato una piattaforma unitaria con l’ULSS 12 veneziana ed è in corso la trattativa sui singoli punti. E’ in via di definizione la piattaforma unitaria per le alre 3 ULSS della provincia. Stiamo parlando di piattaforme confederali costruite, discusse con il Sindacato Pensionati e con la Categoria, ma che scontano, in particolare per la tenuta dei rapporti unitari, i limiti di una loro socializzazione più ampia, di una validazione e verifica formale che faccia diventare questi obiettivi, propri di una comunità cittadina o almeno di tutto il mondo del lavoro che rappresentiamo.

Sul versante invece delle politiche sociali dei Comuni stiamo stabilizzando un metodo di lavoro che si basa sulla definizione di indirizzi generali, su piattaforme locali e comunali, sulla stipula di accordi e non solo di “verbali di incontro” ed in particolare stiamo cercando di rendere sempre più evidenti le nostre priorità e la necessità di una efficacia verificabile e condivisa della nostra iniziativa sindacale.

Se dovessi brevemente, anche raccogliendo i temi qualificati dell’iniziativa di oggi, esprimere una mia personale valutazione, mi sentirei di dire che la cosa più importante per la CGIL da fare nella prospettiva della contrattazione territoriale, sia quella di aprire il sindacato, la CGIL al confronto più ampio ed articolato con i soggetti collettivi che agiscono in città e nel territorio e l’iniziativa di oggi è per me un segnale importante in questa direzione. C’è una Amministrazione pubblica che sta accentuando i caratteri di una difesa autoreferenziale del proprio operato amministrativo che noi contestiamo per molti aspetti nel merito e nel metodo. Si muovono in città gruppi, associazioni, comitati che non sempre contribuiscono alle finalità di coesione sociale e politica e di sintesi più avanzate, condizionati troppo dalle scadenze elettorali. Si ha spesso la sensazione che gli interessi di parte siano agitati “contro” invece che proposti per costruire una sintesi più larga e più avanzata, lasciando sullo sfondo la necessità di una sintesi per una vera coesione sociale.

Sarebbe importante come mi sembra auspichi Anna Marson, se, come CGIL, come sta avvenendo nella partita nazionale, dove la CGIL può rappresentare il luogo di riflessione, verifica critica e proposta per uscire da questa crisi del liberismo con un modello di sviluppo sostenibile socialmente e ambientalmente, con un rafforzamento del valore sociale del lavoro, anche nel territorio avvenisse questo cioè che il luogo della CGIL potesse essere un luogo aperto, positivo, di costruzione di una proposta alta e positiva di vivere la cittadinanza in tutte le sue dimensioni a partire da quella del lavoro.

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