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Eddytoriale 132 (22 ottobre 2009)
22 Ottobre 2009
Eddytoriali 2008-2009

Sul piano del metodo. È incredibile che oggi (mentre scrivo è martedì sera) ancora né i consiglieri regionali né la stampa abbiano il testo di una legge che è stata approvata venerdì. Sembra che stiano scrivendo gli emendamenti, che sono stati presentati oralmente, oppure su manoscritti incomprensibili. Sono stato consigliere comunale a Roma e a Venezia, e consigliere regionale nel Veneto, ma non mi è mai capitato qualcosa di simile.

Sul piano del merito. Sembra (oggi posso dire solo “sembra”, dato che non c’è ancora un testo) che sia stato stralciato l’articolo 15 nelle norme del PPR, che rendeva alle sole lottizzazioni approvate dai comuni nelle quali fosse stata stipulata in data certa e anteriore al “decreto salva coste” la convenzione e fossero state legittimamente reralizzate le opere di lottizzazione. Cancellare questo articolo significherebbe autorizzate decine di migliaia di metri cubi nelle zone più belle e delicate della costa sarda.

Ciò che invece è certo è che la discussione in Consiglio si è svolta in gran parte sulla questione se autorizzare o no gli ampliamenti nella fascia di 300 m (trecento metri) dalla costa, dando per scontato che oltre quel limite si può fare qualsiasi ampliamento. Il limite di 300 m è un limite antichissimo: deriva dalla legge Galasso del 1985, ed è stato totalmente superato sia dal decreto di salvaguardia temporanea del novembre 2004, sia dal piano paesaggistico regionale redatto in conformità ai criteri e alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, chiamato Codice Urbani dal nome del ministro del governo Berlusconi che lo portò all’approvazione.

La vigente tutela della costa sarda è ben più estesa e articolata del limite geometrico dei 300 m. La aree da tutelare (anche con l'esclusione di nuove cubature e di infrastrutture) non solo è generalmente molto più ampia, (mediamente 2.000 metri, con punte fino agli 8-10mila), ma è accuratamente studiata analizzando le caratteristiche paesaggistiche (visuali, ambientali, ecologiche, funzionali) di tutti gli ambiti costieri. I limiti solo geometrici (quali i 300 m della legge Galasso 431/1985 e della successiva legge regionale 45/1989, e i 2.000 m della legge regionale 8/2004) costituiscono una salvaguardia transitoria assolutamente grossolana ("colpi di sciabola", li definiva il grande amministrativista Alberto Predieri a proposito dei vincoli della Galasso), in attesa delle più accurate determinazioni della pianificazione paesaggistica.

Sono veramente curioso di sapere se i consiglieri regionali hanno tenuto conto queste cose, oppure se hanno disgregato le norme di difesa del paesaggio costiero con una vero colpo di mano: quale quello che si perpetrerebbe se col "piano-casa" se si volesse rispettare solo il miserevole limite dei 300 metri, e per di più autorizzare le decine di milioni di metricubi di lottizzazioni costiere che nel 2004 si sono fortunatamente bloccate, salvando paesaggi che non meritano la distruzione.

Questo articolo è stato postato su Tiscali il 21 ottobre, e lì riceve numerosi commenti. Domani 23 sembra che la legge sarà pubblicata. Anche su eddyburg.

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