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Valentino Parlato

Caro Presidente
6 Luglio 2011
Articoli e saggi
Una lettera aperta all’istituzione che rimane l’estrema speranza per chi crede nella ragione. Ma è difficile trovare orecchie attente nei cieli annebbiati da decenni di retorica demagogica e vuota. Il manifesto, 5 luglio 2011, con postilla

Caro Signor Presidente, mi permetto di rivolgermi a lei per la mia antica frequentazione del Cespe, il centro di politica economica del Pci. Con tutto il rispetto, lei è stato ingannato a proposito della Val di Susa. La popolazione della Valle sta subendo una violenza insopportabile, che arriva tra le sue case. Non poche saranno abbattute. Si è creata una situazione che più che a una servitù di passaggio, assomiglia a una servitù per la vita. La violenza è sempre deprecabile, ma in Val di Susa siamo di fronte a una violenza grande, del denaro.

I lavori continueranno per dieci e più anni. I bambini cresceranno in miniera, tra polvere e camion di residui di scavo; enormi macchinari disumani e orribili scoppi rumorosi. Le fonti sotterranee saranno compromesse o si perdranno come troppo spesso avviene per gli scavi nella montagna. Forse l'acqua sparirà del tutto - nessuno dei fautori del tunnel ha fatto studi in proposito - e la Valle dovrà essere rifornita dalla pianura, con appositi trasporti di acqua da bere. L'agricoltura perfetta della Valle, i legumi, il vino d'altura, spariranno senza rimedio. Tutto un prevedibile disastro ecologico in cambio di un treno inutile, esagerato simbolo di una concezione sconfitta; e per eseguire un ordine ingiusto.

Caro Presidente, lei ci ha insegnato che gli ordini ingiusti non si eseguono, agli ordini ingiusti si resiste. Lei, Presidente, ha affermato nel suo comunicato che «non si può tollerare che legittime manifestazioni di dissenso, cui partecipano pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge».

Ci son dunque due leggi e anche chi protesta è dentro la legge, non solo chi ha il compito di farla rispettare. Tutto questo deve offrire un'ampia materia di riflessione a ogni persona che non viva di preconcetti. Proviamo dunque a discutere nel merito delle cose. Il treno Tav dà lavoro oggi e ne darà per anni. Domani, il treno entrerà in un progetto di viaggiatori e scambi di merci altissimo e crescente.

Ma è proprio così? In verità, l'oggi è ben diverso da come spesso lo si racconta: traffici e passeggeri sono in netta diminuzione rispetto alle previsioni sulle quali l'opera era stata decisa. Per il futuro la vera preoccupazione è che la Valle e il mondo siano soffocati dall'inquinamento, dal troppo pieno; che l'acqua pulita venga a mancare e anche il nutrirsi possa presentare qualche problema maggiore. Per questo una Valle fertile e pulita è un obiettivo intelligente e di primaria importanza.

Noi sappiamo, presidente, che lei si occupa d'altro, ma resta il fatto che le cifre sui traffici alla base del tunnel sono tutte sbagliate. Dire «forse sono discutibili», come i più democratici dei commentatori dei giornali di lunedì lasciano intendere è troppo poco; sono sbagliate e basta. Per questo, moltissimi esperti del ramo oggi sono convinti che il tunnel sarebbe un errore, un po' come lo era una centrale nucleare nelle settimane precedenti il referendum; solo che prevale la morale lassista dell'«Intanto facciamolo. A qualcosa servirà». Oppure si vuol tramutare il treno Tav in un simulacro? Qualcosa di somigliante al cappello dell'imperatore al quale Guglielmo Tell non volle inchinarsi, non volle rendere omaggio, in una Valle poco lontana?

Presidente, venga nella Valle. Si renderà conto di tutto con i suoi occhi, con il suo alto senso di giustizia.

Postilla

La lettera aperta di Parlato apre, sul giornale, un ampio servizio sulla vicenda della Val di Susa Il manifesto è l’unico giornale che abbia costantemente informato sulle ragioni (locali e generali) dell’opposizione alla TAV. Un’opposizione che non è solo nell’interesse della valle (e che comunque anche per questo aspetto avrebbe meritato attenzione da parte di chi governa e di chi informa), ma anche nell’interesse generale. Eppure, anche i documentati rapporti che hanno svelato le bugie dei promotori della TAV non hanno mai ricevuto puntuali repliche, e neppure hanno avuto risposta le domande che sono state ripetutamente avanzate: ultime, quelle di qualche giorno fa da Beni, Mattei e Pipino. Il silenzio della stampa e la sordità dei governanti dura da sette anni almeno. In realtà (come dimostrano anche i commenti di questi giorni) alla ragione si preferisce la retorica demagogica dello “sviluppo” e della “modernazzione”. Nessuno di quelli che contano (con il potere delle istituzioni e con quello dell’informazione) raccolgono le voci critiche (ragionevoli) a QUESTO “sviluppo” e a QUESTA “modernizzazione”.A proposito di quest’ultima parola, ci piacerebbe che certi giornalisti (per esempio, quello che in questi giorni gestisce Prima pagina di RadioTre) si chiedesse se per l’Italia sia più modernizzante costruire un segmento d’un’opera altamente improbabile nel raggiungimento dei risultati proposti, oppure impiegare le stesse risorse per rendere “mmoderna” la rete già esistente, far viaggiare meglio le persone e le merci, e magari lavorare più seriamente sulle “autostrade del mare”.

L’incapacità di chi governa e di chi informa è il vero segno dell’arcaicità del nostro paese e della necessità di modernizzarlo davvero (ma abbandonando la retorica delle Grandi opere). Se non fosse così, non accadrebbe che della vicende TAV in Val di Susa i grandi meida, dipendenti e indipendenti, si accorgano solo quando esplode qualche bottiglia molotov

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