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Paola Coppola
Villette, abusi, capannoni "Stop all’Italia dei geometri"
11 Novembre 2007
Articoli del 2006-2007
Posizioni interessanti emerse dal convegno del FAI. Da la Repubblica dell’11 novmbre 2007, con una postilla

ASSISI - Basta con «l’Italia dei geometri». Basta con lo sviluppo senza una «regia». Se la cementificazione in Italia avanza non è solo colpa dell’aumento del valore degli immobili e della necessità dei comuni di fare cassa, ma anche il risultato di errori commessi nel passato. Della mancanza di una progettazione di lungo respiro. Dal convegno di Assisi organizzato dal Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, "Sos ambiente: aggiornarsi per intervenire", il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha puntato il dito contro «la fragilità della pianificazione e la scarsa qualità della progettazione affidata in passato a geometri piuttosto che ad architetti e urbanisti». Fattori che hanno portato a uno sviluppo anarchico del paesaggio, come nel caso delle centinaia di villette a schiera della Sardegna. E Rutelli ha promesso il «pugno di ferro» contro chi danneggia il territorio. La qualità del paesaggio deve essere un valore, «comprometterla è la più grave minaccia al nostro patrimonio e alle nostre attività culturali», ha detto il ministro.

Ma al convegno, che ha riunito le delegazioni del Fai di tutta Italia per fare un quadro delle politiche in atto e degli strumenti disponibili, il ministro ha anche dovuto accogliere l’appello allo Stato a essere presente negli interventi di tutela che viene da regioni ed enti locali. Come quello fatto da Luca Rinaldi, soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio di Brescia, Cremona e Mantova, che dice: «Non ci si può più fidare della pianificazione urbanistica regionale. Soprattutto nelle regioni che sono a forte speculazione edilizia, come la Lombardia, tocca allo Stato intervenire per proteggere il paesaggio». Questo è stato chiesto per l’Abbazia benedettina di Maguzzano, in provincia di Brescia, che sorge su un centinaio di ettati di terreno e rappresenta uno dei pochi luoghi incontaminati sulle rive del Garda. Lo scorso anno nella stessa zona era stata bloccata la costruzione di ville di lusso intorno al Castello a Moniga del Garda.

Per proteggere il paesaggio si deve «stimolare l’uso della consapevolezza e tornare al fascino delle regole», ha suggerito nel suo intervento Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai. Esempio positivo è quello della Sardegna che dal settembre 2006 ha un piano paesaggistico e che ha aumentato il trasferimento di fondi agli enti locali del 43% «per contenere la speculazione sugli introiti dell’Ici e degli oneri di urbanizzazione», dice l’assessore regionale Gian Valerio Sanna.

Eppure i problemi non sono solo causati dall’economia del mattone, perché se questa fa crescere il cemento anche altri fattori continuano a «deturpare» il nostro paese. Nelle aree urbanizzate - racconta Costanza Pratesi, responsabile dell’Ufficio studi del Fai - assistiamo alla crescita di «nebulose di edificazione diffusa», per cui le città si irradiano nelle campagne senza un disegno, ma in quelle meno urbanizzate sale il numero dei capannoni a uso industriale. Nel 2005 in Italia ne sono stati costruiti 7044, 826 solo in Veneto. E ancora lo sfregio delle coste e l’abusivismo edilizio «che continua a essere una piaga». Precisa Fulco Pratesi, fondatore del Wwf: «Delle 331mila abitazioni costruite in Italia nel 2006, 30mila erano abusive».

Postilla

Da molto tempo abbiamo iniziato su queste pagine a criticare la rinuncia dello Stato a esercitare le sue responsabilità nelle questioni per le quali esiste una competenza nazionale indivisibile. Le modifiche costituzionali del 2001 e la sudditanza culturale alle posizioni di Bossi che l’intero centro-sinistra ha espresso nella sua interpretazione della sussidiarietà sono state al centro delle nostre critiche. Basta scorrere gli eddytoriali (ad esempio, tra i più recenti, il n. 97 e il n. 91), o il termine sussidiarietà nel Glossario, o gli articoli e i saggi di Luigi Scano.

Apprezziamo molto, e condividiamo, le posizioni espresse al convegno del FAI a proposito della critica alla delega incondizionata alle regioni, e il riconoscimento del buon lavoro della Regione Sardegna (sui due versanti: l’esercizio della tutela mediante la pianificazione del paesaggio, e il sostegno ai comuni che vogliono sopravvivere senza essere costretti dalla finanza statale a cementificare il loro territorio).

Vogliamo osservare però che non è sufficiente che “dal basso” degli operatori sul territorio e delle associazioni culturali e ambientalistiche si rivendichi l’esercizio dell’autorità dello Stato. Occorre anche che chi decide (gli uomini della politica, come l’on. Rutelli) si adoperi per attrezzare lo Stato a esercitarle: attrezzarlo culturalmente (cominciando a criticare le posizioni “sviluppiste”), politicamente (smettendo di rincorrere oogni aspirazione separatista di ogni nicchia di voti), e tecnicamente (cominciando a dotare del minimo di competenze valide le strutture del potere pubblico). Finchè questo non sarà fatto, apparirà come una mera elusione ed evasione il prendersela con i geometri e auspicare che su di loro prevalgano gli architetti (o magari, con un volo pindarico, gli urbanisti).

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