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Vicenza rischia di far litigare Italia e Stati Uniti
12 Gennaio 2007
Articoli del 2006-2007
Il governo avrebbe deciso di dire no al raddoppio della base USA (non NATO) a Vicenza, resistendo al ricatto occupazionale. Bene. Da la Nuova Venezia del 12 gennaio 2007

Duro, anzi durissimo. Il braccio di ferro tra il Comune di Vicenza e il governo sull’allargamento della base Usa, non solo si inasprisce ma si estende alla Regione che si schiera a fianco dell’amministrazione municipale berica. Sul caso però si allunga anche l’ombra di una crisi Italia-Usa, accentuata dalle accresciute distanze tra Roma e Washington per l’intervento Usa in Somalia e per la politica di Bush in Iraq. Ieri il presidente Prodi è stato in proposito di ghiaccio: «Bush dovrebbe trarre migliori lezioni dal rapporto Baker». Un macigno sulla tradizionale amicizia tra Usa e Italia. E in questo contesto non facile si inserisce lo spinoso caso dell’ampliamento della base Usa di Vicenza sul quale il governo «sta riflettendo».

Un caso, del resto, diventato scottante dopo la forte contestazione di tre giorni fa, a Vicenza, nei confronti dell’ambasciatore americano Spogli che ieri, dopo Prodi, ha visto il ministro D’Alema.

Il «go home» all’ambasciatore, anzi, ha acceso una vera e propria rissa verbale tra centrodestra e centrosinistra che sembra destinata a spegnersi non molto presto. «Troverei assurdo e dannosissimo il distacco degli americani da Vicenza - ha detto il presidente del Veneto, Galan, in una nota -, un distacco che di sicuro avrebbe serie ripercussioni sul piano politico generale, sull’immagine di Vicenza e del Veneto negli Usa e nel resto dell’Occidente, tranne che a Cuba o nel Venezuela di Chavez». «Siamo di fronte ad una vicenda che già troppi danni ha fatto nei rapporti internazionali e nelle alleanze politiche e militari del nostro Paese - prosegue il presidente - Danni causati dall’incredibile ma fortemente sospetta inerzia del governo, che avrebbe dovuto farsi promotore già da tempo di una soluzione adeguata e quindi vantaggiosa per Vicenza, per l’Italia, per la nostra alleanza con gli Usa».

Il sindaco di Vicenza, Enrico Hullweck, da parte sua, è tornato sul «duello» a distanza con il ministro degli Esteri D’Alema. «Premesso - dice il sindaco - che avrei gradito da D’Alema una parola di solidarietà per i due agenti della polizia locale e per la dipendente comunale picchiati dai dimostranti, che volevano malmenare l’ambasciatore Spogli».

A ribattere per il centrosinistra sono stati Mauro Bulgarelli, senatore dei Verdi, e Laura Fincato, deputato dell’Ulivo. «L’ambasciatore Usa Spogli è venuto a Vicenza per esercitare pressioni assolutamente indebite sulle autorità locali, minacciando rappresaglie sul piano occupazionale se non dovesse andare in porto il raddoppio della Ederle».

«Il sindaco Hullweck porta la responsabilità della situazione che si è creata intorno alla base Usa Dal Molin: ha gestito tutta la vicenda all’insaputa della città e del Consiglio comunale», afferma infine Laura Fincato, secondo la quale «se il sindaco di Vicenza fosse stato più trasparente nei confronti della proposta degli Stati Uniti, che sono un paese amico, si sarebbero evitate le disdicevoli contestazioni all’ambasciatore Spogli». Fincato, che coglie l’occasione per esprimere solidarietà all’ ambasciatore, conclude dicendo che «i cittadini di Vicenza decideranno, come è giusto che sia, con il referendum il futuro della base, dopo che il sindaco aveva occultato la trattativa con gli Usa».

Nella disputa si è infine inserito il presidente degli industriali di Vicenza, Massino Calearo, secondo il quale «la gestione politica della vicenda Dal Molin prima era deludente, ora è preoccupante».

Sull'argomento, in eddyburg articoli del 18.08.2006, 26.10.2006, 18.11.2006, 03.12.2006.

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