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Romina Marceca
Veleni e affari sporchi l’agosto da incubo dei roghi in discarica
5 Agosto 2012
Rifiuti di sviluppo
Dietro agli incendi, come al solito, la regia della malavita che lucra sul business dei rifiuti a danno dell’ambiente e della salute. La Repubblica, 5 agosto 2012 (m.p.g.)

È l’estate dei roghi nelle discariche che sprigionano diossine e altri cancerogeni. L’estate dei veleni nell’aria e nei cibi. Da Caserta a Palermo, passando per la Puglia. Gli incendi di rifiuti accomunano il Sud d’Italia nell’ennesima emergenza tra rimpalli di competenze, ritardi negli interventi e un’altalena di rassicurazioni e allarmismi sul rischio per la salute.

A Palermo brucia da sette giorni la discarica di Bellolampo, quella in cui confluiscono tutti i rifiuti della città. Per fronteggiare i roghi, oltre ai Canadair, è stato mobilitato addirittura l’Esercito.

Le fiamme, hanno accertato gli investigatori, sono dolose e sono state appiccate dai piromani in tre punti, nonostante la vigilanza interna, con precisione chirurgica. Ma chi ha interesse a bloccare l’impianto? Secondo i magistrati di Palermo, il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e il sostituto Gery Ferrara, dietro al rogo si nasconderebbe il business legato allo smaltimento dei rifiuti. Dalla montagna che sovrasta la città si innalza una nube nera che ha già invaso la periferia e si dirige anche verso i paesi della provincia.

Il sindaco Leoluca Orlando al sesto giorno di fiamme è corso ai ripari. Ha scritto al ministro Passera chiedendo la testa dei commissari Amia e ha emesso un’ordinanza che vieta il consumo dei prodotti agricoli coltivati nelle zone più prossime all’incendio. Un provvedimento «cautelare», rassicura Orlando che intanto prescrive controlli sul latte materno e impone il lavaggio di strade e tetti dei quartieri a ridosso di Bellolampo.

L’Arpa, l’azienda regionale per l’Ambiente, ha diffuso solo dati parziali sull’inquinamento dell’aria che già indicano una considerevole concentrazione di benzene, toluene e xileni nell’aria, ma non delle diossine. I risultati completi si dovrebbero avere la prossima settimana, mentre in città si sono accumulate 3.300 tonnellate di rifiuti.

Ma quella di Palermo non è che l’ennesima emergenza di un meridione sommerso dall’immondizia e nella morsa degli interessi milionari che girano intorno allo smaltimento. Un business che alimenta gli appetiti della criminalità organizzata. È quello che succede in Campania e in Puglia dove a cadenza giornaliera si appiccano roghi ai rifiuti speciali nelle campagne.

È accaduto a Foggia e da due mesi si ripete a Bari, dove i cassonetti finiscono in cenere in vari punti della città. L’azienda municipalizzata ha già presentato due esposti denunciando un vero e proprio disegno per boicottare il sistema dei rifiuti. La scia degli incendi continua tra Napoli e Caserta dove i roghi hanno una storia ventennale. Ad appiccarli le bande legate alla camorra che distruggono così i rifiuti speciali — dall’eternit ai pneumatici — abbattendo per conto di imprenditori senza scrupoli i costi di uno smaltimento autorizzato.

Un giovane farmacista di Giugliano, Angelo Ferrillo, da cinque anni racconta sul blog laterradeifuochi. it tutti i roghi, ricevendo centinaia di segnalazioni. Ne viene fuori la mappa di uno scempio quotidiano, da Scampia a Marcianise, da Casal di Principe a Santa Maria Capua Vetere. «A Caserta — racconta Ferrillo — ci sono almeno venti incendi al giorno. All’opera bande di Rom in contatto con gli imprenditori. Abbiamo denunciato sindaci, prefetti e l’azienda regionale per l’ambiente alla commissione europea». In campo è sceso anche il “Collettivo Latrones”, un gruppo di intellettuali e artisti campani che ha scritto al ministro della Salute, Renato Balduzzi, ribattendo polemicamente a una risposta del ministro in Parlamento sull’aumento dell’incidenza dei tumori: «Le nostre abitudini alimentari non c’entrano, qui è in corso uno sterminio che dipende dai roghi dei rifiuti».

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