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“Urgente o no la nuova legge urbanistica?”
8 Settembre 2007
Lettere e Interventi
Aperta una discussione tra M.C. Gibelli e V. De Lucia

Maria Cristina Gibelli

”Davvero non è urgente la nuova legge urbanistica?

6 settembre 2007

Carissimi, devo dirvi che sono rimasta perplessa leggendo il titolo della intervista a Vezio sulla legge urbanistica. Ma davvero non è urgente? E lo sfascio dalla Campania in giù? E il vero incubo lombardo? Oggi l'assessore all'urbanistica del Comune di Milano alla festa dell'Unità ha raccontato la sua "visione del futuro": risolvere i problemi dello sprawl e del pendolarismo costruendo case per 750.000 nuovi abitanti! Insomma, come aggiungere Bologna a Milano (ovviamente cementificando tutto il Sud Milano e dando al fuoco un po' di campi nomadi). Per favore, ditemi che si è trattato di una svista editoriale!

Vezio De Lucia

”Non illudiamoci. Intanto abbiamo sconfitto il peggio”

7 settembre 2007

Cristina, potrei cavarmela dicendo che il titolo di green report forza poche e frettolose parole alla fine della mia intervista. Colgo invece l’occasione per tentare di chiarire alcune questioni importanti intorno alla nuova legge. In primo luogo, il risultato che non esagero a definire eccezionale sta ne fatto che siamo riusciti (molto del merito è di eddyburg, e tu sei stata una protagonista) a bloccare, credo definitivamente, l’orribile controriforma Lupi, che tutti davano per approvata, anche autorevolissimi esponenti del centro sinistra. La sicurezza di questo risultato è confermata dalla proposta Ds (a firma Raffaella Mariani) che non è più assolutamente apparentabile alla proposta Lupi e tiene conto di alcune nostre posizioni. Ed è questo che fa infuriare il presidente dell’Inu. Ti pare poco? In secondo luogo, non penso che si possa condividere l’atteggiamento di chi è convinto che con una nuova e buona legge urbanistica nazionale sia risolutiva per il governo del territorio nazionale. Non alimentiamo illusioni. L’obbligo di formare i piani regolatori esiste in Italia da 65 anni, eppure centinaia di comuni del Lazio e della Campania ne sono ancora sprovvisti, Gli standard urbanistici sono un obbligo da quasi 40 anni, ma dal Lazio in giù sono spesso un miraggio. L’abusivismo è un reato, ma in gran parte d’Italia l’attività edilizia e urbanistica è nelle mani della malavita organizzata. Aggiungo che in Toscana, da 12 anni, la legge regionale detta norme precise per il contenimento delle espansioni che invece, come sai, continuano a svilupparsi indisturbate. Il problema, allora, non è la legge nazionale, comunque importantissima, ma la cultura politica e amministrativa che in materia è in crisi, drammaticamente in crisi. Concludo proponendo a Salzano di aprire una discussione su questi argomenti.

Maria Cristina Gibelli

”Condivido e rispondo”

7 settembre 2007

Caro Vezio, ho letto la tua tempestiva risposta alla mia un po’ enfatica mail notturna. Come sempre, condivido tutto quello che scrivi e, in particolare, che una buona legge nazionale non sarà certamente l’occasione per una palingenesi nelle politiche e nelle pratiche urbanistiche ed edilizie locali. Ma anche da qui bisogna cominciare. Nessun paese “moderno” può permettersi di non avere una legge di principi aggiornata rispetto alle problematiche e alle sfide emergenti. Il problema che segnalavo alla attenzione tua e di Eddy riguardava principalmente il messaggio veicolato dal titolo, probabilmente redazionale di Green Report, alla tua intervista. Per me, come so per certo anche per te, la legge non solo “serve”, ma è anche “urgente”, perché, se non sarà approvata in questa legislatura, rischiamo: di dimostrare che la sinistra non credeva alla necessità di questa riforma, mancando un’occasione che non esito a definire “storica”, ma anche di dover ricominciare tutto daccapo e di nuovo da soli, senza le convergenze attuali che, come ben sappiamo, non danno nessuna garanzia di coerenza e durata nel tempo perché sono fortemente condizionate dalle alternanze del ciclo politico.

La discussione rimane aperta. È giusto non farsi illusioni sulle capacità taumaturgiche della legge, e perciò lavorare molto sulle coscienze, nella battaglia culturale, per l’allargamento della partecipazione al dibattito e della condivisione di principi giusti. Ma pronti a cogliere ogni occasione per avere strumenti nuovi. Una new entry in Parlamento, l’interessante proposta di legge presentata da Edo Ronchi e altri, molto vicina alla proposta degli Amici di Eddyburg, alimenta la speranza di un risultato entro questa legislatura.

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