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Francesco Erbani
“Un pericolo per la Laguna” tutti i dubbi sulla barriera che è già costata 5 miliardi
5 Giugno 2014
Post 2012
La corruzione e il criminoso legame tra politica e affari sono condannati da tutti, e giustamente. Ma pochi hanno imparato che il MoSE è un progetto che non salva Venezia ma la distrugge, e lo scrivono sui giornali.

La corruzione e il criminoso legame tra politica e affari sono condannati da tutti, e giustamente. Ma pochi hanno imparato che il MoSE è un progetto che non salva Venezia ma la distrugge, e lo scrivono sui giornali. La Repubblica, 5 giugno 2014

«Con il Mose è saltato uno dei principi che hanno governato per secoli la laguna di Venezia. E che la Serenissima repubblica ha costantemente rispettato. Quel principio è iscritto nel nome di un canale, il canaledella Scomenzera». Scomenzera vuol dire cominciare, spiega Edoardo Salzano, urbanista, a lungo preside della facoltà di Pianificazione dello Iuav (Istituto universitario architettura di Venezia), poi anche assessore della città lagunare: «Un lavoro si cominciava, si vedevano gli effetti e solo se questi convincevano si continuava, se no si cambiava direzione. Nella legge speciale per Venezia, che tanti anni fa ha dato il via al Mose, si richiedono criteri analoghi: la sperimentalità, la flessibilità e la reversibilità. E quei criteri il Mose li ha tutti e tre disattesi ».

Il Mose, Modulo sperimentale elettromeccanico, è un’opera nata e cresciuta sotto una bufera di polemiche. Doveva costare un miliardo e mezzo. Ma oggi, poco oltre l’ottanta per cento dei lavori, si è arrivati a 5 e mezzo. Si è iniziato a costruirlo nel 2003 (la prima legge in cui si parla di «regolazione dei livelli marini in laguna», però, è del 1984). Si diceva sarebbe stato completato alla fine del decennio, ma ora, sempre che vada in porto, verrà consegnato nel 2016. Ma servirà a evitare che Venezia finisca sott’acqua quando s’innalzano le maree? Il meccanismo sul quale si fonda, le paratoie che vengono su contrastando la corrente che dal mare porta acqua in laguna dà garanzie all’altezza dei costi?

La discussione è stata sempre lacerante, ha diviso tecnici e uomini di scienza, messo l’una contro l’altra le istituzioni: da una parte il Magistrato alle acque, organo del ministero delle Infrastrutture, tenace difensore dell’opera, dall’altra il comune di Venezia che, soprattutto durante il mandato di Cacciari, si è strenuamente opposto, commissionando studi che dimostravano le tante falle del Mose. Intervenivano le associazioni ambientaliste, Italia Nostra e i comitati No Mose. Ma poi a decidere era solo il Consorzio Venezia Nuova, concessionario dell’opera e dominus assoluto della partita.
Nel 2008 è arrivato un rapporto della Corte dei Conti, redatto dal giudice Antonio Mezzera, che giungeva a conclusioni inequivocabili e che oggi, dopo tre anni di inchieste giudiziarie, che hanno portato all’arresto di Giovanni Mazzacurati, direttore generale del Consorzio, prima di arrivare alle custodie cautelari di ieri, appaiono premonitorie: il Mose ha attirato su di sé la gran parte dei finanziamenti destinati alla manutenzione ordinaria della laguna, operazione che andava svolta con costanza; tutti i lavori sono stati affidati a trattativa privata, senza gare; le ricerche e le sperimentazioni sono state opera del Consorzio a cui sono stati lasciati sia la direzione dei lavori, sia i collaudi; ingenti gli oneri pagati al concessionario. Implacabile la conclusione: «L’opera, comunque, non è risolutiva per la salvaguardia di Venezia, dal momento che essa deve essere integrata dalle difese locali».
Di dubbi sulla funzionalità del Mose, che usa una tecnologia anni Ottanta, si dibatte da tempo. Le paratoie sono agganciate con possenti cerniere a giganteschi cassoni sistemati sul fondo del mare alle tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia) che separano la laguna dal mare. Le paratoie, un’ottantina in totale, sono piene d’acqua e giacciono sul fondale. All’arrivo dell’alta marea vengono svuotate e si alzano, chiudendo gli accessi. Le prime strutture sono state sistemate fra il 2012 e il 2013 alla bocca del Lido. Ma, sostengono i critici, una volta in piedi le paratoie vibrano lasciando transitare l’acqua e sono solo parzialmente utili. E poi: quante volte si alzerebbero le paratoie? Tutte le volte che la marea supera i 110 centimetri e diverse parti del centro storico sono invase dall’acqua alta, rispondono al Consorzio. Ma non piazza san Marco, che finisce sotto a 80 centimetri, e dove l’acqua continuerebbe a diffondersi. E quante volte si superano i 110 centimetri? Due o tre all’anno, sei più recentemente. E conviene spendere 5 miliardi e mezzo, più la manutenzione, dai 40 ai 60 milioni l’anno?
Ma accanto alle questioni ingegneristiche spiccano i rilievi ambientali. Li sintetizza Salzano: «Il Mose non rispetta la delicatezza della laguna, sempre tutelata anche quando nei secoli si sono realizzate vere grandi opere, come la diversione dei fiumi che scaricavano troppa sabbia oppure la sistemazione dei murazzi, i grandi massi collocati a protezione delle maree. La laguna è un organismo vivo, che non può essere separato drasticamente dal mare, cosa che avviene con i cassoni». Sui danni che il Mose avrebbe arrecato alla laguna si è espresso uno dei massimi esperti di ingegneria idraulica, Luigi D’Alpaos, professore a Padova, in un’indagine commissionatagli dal Comune nel 2006. E poi pesano le manipolazioni al paesaggio lagunare, segnala Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra, «dove si intrecciano acqua, terra e canali in un equilibrio mobile. Terre che emergono e che vengono sommerse. Per il Mose si è costruita una grandissima piattaforma a santa Maria del Mare. E al centro di un’altra bocca di porto, al Lido, è spuntata un’isola artificiale di 11 ettari, che ha modificato il moto delle correnti. Qui tutto è stato sconvolto».
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