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Luca Fazio
Un decreto a rischio corruzione
2 Ottobre 2014
Post 2012
«Sblocca Italia. Il presidente dell'Autorità anti corruzione, Raffaele Cantone, ha sottolineato le criticità del piano del governo per le opere pubbliche e private che nei prossimi anni dovrebbero asfaltare il Paese: "Appalti a rischio senza trasparenza". Anche Bankitalia "avvisa" la Commissione ambiente alla Camera». Il manifesto, 1 ottobre 2014 (m.p.r.)

«Sblocca Italia. Il presidente dell'Autorità anti corruzione, Raffaele Cantone, ha sottolineato le criticità del piano del governo per le opere pubbliche e private che nei prossimi anni dovrebbero asfaltare il Paese: "Appalti a rischio senza trasparenza". Anche Bankitalia "avvisa" la Commissione ambiente alla Camera». Il manifesto, 1 ottobre 2014 (m.p.r.)

Una piog­gia di miliardi pro­messi per com­ple­tare le opere fer­ro­via­rie, per moder­niz­zare gli aero­porti, per rilan­ciare i lavori pub­blici nelle aree urbane, per asfal­tare nuove o vec­chie auto­strade, per costruire varie infra­strut­ture, fra cui nuovi pozzi petro­li­feri. Que­sto è il mera­vi­glioso pro­gramma del cosid­detto decreto “Sblocca Ita­lia” (nome di fan­ta­sia, copy right Mat­teo Renzi).

E in più, tanto per essere svelti e con­vin­centi, ci sono anche nor­ma­tive pen­sate ad hoc per snel­lire le pro­ce­dure buro­cra­ti­che e velo­ciz­zare l’assegnazione degli appalti. In buona sostanza, si tratta delle opere pub­bli­che (e pri­vate) che nei pros­simi anni dovreb­bero asfal­tare l’Italia, con la pro­spet­tiva, dicono, di far ripar­tire l’economia.

La mate­ria è com­plessa e c’è chi ha già ribat­tez­zato “Sfa­scia Ita­lia” il decreto che andrà in aula alla Camera la pros­sima set­ti­mana (il Movi­mento 5 Stelle che sta pre­pa­rando una con­tro­pro­po­sta e una serie di ini­zia­tive nei ter­ri­tori per denun­ciare il bluff di un’operazione che non sta­rebbe in piedi — “non ci sono i soldi” — e che sarebbe “dan­nosa” e piena di insi­die — per il ter­ri­to­rio e per l’opacità di pro­ce­dure che potreb­bero favo­rire il malaffare.

Que­sta però volta i penta stel­lati non sono i soli a sot­to­li­neare alcune “cri­ti­cità”, se è vero che ieri nel corso di una lunga audi­zione alla Com­mis­sione ambiente alla Camera si sono levate altre voci auto­re­voli a sug­ge­rire una certa pru­denza. E’ stata una lunga teo­ria di pareri, dubbi e per­ples­sità, fra cui spic­cano i pareri di Ban­ki­ta­lia e di Raf­faele Can­tone, il pre­si­dente dell’Autorità anti­cor­ru­zione, quasi un ora­colo del nuovo corso.

Gli esperti di via Nazio­nale, col tono com­pas­sato che gli è pro­prio, que­sta volta sono stati abba­stanza espli­citi: alcune dero­ghe pre­vi­ste nel decreto potreb­bero favo­rire la cor­ru­zione, e ci sareb­bero anche “rischi in ter­mini di costi”. La parte del gua­sta­fe­ste è toc­cata al vice capo del ser­vi­zio strut­tura eco­no­mica di Ban­ki­ta­lia, Fabri­zio Balas­sone, pre­oc­cu­pata per le troppe dero­ghe alla disci­plina ordi­na­ria pre­vi­ste dal decreto per la rea­liz­za­zione delle opere pub­bli­che: “Si intro­duce un sistema di dero­ghe molto per­va­sivo al Codice di con­tratti pub­blici sulla base della mera cer­ti­fi­ca­zione del requi­sito di estrema urgenza da parte dell’ente inte­res­sato. Tale ricorso a mec­ca­ni­smi dero­ga­tori, pur moti­vato dal con­di­vi­si­bile obiet­tivo di ridurre i tempi in fase di aggiu­di­ca­zione, si è già rive­lato in pas­sato non sem­pre pie­na­mente effi­cace, con riper­cus­sioni nega­tive sui tempi e sui costi nella suc­ces­siva fase di ese­cu­zione dell’opera e di vul­ne­ra­bi­lità ai rischi di cor­ru­zione”. Invoca “tra­spa­renza” Bankitalia.

Raf­faele Can­tone è andato oltre. E’ entrato nei det­ta­gli per espri­mere «qual­che per­ples­sità». Per il ruolo che rico­pre è inu­tile dire che il suo è stato l’intervento più allar­mante ascol­tato ieri in Com­mis­sione. Per esem­pio: il decreto con­cen­tra troppi poteri in mano all’amministratore dele­gato di Fs Michele Elia, nomi­nato com­mis­sa­rio straor­di­na­rio per la Napoli-Bari. La scelta sarebbe pro­ble­ma­tica per­ché «è evi­dente che c’è un sog­getto che ha inte­resse al com­pi­mento delle atti­vità che è anche sog­getto attua­tore pub­blico degli appalti». Dicesi con­flitto di inte­ressi. Raf­faele Can­tone ha intra­vi­sto norme “non del tutto com­pren­si­bili” anche sulle con­ces­sioni auto­stra­dali, in par­ti­co­lare lad­dove esi­ste un mec­ca­ni­smo che affida alle aziende con­ces­sio­na­rie la pos­si­bi­lità di pre­sen­tare altri pro­getti nei tratti di inter­con­nes­sione tra le auto­strade anche dopo aver già vinto l’appalto.

L’affondo è pia­ciuto anche al pre­si­dente dell’Ance, Paolo Buz­zetti (costrut­tori edili): «Biso­gna man­dare in gara tutto quello che non è stato vinto tra­mite gara, dob­biamo fare chia­rezza sugli inter­venti che creano lavoro». Can­tone, inol­tre, ha rav­vi­sato un con­creto rischio rici­clag­gio a pro­po­sito dei pro­ject bond (sorta di azioni non nomi­na­tive e “de mate­ria­liz­zate”), e più in gene­rale ha chie­sto più chia­rezza su alcune figure chiave indi­vi­duate per faci­li­tare l’attuazione del decreto “Salva Ita­lia”. Per il pre­si­dente dell’Anac «va resa obbli­ga­to­ria la tra­spa­renza assoluta». Il suo inter­vento è stato apprez­zato da Ermete Rea­lacci, pre­si­dente della Com­mis­sione ambiente alla Camera: «Ha indi­cato con­cre­ta­mente vari spunti per miglio­rare il provvedimento».

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