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Luigi Mosca
Un archivio delle lotte di resistenza ambientale, da Serre a Pianura
20 Gennaio 2008
Rifiuti di sviluppo
Le differenze di classe alla base delle scelte governative nel campo della gestione dei rifiuti: negli USA ma non solo. Dal Corriere del Mezzogiorno, 20 gennaio 2008 (m.p.g.)

A cosa serve uno storico dell'ambiente? Ci può aiutare a comprendere da dove viene fuori un disastro ecologico come quello a cui stiamo assistendo in queste settimane in Campania? Evidentemente sì, perché la crisi dei rifiuti non è un prodotto di forze della natura ineluttabili, ma il frutto di decisioni delle persone e delle comunità coinvolte. Per dipanare la complicatissima matassa di atteggiamenti, fatti e comportamenti che spiegano l'attuale emergenza, lo storico dell'ambiente Marco Armiero, attualmente in forze a Stanford, California, ma nato e cresciuto a Napoli, ha progettato un archivio delle lotte ambientaliste in Campania: da Acerra a Pianura, da Battipaglia a Serre, da Tufino a Giugliano, una lunga serie di testimonianze permetterà di capire perché in Campania ci si ribella alle infrastrutture per gestire la spazzatura, con più veemenza e più spesso che altrove. Armiero, che ha girato gli Stati Uniti, tra Yale, Berkeley, e ora Stanford, ha visto da vicino l'emergere, oltreoceano, di un nuovo paradigma di battaglie ambientaliste, riunite intorno alla bandiera della «giustizia ambientale».

I detrattori vedono questo vessillo come la versione politically correct della famigerata sindrome N.i.m.b.y., altro acronimo di origine statunitense che sta per «Not In My Backyard», non nel mio cortile di casa: una sindrome da molti derubricata a pura espressione di egoismo campanilista. In realtà, ci spiegano teorici come Donald Worster, Carolyn Merchant, John McNeill (nei giorni scorsi a Napoli per partecipare ad un workshop sulla storia ambientale promosso dal dottorato in storia della società europea dell'Istituto Italiano di Scienze Umane), nelle nuove proteste ambientaliste si saldano vecchie parole d'ordine ecologiste con una nuova forma di lotta di classe. «Questi ricercatori», spiega Armiero, «hanno scoperto che in America i quartieri e i territori più inquinati sono quelli abitati prevalentemente da afroamericani e ispanici, che sono anche le fasce di popolazione più povere. Questo fenomeno è stato teorizzato da un importante sociologo, Robert Bullard, il quale ha definito questa strategia di gestione dei rischi ambientali come ‘‘path of less resistence'', la ricerca della linea di minor resistenza». L'assunzione è che gli amministratori scelgano di collocare le infrastrutture a rischio ambientale nei pressi di comunità più povere e meno istruite, perché è meno probabile che queste abbiano i mezzi, la cultura e il peso politico per ribellarsi. Un'ipotesi di cui anche in Campania gli studiosi vogliono verificare la consistenza. Ecco perché è importante raccogliere le testimonianze di quelli che si organizzano per opporsi.

Alcuni dati sono già disponibili: ad esempio, l'80 per cento delle testimonianze proviene da donne. «Primo», spiega lo storico, «perché alcune donne hanno più tempo libero e suppliscono all'assenza dei mariti scegliendo forme di partecipazione meno tradizionali di quelle scelte dai maschi, che privilegiano i partiti e altre ‘‘organizzazioni'' classiche, viste come più funzionali ai propri interessi. Ma soprattutto — aggiunge — perché nella nostra cultura è la donna a preoccuparsi maggiormente per la salute dei figli e dei parenti, è a lei che spetta il ruolo biologico di preservare la specie».

Nota: sul più volte citato caso americano si veda ad esempio la cronaca dell'ingiustizia ambientale nel caso di New Orleans, di Robert Bullard tradotto da The New American City (f.b.)

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