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Tabucchi vs. Ciampi
21 Maggio 2004
Articoli del 2003
Le parole polemiche che Tabucchi ha rivolto a Ciampi suscitano in molti (in me, almeno) reazioni contrastanti. Abbiamo avuto la sensazione che la tolleranza del Presidente della Repubblica fosse almeno eccessiva nei confronti di un distrutture quale il signor B. si è rivelato. Ma d’altra parte, ugualmente forte è la sensazione che, se anche tra quanti non sono riconducibili all’attuale premier ci si divide con asprezza, il regime diventerà tale anche per mancanza di una alternativa maggioritaria. Ci sentiamo lacerati tra credibilità (come si può essere credibili se non si contrasta B. senza tregua?) e maggioranza (come potremo essere maggioranza se ci dividiamo dai molti tiepidi e corrivi?). Qui sotto l’articolo e la lettera a Ciampi.

"il manifesto", 2 luglio 2003

IL SILENZIO È D'ORO

Antonio Tabucchi

Ci sono momenti nella vita e nella storia in cui un decoroso silenzio rivela tutta la statura morale della persona.

Da quando Berlusconi ha formato il suo governo, molti sono stati i momenti in cui il decoroso silenzio è stato superiore alle offese e alle volgarità. «Questo è il futuro ministro delle riforme istituzionali», disse Berlusconi a Ciampi presentandogli Umberto Bossi. Ciampi reagì con decoroso silenzio.

Nei momenti di grave tensione sociale che durante il G8 di Genova scatenarono reazioni bestiali della polizia e provocarono un morto, Berlusconi riuscì a fare un discorso in tv alla nazione con la garante compagnia di Ciampi. Ciampi non rifiutò, accettò con decoroso silenzio.

La sera del 22 marzo 2002, alla vigilia della più imponente manifestazione sindacale del dopoguerra, Berlusconi, impersonando il ruolo di capo di stato e impossessandosi delle reti della Rai, rivolse un discorso al Paese nel quale affermò che la responsabilità dell'assassinio del professor Marco Biagi era del maggior sindacato italiano che convocava quella manifestazione. Ciampi intanto, in decoroso silenzio, quella sera si recava a far visita alla famiglia del professore assassinato.

Quando, durante una riunione di tutti gli ambasciatori italiani convocata da Berlusconi di fronte a telecamere e giornalisti, Berlusconi trattò con un inusuale «tu» Ciampi, lasciando cosi intendere che fra di loro esisteva una strana confidenza, Ciampi rispose con un decoroso silenzio.

Il 30 giugno ultimo scorso, in un'intervista alla radio francese Europe 1, Berlusconi ha detto chiaramente che la legge sull'immunità delle prime cinque cariche dello Stato, grazie alla quale non sarà giudicato dei gravissimi reati di cui è imputato, lui non la voleva: l'ha voluta Ciampi. La frase è allarmante. E ancora più allarmante (e sprezzante) è che sia seguita da un'ambigua rettifica del portavoce di Berlusconi, come un padrone che passa sputando e fa pulire per terra dal suo maggiordomo. Forse Ciampi anche questa volta reagirà con il suo decoroso silenzio? Chi potrebbe mai credere che egli abbia qualcosa da temere? È vero, alcuni giorni prima che egli firmasse la legge, un ex-capo dello stato, il senatore Francesco Cossiga, aveva scritto pesanti parole sul giornale l'Unità, definendo tale legge «Lodo Ciampi-Berlusconi». Parole a cui era seguito un mortale silenzio.

È anche vero che Ciampi ha firmato a spron battuto una legge con forti sospetti di anticostituzionalità e ancora in esame alla Consulta. Ma questo cosa vuol dire? Vuol forse dire che dobbiamo credere alle parole di una magistrato italiano che affermò che in Italia tutti sono ricattabili? Vuol forse dire che dobbiamo credere a Berlusconi, che cioè egli impone le leggi a Ciampi, se le fa firmare e poi gliene attribuisce la responsabilità? Ciampi sarebbe dunque un pupazzo nelle mani di Berlusconi? La questione è cruciale per la democrazia italiana, ma forse per la classe politica è meglio che gli italiani non se la pongano. Sarà risolta forse in decoroso silenzio? Da ciò dedurremo che la costituzione italiana ha un solido garante: il silenzio.

"il manifesto", 4 luglio 2003SIGNOR PRESIDENTEAntonio Tabucchi

Illustre Presidente della Repubblica Italiana, non è la prima volta che Le pongo questioni. Lei lo ricorderà, anche se di norma non risponde. Cominciai con una Sua frase, secondo me assai infelice, di comprensione verso i cosiddetti «ragazzi di Salò». L'Italia, come è noto, non ha mai fatto né pulizia né ammenda, neppure simbolica, come la Francia e la Germania, del proprio sordido passato; e infatti oggi nell'attuale governo ci sono segretari o sottosegretari ex-repubblichini (fucilatori?) che ho sentito pubblicamente vantare nei Suoi confronti amicizia e confidenza. A me non piace. A Lei piace?

Lei, che si dice abbia fatto la Resistenza, a tali questioni come dicevo non risponde. Ma, per usare una formula di moda oggi in Italia, «mi consenta» di insistere. Io sono un cittadino e Lei un presidente della Repubblica: interpellare il proprio presidente in una democrazia è cosa normale, almeno finché essa esiste. E Lei mi perdonerà il disturbo: se si è assunto l'onere di diventare presidente della Repubblica in una congiuntura storica come quella attuale, alla sua venerabile età, senza nessuna carriera politica alle spalle, doveva proprio essere convinto del grave compito che si assumeva. Il Suo alto incarico, anche se in Italia vorrebbero farLa vivere in un empireo corrispondente a quello del Papa dove la parola non è discutibile essendo dogma, prevede in una democrazia normale dei seccatori come me.

La democrazia significa anche reciprocità: Lei è il garante della mia Costituzione, io Gliene chiedo conto. E dunque a mio modo divento garante di ciò che Lei deve garantire. Altrimenti,

come diceva Paul Celan, chi testimonierebbe il testimone? Lei ha funzione di garante. Perciò non posso ritenerLa estranea a ciò che sta succedendo nel mio Paese. A differenza di tutti coloro che vedono in Berlusconi l'unico protagonista di una inquietante corrosione delle regole democratiche, io debbo constatare che ciò avviene anche perché Lei firma. Perché Lei consente, Presidente. E senza il Suo consenso una grande parte di ciò che ha fatto il governo Berlusconi non esisterebbe. La Sua cosiddetta «moral suasion», secondo la definizione che corre in Italia, ha dato i frutti che abbiamo sotto gli occhi.

L'onorevole Berlusconi il 2 luglio ha assunto la presidenza del semestre italiano all'Unione Europea. Vi arriva illibato, reso profumato da questa legge sull'immunità che lo protegge dai gravi reati perseguiti da un tribunale della Repubblica e che Lei prontamente ha firmato. E che non si sa se voluta da lui o da Lei (a una radio francese l'onorevole Berlusconi ha affermato che questa legge l'ha voluta proprio Lei, Presidente, eventualmente spiegatevi fra di voi).

Secondo Lei Berlusconi dovrebbe far fare bella figura all'Italia. Un tipo come Berlusconi, che viene da lontano, sa come cavarsela in certe situazioni. Conosciamo la sua biografia.

E infatti se l'è cavata come uno che cantava canzonette e poi è diventato presidente del consiglio. Non mi dispiace affatto, illustre Presidente, che i Suoi sforzi per farci fare «buona figura» grazie a Berlusconi abbiano avuto un esito così disastroso. Berlusconi nell'assumere la presidenza semestrale per l'Italia dell'Unione Europea si è espresso con una piazzata, peggio di un sensale in una fiera di paese. E con il fine senso storico che lo contraddistingue, ha evocato Auschwitz al deputato tedesco Schulz che si era permesso di ricordargli una regola vigente in tutta l'Europa: che la legge è uguale per tutti. Fatto che solo in Italia signor presidente, è del tutto secondario, come del resto la Sua recente firma a tale legge attesta.

Evidentemente nel suo discorso da statista il cavalier Berlusconi era forte del fatto che a Auschwitz l'Italia ha dato solo un piccolo contributo (circa 2.000 ebrei italiani gasati, se non mi sbaglio) grazie alle leggi razziali che Vittorio Emanuele III firmò prontamente al cavalier Mussolini, come tutte le altre che prontamente gli firmava. Lei che ha fatto la Resistenza queste cose Le saprà meglio di me. Altrimenti glieLe avranno raccontate gli eredi di Vittorio Emanuele III che ha recentemente ricevuto in un solenne cocktail offerto al Quirinale (mi scusi se qui abbasso il livello, illustre Presidente della Repubblica Italiana: lo sa che i soldi con i quali Lei offre i ricevimenti ai Savoia sono anche miei, e di tutti i cittadini italiani contribuenti?).

Berlusconi ci va giù duro, evidentemente ha le spalle coperte. E non solo da un'onorata società che lo sostiene, ma a livello mondiale. È entrato nella nostra Unione Europea come certi kamikaze che entrano in un autobus indossando una cintura di tritolo. Le chiedo concludendo: ma per chi lavora Berlusconi? Lei, che mi dicono europeista convinto, non se lo è ancora chiesto? Essere presidente della Repubblica in un paese come l'Italia, cerniera del Mediterraneo e terreno ambito da anni da potenze straniere che vi lavorano per cambiare gli equilibri del mondo, non è una sinecura come chi si occupa delle ortensie del proprio giardino dopo essere andato in pensione. Cordialmente.

PS Le scrivo questa lettera sul giornale il manifesto, perché è una cooperativa. E finché l'onorevole Berlusconi non Le presenterà da firmare una legge che abolisce le cooperative è un giornale che continua a rappresentare la stampa libera. O quello che ne resta. Cosa di cui dobbiamo ringraziare anche Lei.

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