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Alberto Vitucci
«Sublagunare, progetto da rifare»
8 Maggio 2011
La metropolitana sublagunare
Ostacoli dall’alto e dal basso al devastante progetto bipartisan di bucare la laguna per portare più turisti a Venezia. La Nuova Venezia, 8 maggio, con postilla

Il super esperto: vecchio, poco utile e costerebbe 650 milioni

Il progetto di sublagunare non sta in piedi. Stavolta non sono gli ambientalisti a dirlo ma gli stessi consulenti che Comune e Camera di commercio - proponente della grande opera nel 1999 - avevano incaricato di uno studio che doveva essere «risolutivo».

Questo almeno era stato l’obiettivo indicato lo scorso anno dal sindaco Giorgio Orsoni e dal presidente della Camera di commercio Giuseppe Fedalto quando avevano annunciato un «approfondimento conoscitivo». Ci si aspettava forse un via libera per andare avanti con la progettazione, avviata nel 2003. Invece è arrivata la doccia fredda. Il rapporto finale firmato dall’esperto di trasporti e docente Iuav Agostino Cappelli, non lascia spazio a interpretazioni. «Dati da aggiornare, che risalgono agli anni Novanta e non forniscono elementi utili per una valutazione dell’utilità del progetto». Ma soprattutto uno stato di fatto che non fa emergere quello che starebbe alla base del grande progetto: la domanda di mobilità.

«Tra Santa Lucia e piazzale Roma», si legge nello studio, «l’offerta tra bus e treni arriva a 540 mila posti in un giorno. La sublagunare ne offre solo 24 mila». Da quella direzione la domanda per gli arrivi in città è bassa. I turisti preferiscono andare per via acqua e godersi lo spettacolo della laguna, i pendolari sono pochi e si accontenterebbero di un trasporto su acqua più veloce.

Dunque le certezze si assottigliano. Il professore ne ha parlato qualche settimana fa nel corso si una riunione riservata con sindaco e presidente della Camera di commercio. E gli studi, che dovevano essere divulgati in dicembre, sono ancora nel cassetto. Troppi i dubbi e le incertezze di un progetto che forse non è stato sufficientemente approfondito prima di essere dichiarato (nel 2002 dalla giunta Costa) di «interesse pubblico». Ecco perché lo stesso Orsoni - assessore al patrimonio di quella giunta, che aveva inserito la sublagunare nel programma elettorale al pari del candidato del Pdl Renato Brunetta - adesso ha tirato il freno. «Per dire in tutta onestà che è un progetto conveniente per la città», dice il professor Cappelli, «bisognerebbe ripensare tutto». E dunque rifare le procedure e la progettazione.

C’è chi pensa addirittura a prolungare il tragitto proposto (da Tessera all’Arsenale passando per le Fondamente Nuove) fino al Lido e Chioggia. Ma si tratta di un altro progetto, non quello dichiarato di interesse pubblico e sottoposto al Cipe.

Che fare nel frattempo? Dal momento che è evidente la necessità di migliorare e velocizzare i collegamenti tra Venezia e Tessera, il professor Cappelli suggerisce di valutare anche un miglioramento dei trasporti «via acqua». E di comparare bene i costi dell’opera rapportati all’uso di mezzi acquei ecologici. «Il costo della sublagunare da Tessera ad Arsenale», scrive il consulente della Camera di commercio, «è lievitato per soli aggiornamenti di prezzi dai 350 milioni di euro del 2001 ai 650 dell’anno scorso. La sua tecnologìa forse non è adeguata a supportare grandi quantità di persone. Dunque, dal punto di vista trasportistico quel progetto non va bene. Un giudizio tecnico netto. Che mette seri ostacoli sul proseguimento di una grande opera che i veneziani non hanno mai visto con entusiasmo.

Raccolte quattromila firme per il referendum

Il comitato: «Si pronunci la città, è un’opera che ne cambia il volto

Quattromila firme raccolte in pochi giorni per proporre al Comune un referendum sulla sublagunare. Il comitato presieduto da Davide Livieri è stato fondato da poche settimane, e adesso ha lanciato una campagna per raccogliere al più presto le diecimila firme necessarie a presentare la richiesta al Comune. «Notiamo con curiosità», dice Livieri, «che da quando è partita la nostra mobilitazione e la raccolta di firme, i cosiddetti poteri forti della città si sono pronunciati per accelerare la realizzazione dell’opera». «Noi non abbiamo idee precostituite», dice Livieri, «ma riteniamo che su un’opera del genere, che potrebbe modificare la vita della città per i prossimi decenni, debbano essere i cittadini a pronunciarsi. L’unico vero potere forte per noi è il Consiglio comunale, che rappresenta i cittadini».

Banchetti per la raccolta delle firme sono stati aperti in questi giorni a Santi Apostoli e in campo San Giovanni e Paolo. presto ne arriveranno altri. Al comitato interpartitico di Livieri (ne fanno parte anche esponenti della Lega, della sinistra ed ex del Pd e del Pdl) si sono uniti anche gruppi politici come i grillini, associazioni ambientaliste e comitati di cittadini.

«Vogliamo sapere i costi e benefici di quest’opera», dicono i consiglieri del nuovo comitato per il referendum Franco Nordio, Ernesto Peschiuta, Bernardo Lancia e Ivo Papadia, «i cittadini non possono essere informati di queste decisioni a fatto compiuto. Non si può continuare a imporre opere faraoniche di dubbia utilità a una città che cade a pezzi, senza soldi per la manutenzione e per i servizi ai cittadini». (a.v.)

Postilla

La metropolitana sub lagunare non è una follia, ma un tassello d’una strategia che sta diventando sempre più chiara. L’obiettivo è di costruire nuove ricchezze private, e consolidare alcune di quelle esistenti, attraverso una sempre più spinta mercificazione di Venezia. Si tratta di attirare sempre più investitori nei settori (l’immobiliare e il turistico) nei quali più facilmente si possa vendere l’immagine della eccezionale bellezza della città: un’immagine che peraltro le nuove iniziative corrodono sempre più velocemente, così come peggiorano la qualità della vita per i residenti stabili.

La città storica è sempre più degradata dalle folle di turisti che la invadono, ormai in tutti i periodi dell’anno, lasciati bradi nella città senza alcuna politica di oculato governo dell’offerta e della domanda. La monocultura turistica sta rendendo sempre più fragile l’economia cittadina. Il degrado fisico aumenta per ogni meganave che arriva nel Bacino di San Marco. La riduzione dello stock edilizio disponibile per i cittadini e la città si riduce per l’aumento della ricettività turistica, agevolato dall’improvvida liberalizzazione delle norme urbanistiche. La bellezza dei monumenti e dei paesaggi urbani che essi caratterizzano scompare sotto i giganteschi cartelloni pubblicitari.

Intanto, il capitale finanziario sviluppa grandi operazioni immobiliari: da Benetton che acquista pezzi della città storica e realizza un vero e proprio piano urbanistico personale, alla società di gestione finanziaria e immobiliare Est Capital che colonizza il Lido di Venezia. Tra i protagonisti delle operazioni in corso le imprese di costruzione che stanno costruendo il MoSE. Nella Terraferma, mentre il vastissimo complesso di Porto Marghera offrirebbe giganteschi spazi a razionalizzazioni intelligenti di aree preziose per le possibilità di recupero ambientale e per lo sviluppo di funzioni non più devastanti per la salute e la sicurezza fisica, si promuove invece l’urbanizzazione di nuove aree e la densificazione di quelle esistenti: dalla “città nuova” di Tessera, sul margine della Laguna in un’area di massimo rischio idraulico, ai grattacieli previsti a Mestre.

La funzione strategica della metropolitana sub lagunare non è quella di agevolare la mobilità degli abitanti e dei visitatori: ben meno dispendioso, più connaturato con la bellezza e la possibilità di godimento che la città offre, sarebbe la riorganizzazione dei servizi acquei, per i quali esistono da anni intelligenti progetti elaborati da tecnici di grande vakore, a partire da Guglielmo Zambrini. Ma la funziona strategica è quella di collegare i tre poli del progetto di accaparramento della città: la nuova città di Tessera, la Città storica (attraverso il suo “vuoto” più prestigioso: l’Arsenale) e il Lido. Sottratto, quest’ultimo, al potere istituzionale del Comune mediante la figura del commissario straordinario, pretestuosamente dotato di funzioni smisurate. Anche per questo è interessante il fatto che si manifestino opposizioni provenienti da più fronti: da un lato, un intellettuale che, incaricato dai promotori dell’opera, esprime con onestà e rigore il punto di vista della tecnica (rinunciando, a differenza di moltissimi altri, di svolgere il ruolo di “facilitatore”), dall’altro lato un movimento popolare (avviato dalla rete “Io Decido”, a sua volta promossa da un gruppo di donne associato nel comitato “Geografia di genere”) cha ha avviato la procedura per l’indizione di un referendum.

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