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Marcello Madau
Sms dal ponte di Messina
11 Giugno 2008
2008-13 aprile, prima e dopo
A proposito di grandi opere, di patrimonio e di territorio, un allarme e un appello da condividere, dal settimanale online il manifesto sardo, 16 aprile 2008

“Caro Marcello, faremo il Ponte sullo stretto di Messina.” Anch’io, come milioni di cittadini, ho ricevuto in campagna elettorale la lettera ‘personalizzata’ di Silvio Berlusconi, che iniziava con questa promessa: sono convinto che l’uomo di Arcore farà di tutto per mantenerla, a costo di confondere Scilla e Cariddi con qualche attore.

Non bisogna andare molto lontano per capire cosa ci aspetta, per cogliere i rischi che la vittoria del Cavaliere – e del Movimento Autonomista Siciliano di Raffaele Lombardo – consegna al nostro paese e alle forze che hanno a cuore la tutela del paesaggio e dei beni culturali. Il sistema di funzioni attive in una struttura orientata verso il profitto e il potere porterà, in breve tempo, alla piena comprensione di cosa intendano per tutela del paesaggio e impatto ambientale la Presidenza siciliana, i gruppi culturali di Marcello dell’Utri, le esperienze maturate nella Valle dei Templi e nella speculazione edilizia delle coste della Trinacria assieme alla santificazione dei condannati per attività mafiose.

Ma il quadro sarà più ampio, e saprà coniugare spinti regionalismi con fermi centralismi. Siccome negli ultimi decenni la vertiginosa accelerazione dei tempi di produzione e comunicazione rende paesaggio smemorato quanto successo solo pochi anni fa, toccherà ricordare il sistema di scatole cinesi noto come Patrimonio S.p.A. / Infrastrutture S.p.A. /Agenzia del Demanio. Nel 2002 la regia di Giulio Tremonti e la sotterranea costruzione, già da tempo in atto, elaborata da Domenico Siniscalco, poi ministro del Polo (vi contribuirono, se non ricordo male, anche uomini come Sella e Sabino Cassese), cercò di fare cassa con le famose cartolarizzazioni dei beni culturali e ambientali al fine di finanziare le grandi opere. Su tutte, proprio quella del ponte sullo stretto di Messina.

La costruzione di tale sistema fu dirompente ed esemplare: l’attacco al cuore della tutela avveniva non tanto con la vendita di un patrimonio una volta considerato indisponibile (varco aperto qualche anno prima da ministri progressisti come Giovanna Melandri), quanto sottoponendo i Beni e le Attività Culturali al Tesoro, e, successivamente, le valutazioni di impatto ambientale e tutte le leggi esistenti – nei casi di emergenza – alla Protezione Civile, sotto la guida della Presidenza del Consiglio. Il processo è il controllo da parte dell’Esecutivo, come in altri gangli delicati della Repubblica (ad esempio, la Magistratura). Un’interpretazione creativa (meglio della finanza) degli indirizzi di Licio Gelli e della Loggia P2. I piani, probabilmente, torneranno a incontrarsi, sia per l’ambiente che per i beni culturali e paesaggistici, sia per i magistrati. Si ripartirà da qui?

Sull’ambiente si annuncia un ridimensionamento – apparentemente sarà negato – delle energie pulite attraverso il rilancio del nucleare, l’attacco al sistema coste ed un investimento deciso nei ‘termovalorizzatori’ e nelle biotecnologie (non certo ogm free). Sulla cultura, a rischio i ‘paesaggi culturali’ attraverso una gestione aggressiva dell’urbanistica nel territorio e una complessiva mercificazione, affiancata da un indebolimento del sistema di tutela, del patrimonio culturale.

Dovremo aspettarci una strategia ben preparata che agirà su diversi piani, orchestrando una de-regulation giocata ancora attorno al titolo V della Costituzione, e, nel contempo, un forte controllo centralista da parte del Tesoro e dell’Esecutivo. Punto di attenzione dovrà essere di nuovo il Codice dei Beni culturali e del paesaggio: si cercherà probabilmente di modificare ancora gli elementi di maggior garanzia e di utilizzare i suoi punti deboli.

La sinistra, sconfitta istituzionalmente, ha il dovere di rimettere al centro, e con maggiore forza, il concetto della natura pubblica e comune delle ‘cose’ di interesse artistico, archeologico, storico, architettonico ed etnografico, dei paesaggi. In tale quadro, sarà interessante nuovamente il caso Sardegna, dove ci attendiamo un progressivo attacco al sistema di tutela delle coste, già annunciato da una destra galvanizzata dai forti risultati galluresi e dalla subalternità al ‘modello lusso’ recentemente ribadita nell’operazione G8-La Maddalena. Penso anche che sarebbe opportuno ripensare con molta cautela il cosiddetto passaggio di competenze nei beni culturali: come si è visto, il quadro politico è mutevole, e in questo periodo storico, non certo ad egemonia progressista, meglio sarebbe non consegnare a possibili gestioni conservatrici il territorio, per giunta in un quadro dove le istituzioni della tutela appaiono indebolite. Pericolo che a sinistra non è stato generalmente colto e talora è stato irresponsabilmente favorito. Si prospetta perciò uno scenario assai incerto, poco solido e attraversato da contraddizioni interne drammatiche, esplose con particolare evidenza nel caso Tuvixeddu.

Come attrezzarsi a questo difficile scontro, dopo la scomparsa istituzionale della sinistra, è evidentemente una domanda lecita. Intanto seguendo con attenzione gli eventi, allargando la rete comunicativa e sociale (con posto di rilievo all’associazionismo), costruendo alleanze internazionali in questa direzione. Sul territorio, incrementando, come mostrato con successo da alcuni Enti Locali, l’acquisizione al patrimonio pubblico delle aree monumentali e naturali di pregio.

Sarà soprattutto essenziale che ognuno dal suo posto di lavoro – dirigenti e quadri della tutela, della scuola, della ricerca – intensifichi l’impegno professionale, che sappiamo inseparabile da quello etico, nella difesa del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale.

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