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Valentino Parlato
Il dissenso è fuorilegge
23 Maggio 2008
2008-13 aprile, prima e dopo
Ancora un monito perché ci si renda conto dell’abisso verso il quale siamo incamminati. Il manifesto, 23 maggio 2008

«Non è che un inizio». Questo cantavamo, un po' più giovani e pieni di speranze nel maggio del 1968. Dopo quarant'anni la stessa frase ci torna in mente, ma come l'annuncio di un futuro denso di incognite e preoccupazioni, in cui tutto sembra stravolgersi, mettendo in discussione persino quelli che ritenevamo i princìpi intangibili dei diritti individuali delle persone. Questo il senso del primo pacchetto di provvedimenti di Berlusconi tornato trionfalmente a occupare Palazzo Chigi.

I titoli dei primi commenti apparsi sui giornali di ieri sono eloquenti: «Lo scempio del diritto» di Giuseppe Di Lello sul manifesto, «L'uguaglianza calpestata» di Stefano Rodotà su la Repubblica. La condanna di questa prima uscita del governo è radicale, ma - ripeto - quel che è andato in scena a Napoli è solo un inizio. L'inizio di un'offensiva autoritaria, anticostituzionale. Questo dobbiamo avere bene in testa, e dovrebbe avercelo bene in testa anche quel fantasma di governo ombra, che nelle intenzioni dei suoi autori dovrebbe coinvolgersi e partecipare al governo del paese. In positiva dialettica con la brigata di Berlusconi, Bossi e gli uomini di Fini e Alemanno.

Tutto questo si inquadra perfettamente e minacciosamente nel quadro attuale delle economie capitalistiche. Non solo in Italia e in Europa, ma in tutto il mondo.

La situazione attuale è - lo leggiamo su tutti i giornali - è di grave crisi della finanza e dell'economia e, quindi, della politica e della democrazia. Le situazioni di crisi quasi sempre hanno spinto a destra: a monte del fascismo e del nazismo ci sono crisi economiche, inflazione galoppante, rabbie di popolo. Quando tanti anni fa, lavoravo a Botteghe Oscure e mi entusiasmavo anche per i più piccoli sintomi di una crisi del capitalismo italiano, Giorgio Amendola mi ammoniva, dall'alto della sua figura, dicendo che in mancanza di una grande forza, veramente grande, della sinistra, l'esito «naturale» delle crisi è il fascismo, o quasi.

La domanda inevitabile è: «ma il partito democratico, quel che resta della sinistra arcobaleno, i sindacati, Cgil in testa, hanno coscienza di questo sperimentato pericolo?

Si rendono conto che la condanna a cinque anni per chi crea disordini (per ora) nella gestione dei rifiuti o semplicemente si oppone a una discarica sotto casa (che mette a repentaglio la sua salute) è solo un'anticipazione di quel che già sta nel nostro orizzonte?

Capiscono che in nome delle emergenze (a volte gonfiandole e usandole) si arriva a mettere in pericolo i diritti fondamentali, le libertà personali, la possibilità di dissentire dalle misure che il potere prende e impone?

La prospettiva è questa e quel che resta della sinistra direi anche della democrazia deve attrezzarsi per fronteggiare questo pericolo autoritario, direi fascisteggiante. E innanzitutto prenderne coscienza e reagire. «Non è che un inizio».

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