loader
menu
© 2022 Eddyburg
Tomaso Montanari
Sindaci e periferie
16 Settembre 2013
Spazio pubblico
L'autore replica da par suo a un'osservazione critica che, nella postilla a un suo articolo sulla manomissione di piazza Verdi a La spezia avevamo mosso a una sua affermazione. Un chiarimento utile e condivisibile, con tre precisazioni in una ulteriore postilla

L'autore replica da par suo a un'osservazione critica che, nella postilla a un suo articolo sulla manomissione di piazza Verdi a La spezia avevamo mosso a una sua affermazione. Un chiarimento utile e condivisibile, con tre precisazioni in una ulteriore postilla

Chiudendo un brevissimo articolo sul (brutto) progetto di Daniel Buren che, per volontà di un sindaco democratico (nel senso di appartenenza partitica), minaccia di stravolgere la storica Piazza Verdi della Spezia, ho scritto (sul «Fatto» del 4 settembre scorso) che «ciò che davvero non capisco è come un sindaco di sinistra, invece di concentrarsi sulle periferie, preferisca gingillarsi con un centro storico che può solo rovinare. E questo non è un problema estetico: è un problema democratico».

Edoardo Salzano, riprendendo con la consueta generosità l'articolo su eddyburg, si è tuttavia detto sorpreso che dalla mia penna sia uscita quell'ultima affermazione: « Se davvero Montanari condividesse quello che gli è scappato dovrebbe rimproverare Ignazio Marini che ha coraggiosamente ripreso l’antico disegno, avviato da Luigi Petroselli, di liberare l’area dei Fori per far ripartire proprio dal centro antico il ridisegno di una nuova Roma, e avrebbe criticato, a Napoli, la prima giunta Bassolino, che proprio dalla liberazione dalle auto della centralissima Piazza Plebiscito (che qualche sprovveduto vorrebbe oggi rinnegare) avviò il “Rinascimento napoletano”, culminato nell’approvazione del PRG del 2004».

Il tema è importante, e la lapidarietà della mia frase poteva in effetti lasciare qualche dubbio. E dunque: è giusto o no che, nell'Italia del 2013, un sindaco di una città storica metta tra i pochi punti della sua agenda politica uno o più interventi sul centro della sua città? Vorrei rispondere, con Michelangelo: sì se questi interventi sono «per via di levare», no se essi si intendono «per via di porre».

In altre parole, togliere le auto va benissimo. Ma nel caso di Roma bisognerebbe anche togliere le autostrade fasciste che schiacciano i Fori: sennò rischiamo di fermarci ad una cosmesi quasi renziana. Quanto al Rinascimento napoletano di Bassolino, è meglio stendere un velo pietoso: Napoli ne è uscita peggio di come ci era entrata.

Io parlavo però degli interventi per via di porre. In teoria neanche io sono contrario ad inserzioni contemporanee in tessuti antichi: ma in pratica queste inserzioni si risolvono nel 90 % dei casi in stupri architettonico-urbanistici fomentati da speculazioni selvagge. Si tratta, dunque, di una scommessa difficilissima.

Ed è qui che mi chiedo: avendo soldi, energie culturali, e tempo limitati, un sindaco di sinistra di oggi deve proprio cimentarsi in quella ardua scommessa, per nulla obbligatoria? Non sarebbe meglio che si dedicasse alla redenzione urbanistica, sociale e culturale delle immense periferie che le ultime generazioni hanno creato? Non si tratta di un dogma: si tratta di puro buon senso.

Prendiamo il caso della mia Firenze. Io non vedo francamente alcuna urgenza di «rilanciare il centro di Firenze» (se lo 'lanciamo' un altro po' ci ritroviamo come a Venezia). Firenze è una città riversa da secoli sul microcosmo racchiuso dai viali. Anzi, sui pochi isolati che stanno tra il Battistero e l'Arno. Una barriera invisibile separa la città del passato (il centro) dalle possibili incubatrici di futuro, l’altra città, materialmente e culturalmente abbandonata a se stessa.

Coerentemente, il discorso pubblico ruota ossessivamente sul centro storico e sul paesaggio toscano, mentre rimuove sistematicamente ciò che sta nel mezzo. Siamo come una famiglia (decaduta) che viva in una grande casa con un salotto splendido e un giardino incantato (entrambi ereditati dagli avi), separati da alcune stanze degradatissime e abbandonate (realizzate da noi), dove vive la maggior parte della famiglia stessa. Ha senso discutere solo della possibilità di spostare o meno qualche ninnolo nel salotto perfetto, o sul rischio di laccare il bellissimo parco? Non sarebbe meglio dedicare le nostre energie politiche, economiche, intellettuali ed artistiche al riscatto urbanistico e sociale delle periferie? Non è questa la vera, drammatica urgenza, a Firenze e in Italia? L'ambizione della nostra generazione si riduce a mettere un irrilevante e discutibile cappello moderno agli Uffizi, o nutriamo la speranza di correggere, redimere, rendere umani gli spaventosi cimiteri verticali dei vivi con i quali noi stessi abbiamo circondato il centro che tanto ci ossessiona?

postilla

Ti ringrazio molto per la tua precisazione: non mi aspettavo nulla di diverso. Tre sole precisazioni da parte mia. Non è “generosità ” che mi spinge a pubblicare spesso i tuoi articoli, ma interesse, condivisione, e servizio ai frequentatori di questo sito. Per quanto riguarda Napoli, non è giusto secondo me racchiudere il giudizio su quell’esperienza solo nel confronto tra i primi anni del governo Bassolino e l’oggi; insegnamenti molto utili scaturirebbero da un’analisi del percorso e delle tappe intermedie. Ma certo è un lavoro che spetta più agli urbanisti che agli storici dell’arte. Per Roma, infine, dopo le mie iniziali perplessità mi sembra che la giunta Marino abbia chiarito che non di cosmesi si tratta, ma della ripresa del progetto di Cederna e Petroselli che comprende l’eliminazione della superfetazione di via dell’Impero (non ricordo molte critiche quando lo sconcio interrvento mussoliniano fu canonizzato dal vincolo del Mibac). E' un progetto che concerne l'intera città e non solo il suo centro. Del resto, l'attenzione di Ignazio Marino per le periferie è testimoniata dal fatto che ha scelto, quale assessore all'urbanistica, Giovanni Caudo che da anni dedica alle periferie romane tutta la sua attenzione e il suo impegno scientifico, professionale e umano.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg