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Piero Sansonetti
Si scrive Lega, si pronuncia cultura fascista
18 Agosto 2005
Articoli del 2004
Le parole sono pietre. Se potessero, gli adepti di Bossi adopererebbero il manganello e l'olio di ricino: le convinzioni e pulsioni, le idee, le "proposte politiche" sono le stesse. Questa la condivisibile tesi di Sansonetti, su l'Unità del 5 agosto 2004

La lettera inviata ad alcuni giornali dal ministro Castelli - nella quale viene insolentito il direttore di "Le Monde" - assomiglia moltissimo all'aggressione verbale (e quasi fisica) compiuta la settimana scorsa da alcuni parlamentari della Lega Nord contro la giovane Chiara Moroni, deputata socialista. E assomiglia alle invettive contro gli immigrati, i non-sposati e i mendicati, lanciate dal ministro Calderoli e dal consigliere lombardo Boni. Castelli, Calderoli, Boni sono tutti dirigenti della Lega. Questi episodi sono l'espressione di una cultura politico-ideale basata sulla difesa arcigna del proprio branco, e sull'odio per lo straniero, o per il diverso, o per il dissidente, o per l'ospite. E' una cultura politica che trae origine dagli istinti primordiali dell'essere vivente, che nell’epoca moderna, in gran parte, sono stati superati dallo sviluppo della civiltà umana, dal diffondersi delle sue grandi religioni, dei sistemi filosofici, dalla modifica del senso comune. Le due scuole di pensiero che più hanno contribuito, in occidente, al superamento di quegli istinti feroci e un po' animaleschi, sono state la scuola cristiana e l'illuminismo francese. Chissà che tanto odio anti-francese, che in questi ultimi anni sta dilagando nella destra internazionale, non sia in qualche modo legato al rabbioso rifiuto dell'illuminismo.

La lettera di Castelli non ha una struttura molto complessa. Una volta rimesse in ordine le frasi, trovato un accordo tra verbi plurali e sostantivi singolari, intuite a senso alcune proposizioni anacolute o incompiute (se Castelli rileggesse la sua lettera attentamente, con l'aiuto di un buon insegnante delle elementari, capirebbe forse il perché di quel senso di inferiorità culturale che ha riscontrato con disappunto in ampi settori della destra italiana…) ci si accorge che i concetti espressi dal ministro sono solo tre. Piuttosto chiari. Primo, il signor Colombani (cioè il direttore di "Le Monde") mente quando sostiene che suo figlio - di origine indiana e di carnagione scura - è stato varie volte maltrattato all'aeroporto di Venezia, dalla polizia di frontiera, per motivi probabilmente razzisti e xenofobi. Secondo, se anche non mentisse, poco male, visto che "Le Monde" ha sostenuto una campagna contro l'estradizione dello scrittore Cesare Battisti accusato (e condannato) dai tribunali italiani per omicidio. Le accuse di scarso garantismo contro i tribunali italiani sono ben più gravi e razziste delle perquisizioni della polizia, decise in base al colore della pelle. Terzo concetto, in Europa prevale una cultura islamica, anticristiana, antiebraica e massonica che va rovesciata. E quindi non bisogna chiedere scusa per eventuali vessazioni razziste, è bene invece pretendere che siano i vessati a chiedere scusa a noi per averci sospettato di razzismo, mentre noi razzisti non siamo (tutt'al più ce l'abbiamo con le razze inferiori o con gli islamici, o con i sospetti islamici: tutto qui).

Questo terzo concetto, esposto con molta veemenza, contiene una fortissima polemica con il ministro dell'Interno Beppe Pisanu, che invece - con la sua usuale beneducazione - aveva chiesto scusa al direttore di "Le Monde" per il comportamento della polizia italiana.

A questo punto archiviamo la lettera del ministro Castelli e la sua polemica un po' scombiccherata? Facciamolo pure. Però prendiamo atto del fatto che la Lega costituisce un problema politico serio in questo paese. Le Lega ha una cultura che assomiglia molto, nelle sue ragioni e nelle sue pulsioni essenziali, alla vecchia cultura fascista. Il fascismo fu la soluzione reazionaria e incivile scelta da una parte della borghesia europea, negli anni venti e trenta, per rinsaldare il proprio potere in una fase della storia caratterizzata dal dilagare dell'industria fordista e dal crescere dell'influenza del movimento operaio e delle classi subalterne. Il leghismo è qualcosa di analogo. E’ un'idea di reazione al nuovo, alla globalizzazione, alle grandi migrazioni e alle rivendicazioni di milioni di persone, ed è un'idea che si realizza mettendo al primo posto la difesa di un diritto collettivo specialissimo: il privilegio di gruppo. Il privilegio dell'occidente, il privilegio del nord, il privilegio del ceto medio alto, il privilegio del commerciante o dell'industriale, il privilegio del padano. Per difendere questo privilegio, e impedire una dispersione delle ricchezze, occorre respingere il diverso, il povero, lo straniero, il migrante, il non-cittadino. Chiudersi nel fortino del benessere e resistere all'assedio, facendosi forti dei più radicati sentimenti anti-solidaristi che sonnecchiano sempre in alcuni angoli della società. Perché questi sentimenti possano vivere e svilupparsi, occorre un ambiente dove non entri la cultura moderna (bollata come massonica, illuminista o addirittura aperta all'islam e all'Africa). Perché quella cultura rischia di uccidere l’egoismo sociale.

Questo tipo di fascismo del 2000 non è solo italiano. C'è in tutti i grandi paesi occidentali. In alcuni si maschera da cristianesimo tradizionalista (ma francamente ha pochissimo a che fare col cristianesimo), per esempio in America; in altri no, non si dice cristiano anzi esalta le proprie radici pagane e talvolta naziste. Qual è la differenza tra noi e gli altri grandi paesi dell'Occidente? Da noi questo fascismo moderno è al governo. Solo da noi. Le grandi destre europee (al potere o all’opposizione) si sono collocate a distanza di sicurezza, non accettano di mischiarsi in nessun modo (vedi Chirac). Da noi invece la destra liberale ha accettato il patto con la Lega e su quel patto ha costruito la casa delle libertà. E' un problema immenso. La destra crede di poterlo aggirare con un po' di diplomazia e un po' di furbizia. Sbaglia. I nodi stanno venendo al pettine, come si vede in questi giorni, e sono sempre più intrecciati, sempre più dolorosi da sciogliere. Lo vedremo a settembre, quando si discuterà di federalismo e verrà messo in discussione il patto di unità e di solidarietà nazionale. Vanno tagliati via con le forbici, questi nodi. Bisogna scegliere: Pisanu o Castelli? Costa tagliarli con le forbici, costa soprattutto a breve, in termine di voti. Ma rende. Fa acquistare un patrimonio di credibilità, e alla lunga la credibilità vale più di un fardello di voti.

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