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Giovanni Valentini
Ambiente, l’ultimo assalto
10 Giugno 2006
Articoli del 2004
Un articolo su la Repubblica del 15 gennaio 2004. “La maggioranza cambia le commissioni per il Via e depenalizza i reati ai danni del paesaggio”.

NELLA furia iconoclasta che ispira il centrodestra in materia ambientale, la maggioranza ha deciso di sferrare l’ultimo assalto a ciò che resta del nostro patrimonio paesaggistico, un patrimonio che appartiene a tutti e quindi anche a quelli che votano per l’opposizione, reiterando i fasti e i nefasti del Malpaese con l’aggravante della recidiva. All’origine di quest’offensiva, non c’è solo una diversità di cultura, di sensibilità o - se vogliamo usare una parola ancor più impegnativa - di civiltà

C’è evidentemente una precisa volontà devastatrice, un piano, un progetto per lo smantellamento definitivo del sistema di tutele, di controlli e di garanzie, allo scopo di procedere in modo più libero e spedito sulla strada della speculazione, dell’affarismo e quindi del dissesto.

Con la frettolosa conversione in legge del decreto presentato dal ministro Matteoli, un ministro dell’Ambiente che ha goduto finora di generose ed eccessive benevolenze da parte di vecchi e nuovi ecologisti, la maggioranza non ha semplicemente modificato i criteri e le procedure per la composizione delle Commissioni per la valutazione di impatto ambientale (VIA). Ma, per usare un facile calembour, ha dato praticamente il via alla devastazione programmata e autorizzata del territorio nazionale.

E per conseguire un tale risultato, irridendo ancora una volta l’autorità della Consulta come già sulla questione televisiva o sulla giustizia, s’è nascosta dietro il paravento della sentenza con cui la Corte costituzionale aveva deliberato che la Commissione speciale per le opere strategiche fosse integrata anche dai rappresentanti delle Regioni.

Fatto sta che, per realizzare questa prescrizione, il governo ha stabilito inopinatamente di ridurre il numero dei tecnici chiamati a comporla, compromettendone ulteriormente la funzionalità: già oggi la Commissione speciale è tanto oberata di progetti, in virtù dei discutibili meccanismi innescati dalla Legge Obiettivo, che è costretta a ricorrere a esperti e consulenti esterni. Contemporaneamente, per prendere - come si dice - due piccioni con una fava, sono stati modificati in maniera del tutto ingiustificata i requisiti per i membri della Commissione ordinaria, a cui spetta fra l’altro valutare i progetti di dismissione delle centrali nucleari, pregiudicandone così l’autonomia operativa.

Tutto questo accade per di più all’indomani di un appello pubblico, lanciato dal Fondo per l’Ambiente italiano e sottoscritto da personalità di varia estrazione, in difesa del patrimonio paesaggistico. Ma il grido d’allarme, a quanto pare, è rimasto inascoltato.

Un emendamento introdotto in extremis alla legge delega sull’ambiente prevede infatti la depenalizzazione completa per qualunque reato commesso ai danni del paesaggio. Più che un condono o un’amnistia, è un colossale colpo di spugna che legittima retroattivamente anche gli abusi totali, cioè "i lavori compiuti in assenza o difformità delle autorizzazioni", comprendendo le violazioni sull’aumento delle superfici o dei volumi consentiti.

É come abrogare delitti gravi quali il furto, la rapina o l’omicidio. E nel nostro caso, sono delitti commessi contro l’intera collettività.

Se si pensa poi che le due leggi fondamentali sulla tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio risalgono entrambe al 1939, viene da commentare che almeno in questa materia il Cavaliere (Berlusconi) batte il Cavaliere (Mussolini); il regime (televisivo) sconfigge il regime (fascista); l’Italia in divisa azzurra supera perfino l’Italia in camicia nera. In piena dittatura politica, ben prima che arrivasse il decreto Galasso nel 1984 a fissare nuovi vincoli paesaggistici, 65 anni fa il duce s’era preoccupato di sancire un criterio puramente estetico per impedire la modifica delle bellezze naturali, la manomissione del panorama, insomma lo scempio del Belpaese. E sappiamo bene purtroppo che cosa è accaduto durante la Prima Repubblica, con tutti i guasti e i danni prodotti da un abusivismo sistematico, dal lassismo amministrativo e giudiziario, dalla prassi devastante delle sanatorie e dei condoni edilizi.

Adesso, sotto la dittatura mediatica, il saccheggio può riprendere e continuare, anzi viene legalizzato, autorizzato dal Parlamento o meglio dalla maggioranza che sostiene il governo. Diventa - e ripugna qui usare un’espressione del genere - "cultura di governo", presunta e falsa modernizzazione, semplificazione dei controlli e snellimento delle procedure, deregulation selvaggia.

Evidentemente, per rinnegare lo Stato di diritto, nell’era della televisione e di Internet non è più necessario abolire le libertà personali, quella d’opinione e di critica. E neppure, l’opposizione parlamentare. Basta cancellare il paesaggio.

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