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(red.)
Marghera, cancellata la sentenza scandalo. L'appello condanna la Montedison
5 Dicembre 2007
Articoli del 2004
Una riparazione tardiva. Una denuncia della cecità criminale del sistema economico-sociale e delle distorsioni dei tempi della giustizia, che B. continua ad allungare. Da l'Unità del 15 dicembre 2004

I responsabili delle morti, delle malattie e dell’inquinamento del petrolchimico di Marghera ora hanno qualche nome e qualche faccia. La Corte d’appello di Venezia, infatti, ha ribaltato la sentenza del processo di primo grado che aveva assolto tutti gli imputati e ha condannato cinque di loro ad un anno e mezzo di reclusione per l'omicidio colposo dell’operaio Tullio Faggian, uno dei lavoratori morti per l’avvelenamento dal cloruro di vinile monomero (Cvm) emesso dall’impianto industriale veneto. I condannati sono Emilio Bartalini, Renato Calvi, Alberto Grandi, Piergiorgio Gatti, Giovanni D'Arminio Monforte. Condanne parziali certamente, ma che confermano la tesi accusatoria, ovvero che le numerose morti e malattie che hanno colpito i lavoratori di quell’azienda sono state provocate proprio dall’inefficienza dei controlli sulle emissioni e dalla scarsa attenzione dei dirigenti alla tutela della salute di chi ha lavorato una vita al Petrolchimico e lì quella vita l’ha pure persa.

Si gira così la buia pagina del 2 novembre 2001, quando i 28 imputati, tutti dirigenti o ex dirigenti di Montedison, Enimont e Enichem, furono assolti, lasciando senza colpevoli il disastro ambientale di Marghera. Finisce invece in prescrizione il reato di omessa collocazione di impianti di aspirazione dal 1974 al 1980. Prescrizione che comunque riconosce la fondatezza del reato. La Montedison è stata considerata responsabile civile delle morti per Cvm registrate tra il 1973 e il 1980. Ora dovrà risarcire con 50mila euro le famiglie e con 8mila euro i figli delle vittime, oltre a farsi carico di tutte le spese processuali.

«Purtroppo - ha commentato il pm di Venezia Felice Casson - la giustizia è arrivata troppo tardi. È un processo che si sarebbe dovuto fare vent'anni fa. Vent'anni fa avrebbero condannato tutti, come conferma la sentenza di oggi».

«Questa sentenza dimostra il reato di disastro ambientale» gli fa eco Legambiente «Viene dimostrata la relazione tra il modo di impostare e condurre l'impresa e le pesanti conseguenze sulla popolazione e i lavoratori, fornendo uno strumento in più per il futuro: una riconversione della logica industriale che garantisca il rispetto della salute dei lavoratori e dei cittadini, dell'ambiente e della legge».

Anche il prosindaco di Mestre, Gianfranco Bettin, ha voluto commentare la sentenza: «La giustizia ha battuto un colpo importante oggi nell'aula bunker di Mestre. Il Tribunale ha riconosciuto l'esistenza di reati, cioè di offese alla salute dei lavoratori e all'ambiente. Per alcuni reati, per la prima volta, ci sono delle condanne. Per altri – osserva Bettin - è intervenuta la prescrizione a riprova che la lentezza della giustizia è la miglior garanzia, anche in assenza di complicità, per i potenti. E a riprova che i tentativi in corso, in Parlamento, di abbreviare i termini di prescrizione dei reati sono un ulteriore servizio ai potenti e ai delinquenti».

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