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Nicola Pellicani
Shopping, nuova frontiera musei dentro gli outlet
22 Novembre 2010
Il territorio del commercio
Molti storcono il naso: quale cultura si potrà mai fare in un centro commerciale? Ma un po' si sbagliano. La Repubblica, 21 novembre 2010 con postilla (f.b.)

Non c’è solo la piazza "palladiana" e la gondola costruita dai maestri d’ascia nello squero veneziano. Oggi c’è molto di più nell’outlet di Noventa di Piave, costruito nel cuore del Nordest, a venti minuti da Venezia, davanti all’autostrada che porta a Trieste.

In mezzo alla miriade di negozi che animano il villaggio del lusso è spuntato anche un museo archeologico.

Sì, proprio un museo, rigorosamente virtuale, in armonia con la "finzione" che tanto piace alla ressa di visitatori che quotidianamente prende d’assalto la cittadella dello shopping. Così tra un vestito di Valentino, una borsetta di Prada e una giacca di Versace ecco che si materializza sulla parete l’area archeologica di Altino, oppure quella di Concordia Sagittaria. E mentre cammini sul pavimento, di una vera e propria sala espositiva attrezzata accanto ai negozi, si illumina sotto le scarpe un mosaico di una villa romana del primo secolo A. C.

Se poi ti avventuri a smanettare sui touch screen, puoi ricostruire interi pezzi storia di mille e più anni fa. Saltare dal museo di Altino a quello di Este, passando per l’area archeologica di Concordia. Un’operazione culturale per nulla improvvisata, condotta da McArthurGlen - il marchio dell’outlet - in collaborazione con la Sovrintendenza ai beni archeologici e Comune, che sta funzionando. Inutile dire dello stupore dei visitatori. Ma dopo un attimo d’incertezza solitamente restano incuriositi dal museo virtuale. Così puoi trovare la coppia di giovani fidanzati con in mano un sacchetto di Fendi che si divertono a camminare avanti e indietro sul "mosaico" scoprendo il fascino del passato: «Che roba - esclama lui - sembra di fare un tuffo nel passato».

Ma poi, incontri anche la signora un po’ anzianotta che sembra essersi smarrita: «Scusi, ma è questo il negozio di Loro Piana?». Ci sono però pure marito e moglie di una certa età incantati a guardare le immagini che scorrono sulle pareti mostrando gli scavi in corso nel complesso archeologico di San Mauro a ridosso del Piave, a poca distanza dallo stesso outlet: «Guarda, qui è scritto che si tratta di una grande villa romana, probabilmente di qualche patrizio». Poi ci sono i ragazzini che, scoperto il gioco, non li smuovi più dal touch screen.

Sono trascorsi solo pochi giorni dall’inaugurazione del museo interattivo, ma il risultato sembra andare al di là delle aspettative. Dice Maurizio Lupi, presidente Bmg Noventa, la spa proprietaria dell’outlet. «Questa mostra rientra nella nostra filosofia aziendale che punta ad integrarsi con il territorio dando vita a iniziative di qualità. In questo senso stiamo anche collaborando allo scavo archeologico in corso a San Mauro».

Enrico Biancato, direttore dell’outlet, traduce in cifre la politica aziendale: «Abbiamo aperto da due anni, non siamo ancora a regime, ma possiamo contare su più di un milione e mezzo di visitatori all’anno, con persone che vengono anche dall’Austria, dalla Croazia e Slovenia. Senza contare i turisti che fanno tappa a Noventa durante l’estate».

Non c’è dubbio: i numeri danno ragione a questa politica che tiene assieme business e cultura, shopping e divertimento intelligente. Se a Las Vegas prima e a Macao dopo, hanno riprodotto Venezia con tanto di canali e ponte di Rialto, per richiamare i giocatori al Casinò, qui a Noventa l’operazione è diversa. Sempre ispirata alla finzione scenica, ma cercando di interagire con l’area urbana circostante. Gli archeologi sono contenti perché quest’atteggiamento, ha consentito, in tempi di vacche magre per la Cultura, di allestire il museo storico interattivo che consente anche di divulgare l’opera di scavo in corso a San Mauro. Che, per l’archeologo Vincenzo Gobbo che dirige i lavori, è «un complesso archeologico eccezionale».

postilla

Liberiamo subito i campo da un equivoco: il modello del centro commerciale suburbano, più o meno tirato a lucido e ribattezzato, fa male all’ambiente e all’equilibrio socioeconomico. Detto questo, quanto raccontato dall’articolo è un percorso a modo suo virtuoso, anche indipendentemente dai contenuti culturali certificati dagli specialisti. Ovvero si sostituisce alla monocoltura commerciale una maggiore articolazione, con un’offerta che va decisamente oltre il baraccone posticcio del solito cosiddetto retailtainment , ovvero un po’ di animazione da tempo libero per sfigati che lascia il tempo che trova. La stessa Venezia scimmiottata, se la pensiamo in una logica da parco a tema qual è, perché non dovrebbe essere considerata anche nel suo aspetto positivo, di valvola di sfogo per una utenza che magari cercherebbe nella Venezia vera quel consumo di spazio mordi e fuggi che in tanti lamentano come pericolosamente degradante? Certo sarebbe assai più auspicabile che tutta la popolazione turistica mondiale, o magari solo padana, fosse composta da tanti piccoli educati intellettuali benestanti tipo moderni Goethe, che sanno come e sino a che punto godersi l’inestimabile bene culturale. Ma visto che non è così, né può esserlo in questo mondo, magari riflettere sugli spunti positivi del “percorso verso la città” dei villaggi commerciali moderni aiuta. Opinione strettamente personale, ma mi pare più fondata e realistica di tante altre (f.b.)

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