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Scelte tecniche folli e scelte amministrative criminogene
12 Gennaio 2008
Rifiuti di sviluppo
Il geologo G.B. de’ Medici e il presidente della Commissione parlamentare antimafia F. Forgione intervistati da Enrico Fierro e Massimo Solani, l’Unità del 7 gennaio 2008

Giovan Battista de’ Medici

«Folle farla qui, è zona vulcanica. Sono gli affari a guidare le scelte»

Il geologo all’università Federico II ed ex consulente del commissariato ai tempi di Bertolaso: le mie proposte? Cestinate

Professor de’ Medici parliamo della discarica di Pianura. «Per carità, è un scelta folle». Giovan Battista de’ Medici, geologo applicato e idreogeologo, professore alla Federico II di Napoli. Per due mesi ha collaborato con il Commissariato straordinario all’emergenza rifiuti ai tempi di Bertolaso. Il suo compito era quello di individuare siti per lo stoccaggio dei rifiuti, cosa che ha puntualmente fatto. Le sue proposte evidentemente non erano gradite e, come si dice, qualcuno ha deciso di fare a meno della sua collaborazione.

Professore, perché giudica la discarica di Pianura una scelta folle?

«Innanzitutto siamo in una zona protetta, un parco naturale. E non è possibile che lo Stato costruisca discariche proprio qui. Lo vietano la normativa e il buon senso. Ma il problema più grave è che siamo in una zona vulcanica attiva, dove il rischio di bradisismo è fortissimo. C’è poi un pericolo concreto di inquinamento delle falde acquifere, e stiamo parlando di falde idrotermali, anche se nessuno lo dice».

Che fine hanno fatto i siti alternativi che lei proponeva?

«Non lo so, ho presentato una relazione dettagliata corredata da un dvd con tutte le proposte».

Lo hanno cestinato?

«È un mistero. I siti che proponevo rispondevano ad una serie di requisiti: lontananza dai centri abitati, raggiungibilità, terreni che non fossero di grande pregio paesaggistico o economico e che fossero soprattutto impermeabili».

Dov’erano questi siti?

«In provincia di Avellino, Alta Irpinia e Baronia, si tratta di luoghi che sono stati sempre valutati idonei per attività di questo tipo ma che nessuno ha mai voluto utilizzare».

Perché, secondo lei?

«Guardi che dietro i terreni da impiegare come discariche ci sono fortissimi interessi economici. Dissi a Bertolaso di intervenire, gli ricordai che come commissario aveva poteri decisionali straordinari. Non lo fece».

Il 27 luglio scorso lei è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Cosa ha detto?

«Ho portato anche lì la mia proposta».

La sua audizione è stata secretata, perché?

«Questa è una novità che apprendo adesso».

Torniamo a Pianura.

«Che è l’ultimo esempio di scelte sbagliate. Pensi che tra le località indicate come siti per stoccare i rifiuti ce n’era uno a Carinola, in provincia di Caserta. Si tratta di un’area ad altissima produttività agro-alimentare, questa è la zona della mozzarella di bufala, un’attività che dà lavoro a 20mila persone. Una follia. Non so quali interessi ci siano dietro proposte di questo genere».

Professore, qualcuno propone l’utilizzo delle cave sottratte alla camorra.

«Sono contrario. Primo perché si tratta di terreni di natura calcarea e per impermeabilizzarli occorrono investimenti fortissimi. Secondo perché così lo Stato di fatto condona i proprietari che non hanno provveduto, come per legge, a bonificare le cave».

Dopo 14 anni di gestione commissariale siamo ancora in emergenza, qual è il suo giudizio?

«Sono indignato e allarmato. Allarmato perché per risanare i siti di stoccaggio delle ecoballe ci vorranno anni. I terreni sono inquinati dal percolato che rilascia nel terreno sostanze altamente tossiche. Indignato perché sono stati sprecati miliardi e ci siamo ridotti a questo punto. Se tutto andrà bene ci vorranno almeno cinque anni per tornare alla normalità».

Francesco Forgione

«Il sistema dei commissari è criminogeno»

Il presidente della commissione Antimafia: sui rifiuti la politica ha fallito

«Il ciclo dei rifiuti ha sostituito nell’economia criminale il ciclo del cemento che si era invece imposto dopo il terremoto dell’Irpinia. La tragica modernità della camorra sta anche in questo. I rifiuti oggi sono il grande affare che fa da collante fra la criminalità organizzata, ambienti politici collusi e imprese». Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Francesco Forgione sa bene quanto gli affari milionari dello smaltimento dedi rifiuti stiano a cuore alla criminalità organizzata. Ma sa bene quanto questa situazione sia figlia di errori politici, di sottovalutazioni e cattive gestioni che oggi rischiano di condannare la politica campana.

Presidente, sembra ormai appurato che accanto alle proteste popolari ci sia chi soffia sul fuoco in nome degli affari camorristici.

«Purtroppo sì. La camorra è forse il soggetto più interessato al ciclo dei rifiuti in quanto parte di un sistema di interessi a cavallo fra la politica, l’economia e le istituzioni che si è radicato in Campania crescendo e lucrando sul business dell’immondizia. Anche grazie alla miopia della politica, in Campania e non solo».

In queste ore lei ha ripetuto spesso che è arrivato il momento di abbandonare la strada della gestione commissariale. Come mai?

«Perché contiene in sè fattori criminogeni. Quando in nome dell’emergenza si possono spezzettare gli appalti, quando per operare non è più necessaria la certificazione antimafia in un territorio in un cui la criminalità la fa da padrone, è chiaro che sussistono tutte le condizioni perché la camorra si muova per avere la sua parte in un immenso giro di denaro. È un dato ineludibile. E la camorra in questi anni, ha gestito interamente il ciclo dei rifiuti: dalla raccolta, all’individuazione dei siti necessari fino alla smaltimento. Il commissariamento ha fatto in modo che questo sistema si consolidasse senza contrastare i fattori criminogeni: oggi la politica campana paga questa incapacità di mettere in discussione l’intero sistema, la sua illusione di poterlo gestire senza ripensarlo totalmente».

Senza parlare di quella politica che invece si è messa da tempo a disposizione degli interessi criminali.

«In Provincia di Napoli sono più i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose che quelli sopravvissuti, siano essi di centrosinistra che di centrodestra. Questo significa che la politica in Campania non è più in grado di offrire una visione alternativa della gestione dei programmi, dei contenuti e dell’intero sistema della relazioni sociali. Ed è un problema che riguarda l’intero Mezzogiorno, non soltanto la Campania: è l’incapacità di dare risposte pubbliche. È arrivato il momento che il centrosinistra affronti una riflessione radicale sulla funzione di governo nel sud Italia. Non basta la sostituzione delle classi dirigenti se restano immutate le dinamiche di potere, per questo credo sia arrivato il momento di scelte di rottura. Forse siamo ancora in tempo per recuperare il rapporto di fiducia fra la funzione di governo e le popolazioni».

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