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Vittorio Emiliani
Sardegna e Toscana: per una buona urbanistica
25 Febbraio 2014
Post 2012
Ogni tanto accade qualcosa di buono.

Ogni tanto accade qualcosa di buono. L'Unità, 25 febbraio 2014

Il vento politico può cambiare in senso favorevole alle riforme. Lo dimostra, per esempio, la vittoria nelle non facili elezioni sarde del Pd e del suo candidato Francesco Pigliaru, un economista, non un candidato “spettacolare”, già assessore della Giunta Soru. Lo sconfitto governatore in carica del centrodestra, Ugo Cappellacci, aveva in pratica rovesciato la strategia del centrosinistra che, fra non poche difficoltà, aveva varato con successo una pianificazione territoriale incisiva, prima col decreto salvacoste, poi coi piani paesaggistici coordinati da Edoardo Salzano, puntando a salvaguardare in modo attento un patrimonio naturalistico, ambientale, paesaggistico che è la ricchezza fondamentale della grande isola.

“Abbiamo costruito villaggi fantasma e reso fantasmi i nostri paesi”, commentò allora il governatore Renato Soru lanciando una sorta di “manifesto” programmatico per la sua isola fondato su una precedenza assoluta per la salvaguardia delle coste e per il restauro, recupero, riqualificazione dell’edilizia esistente. Gli fece eco un fine intellettuale, Giorgio Todde: “C’è qualcosa che lascia inebetiti nella vita sintetica del villaggio vacanze dove si mangia, si dorme, si balla, si nuota in piscine irreali, poi si mangia di nuovo, si dorme di nuovo in un ciclo rotondo e animale di cibo, deiezione e sonno”. Dal quale la Sardegna vera è esclusa, là, fuori dal recinto.

Purtroppo la giunta Cappellacci ha ripreso quel modello sbagliato, incoraggiato da Silvio Berlusconi la cui famiglia ha interessi cospicui su centinaia di ettari di quella che dovrebbe diventare la Costa Turchese. Coi sardi sempre fuori dai cancelli. Le zone ancora integre non sono poche, persino vicino a Cagliari, oppure nell’area di Bosa, e ancora nell’Iglesiente con la Costa Verde detta anche il Sahara d’Italia per l’ampiezza inusitata degli arenili e delle dune che li proteggono. Anche 3.000 ettari ininterrotti. Soltanto in Sardegna vi sono ancora migliaia di ettari di dune, altrove distrutte e cementificate.

Per questo i piani paesaggistici devono tornare al centro di un’azione congiunta Stato-Regione per risollevare l’economia sarda depressa dalla caduta degli ormai lontani sogni industriali, messa a terra dall’abusivismo all’origine del recente disastro ambientale. Bisogna puntare di più, con intelligente senso del reale, sull’economia agro-silvo-pastorale, sui suoi vini e formaggi oggi qualificati, sul manifatturiero, sul turismo naturalistico (potrà mai decollare il Parco Nazionale del Gennargentu?) oltre che su quello balneare. Offrendo però ai collegamenti marittimi col Continente quelle tariffe convenienti che la concorrenza fra più società doveva assicurare e che invece il solito “cartello” all’italiana ha negato, a danno delle attività sarde e dei sardi.

Vento favorevole alle riforme pure in Toscana dove la Giunta di Enrico Rossi ha portato con coraggio in Consiglio sia il piano paesaggistico redatto d’intesa con Ministero per i Beni Culturali sia la nuova legge urbanistica regionale. Esempio da imitare nelle regioni dove cemento e asfalto spesso hanno impazzato intaccando a fondo la risorsa millenaria del paesaggio tuttora basilare per una migliore difesa del suolo, per una vita sociale più serena, per un’economia più equilibrata e durevole, per un turismo qualificato. La Regione Toscana ha ascoltato la voce dei comitati di cittadini provocando, di fatto, il ritiro di un progetto di golf con club house e villette a schiera al Lago Aquato, presso Capalbio, in una Maremma intatta, delicatissima, ad alta vocazione agro-silvo-pastorale. Con vini lanciati anche sul mercato Usa dove ai produttori si chiedono le immagini dei bei paesaggi da cui vengono quelle bottiglie di pregio, e più son belli e più i vini valgono. Vogliamo capirlo finalmente?

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