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Roberta Carlini
Quel paese
17 Agosto 2005
Articoli del 2004
Ci eravamo illusi delle sue difficoltà? Eccolo risorto, che si prepara al balzo finale (in televisione ha detto: "adesso la giustizia"). Questo, in sintesi, l'editoriale de il manifesto del 16 ottobre 2004 (anche la copertina a lato). O a sinistra nasce un po' di consapevolezza, di grinta e di creatività, oppure les jeux sont faits , come si dice al casinò.

Dal condono di villa Certosa alla riscrittura della Costituzione repubblicana. Una coalizione che impone al parlamento in sole 24 ore una doppietta del genere - passando con disinvoltura dal maneggio sulle illegalità private alle materie dei padri costituenti - è capace di tutto. Anche di risorgere imprevedibilmente dalle ceneri in cui essa stessa si era immersa e sprofondava a colpi di verifiche, smottamenti politici e dissesti finanziari. Con il colpo di ieri Berlusconi, da molti dato prematuramente per già sconfitto, ha ricompattato la sua maggioranza «del nord», messo a tacere quella «del sud» e accelerato lo sconquasso del nostro stato sociale e della nostra convivenza civile. Un'opera già sostanzialmente avviata dalla politica economica Tremonti-Siniscalco, e che culminerà con la famosa, sbandierata, tante volte rinviata e ormai imminente riforma fiscale. Il lungo cammino parlamentare, i tanti tira-e-molla della Lega, i compromessi a cui persino i bossiani si sono dovuti piegare, le parti fumose e pasticciate di ingegneria istituzionale, il caos che contraddistingue una serie di disposizioni, potrebbero trarre in inganno circa la portata della riforma approvata ieri. Se la doppia lettura parlamentare confermerà quest'impostazione, di qui a pochi mesi avremo non una revisione della Costituzione, ma una nuova Costituzione fondata su princìpi opposti a quelli del '48. La riforma approvata ieri, ridotta all'osso, si riassume in due punti essenziali: poteri molto più forti all'esecutivo e quasi assoluti al premier; poteri dirompenti alle regioni sui settori essenziali dello stato sociale, a partire da scuola e sanità. Da un lato, il rafforzamento del governo in senso leaderistico - il premier è un padrone, ha poteri da presidente di un consiglio di amministrazione -; dall'altro, uno svuotamento delle sue responsabilità e dei suoi poteri sulla politica economica e sociale - sulle quali ogni regione avrà i suoi princìpi e i suoi criteri. E soprattutto, le sue risorse: «i nostri soldi restano a casa nostra», la Lega traduce il suo slogan in realtà, con tanti saluti al Sud che i Fini e i Follini cercheranno di tenere elettoralmente in qualche altro modo.

Un governo forte, uno stato minimo. Con il passaggio di ieri, è una politica che si fa Costituzione. E che paradossalmente, mentre passa a livello di princìpi, fatica di più ad affermarsi nel concreto. Infatti la stessa filosofia è alla base del caso che agita la cronaca politica, il gran miraggio della riduzione delle tasse. Solo che in questo caso il «principio» si applica su scala nazionale: «i miei soldi restano a casa mia». Il calcolo politico di Berlusconi ormai è evidente: portare nelle tasche dei contribuenti-elettori, con le dichiarazioni dei redditi del 2005 e del 2006, un po' di spiccioli. Farli sentire più ricchi. Un calcolo forse miope: per far sentire più ricchi gli italiani, dopo anni di depauperamento, servirebbe una cascata d'oro, e ormai in giro si comincia a percepire il fatto che «meno tasse» vuol dire anche «meno servizi». Ciononostante, Berlusconi e i suoi puntano tutto sul «meno tasse», dividendosi all'apparenza solo sul «per chi»: per i ceti più bassi? I medi? I ricchissimi? Un dibattito fuorviante, che si sta già incamminando verso la soluzione ovvia fin dall'inizio, l'ultima citata: è più facile dare tanto ai pochi più ricchi, magari aggiungendo un'elemosina per i poverissimi, che un po' ciascuno a tutta la garnde fascia del ceto medio-basso.

Non sono questi i principali ostacoli che finora hanno bloccato la «rivoluzione fiscale» del fu Tremonti, ma l'assenza delle risorse: il bottino da spartirsi è già finito, dilapidato tra condoni e manovre finte, sulle quali peraltro arrivano una dopo l'altra le censure europee. Per questo l'ultima manovra spericolata che Berlusconi tenta per risollevarsi è davvero senza rete: la copertura finanziaria che la Banca d'Italia, la Confindustria, l'Europa insistentemente chiedono, non c'è. Ci sarà, e consisterà in altri tagli alle spese. Come far passare questa evidentissima manovra senza svelarla è il problema che Berlusconi, Siniscalco e gli altri del gruppo hanno di fronte di qui a pochi giorni. Se l'acrobazia riuscisse l'autunno del 2004 potrebbe segnare, contro ogni previsione, l'inizio dell'ennesima vita politica di Berlusconi, all'insegna della «nuova Costituzione» e delle «nuove tasse». Speriamo di essere smentiti.

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