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Sofia Sebastianelli
Periferie, dalla Catalogna proposte e modi di intervento
21 Aprile 2006
Periferie
Il resoconto per Eddyburg di un intervento del responsabile della pianificazione della Catalogna a proposito di costruzione di alloggi sociali e di politica dei suoli. (g.c.)

Si è tornati a parlare di periferie anche in Italia. Dopo i recenti accadimenti nelle banlieues francesi, teatri di violente rivolte contro lo Stato assente e mossi dalla preoccupazione generalizzata per il futuro di questi luoghi del conflitto, il dibattito su quanto sta avvenendo o su quanto può accadere nelle periferie italiane ha trovato diverse occasioni di confronto. La notizia buona è che si torna a parlare di problemi reali della città e si esce fuori dal dibattito sterile su strumenti e modelli. La città torna ad essere il luogo di interesse per la cultura urbanistica, almeno di quella non ancora anestetizzata dal pensiero dominante. L’altra buona notizia è che in questi incontri si possono misurare e confrontare politiche e iniziative portate avanti negli altri paesi europei. Il confronto è spesso poco lusinghiero perché misura la distanza dagli altri e rende evidente le conseguenze di anni di dibattito autocentrato. E’ così ad esempio sul tema del recupero dei quartieri e sul tema della casa come diritto: della casa sociale.

Su questi temi si è soffermato nel corso di un recente incontro svoltosi a Venezia[1] Oriol Nello[2], segretario per la Pianificazione Territoriale della Catalunya. In particolare Nello ha aperto una finestra sullo scenario politico della Catalogna caratterizzato dalla recente approvazione della nuova legge urbanistica (legge 1/2005 del 26 luglio)[3], che all’articolo 154[4] prevede che almeno il 25% della nuova edificazione privata (residenze) deve essere destinato ad affitto moderato e, nel caso in cui il privato non dovesse adempiere a tale obbligo, lo Stato ha la facoltà di espropriare l’equivalente cubatura ad un prezzo più basso di quello di mercato.

Il riferimento a questo articolo, si inseriva nel racconto di un altro recente provvedimento della Regione della Catalogna che riguarda in modo specifico le periferie. Si tratta del “Programma dei quartieri e aree urbane d’attenzione speciale” (legge 2/2004 del 4 giugno) con il quale il governo socialista ed il Parlamento della Catalogna, cercano di rispondere alla "tendenza alla segregazione spaziale dei gruppi sociali determinata dal sistema di urbanizzazione capitalista". Gli ambiti di intervento di questo programma sono stati presentati da Oriol Nello in tutta la loro problematicità: aree in cui alle carenze urbanistiche – problemi di urbanizzazione, di attrezzature, di accessibilità – si accompagnano problematiche sociali – invecchiamento, spopolamento, basso livello di educazione e di occupazione – criticità dunque, che rendono necessaria un’azione integrata nelle dimensioni fisica, economica e sociale. L’obiettivo principale è la riqualificazione dei quartieri per interrompere il processo di degrado che investe tali aree urbane e per migliorare le condizioni di vita dei loro abitanti.

Il governo regionale ed i comuni in cui ricadono i quartieri e le aree degradate, finanziano, per la maggior parte delle risorse messe in atto, la riqualificazione prevista dai programmi di intervento che sono redatti e promossi dai comuni; la legge costituisce un fondo di finanziamento del Programma (di cui almeno il 50% proveniente dal soggetto pubblico) concepito come lo strumento finanziario destinato alla riqualificazione e alla promozione specifica di questi quartieri. Fino ad oggi sono stati finanziati programmi in 60 quartieri per un totale di 800.000.000 Euro ripartiti in interventi che vanno dalla riqualificazione degli spazi pubblici e la dotazione di spazi verdi, alla riqualificazione degli elementi comuni degli edifici, all’inserimento di tecnologie dell’informazione negli edifici, all’accessibilità e, ancora, all’eliminazione delle barriere architettoniche.

La pressione del processo di finanziarizzazione degli immobili e le trasformazioni urbane che possono comportare l’allontanamento dei residenti pongono, in definitiva, un tema più generale che ha a che fare con il diritto alla città, citato da Oriol Nello con un riferimento a Henry Le Febvre[5]. E’ questo il vero tema prima ancora delle periferie perché oggi il diritto alla città è negato proprio nelle aree centrali, come nei processi di recupero. In America per rendere chiaro questo aspetto, parafrasando il termine “urban renewal”, si è coniato il termine “black removal”.

Tornare a parlare di periferie è allora l’occasione per dire che le città devono essere una risorsa importante per la crescita sociale ed economica del nostro paese e che devono tornare ad essere oggetto di attenzione da parte della politica. La vita materiale di molti cittadini dipende dalle città, dalla loro efficienza e dalla loro capacità di costruire senso di sicurezza sociale e di progresso. Come dimostra il caso della Catalogna molti paesi europei sono impegnati su questa strada. Si può e si devono riportare, anche in Italia, le città al centro dell’agenda politica e farne un punto essenziale del programma del nuovo governo del paese.

[1]“Periferie come banlieus?", Dipartimentodi pianificazione dell'Università IUAV di Venezia, 30-31 marzo 2006

[2] Secretario para la Planificación Territorial, Departament de Política Territorial i Obres Públiques, Generalitat de Catalunya

[3] I contenuti della legge sono stati oggetto dell’articolo di Maria Lluisa Marsal in questo sito

[4] Acquisizione con esproprio di riserve di suolo per il patrimonio pubblico

[5]Lefebvre, Henri. (1974) Il diritto alla città. Padova. Marsilio

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