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Giuseppe Pullara
L'originale e le infinite varianti del «piano Piccinato»
10 Settembre 2013
Padri e fratelli
Ricordando Luigi Piccinato, un maestro dell'urbanistica, un piano regolatore generale che fece storia, e di cui più tardi cui si tradirono gli elementi positivi per enfatizzarne i negativi.
Corriere della Sera, ed. Roma, 8 settembre 2013

«È stata dura per me - dice Giorgio Piccinato, 77 anni, urbanista, docente a Roma Tre - appena laureato lavoravo a studio da zio Luigi a piazza Jacini. Lui giocava un ruolo da divo, aveva sempre una risposta a tutto. Era un tipo gioviale, dalla battuta facile». In famiglia si ricordano in questi giorni i trent'anni dalla scomparsa del più celebre dei congiunti: Luigi Piccinato, uno degli urbanisti più importanti del secondo dopoguerra, soprattutto il capofila degli autori del Piano regolatore di Roma del 1962, il primo dopo quello fascista del 1931. All'inizio degli anni Cinquanta il Comune mise mano ad un nuovo progetto di sviluppo della città: anni ruggenti, demografia impazzita (+50/60 mila abitanti all'anno!) ed enormi speculazioni. Nel '57 un Comitato tecnico (con Piccinato) presentò una proposta che fu malamente trasformata dalla giunta democristiana e che venne in parte ripristinata da una speciale Commissione di Cinque saggi di nomina ministeriale (guidata da Piccinato, con Vincenzo Passarelli, Michele Valori, Piero Maria Lugli, Mario Fiorentino). Il Piano fu infine adottato nel 1962 e approvato dal Quirinale tre anni dopo. Dieci anni fa è stato sostituito dal Prg firmato Veltroni.

Il «Piano Piccinato» ha operato per quarant'anni, infarcito di «varianti» e correzioni di ogni genere. A lui si deve grosso modo l'aspetto attuale della città, nel (poco) bene e nel (tanto) male. Il Piano successivo in buona parte ha sviluppato anche se corretto le linee già stabilite lasciando ufficialmente aperta ogni possibilità di trasformazione urbana con gli «accordi di programma», le «varianti» e soprattutto la logica che sostiene l'intero progetto: «Pianificar facendo». Nato a sinistra, l'attuale Prg è andato proprio per questo quasi bene anche alla destra di Alemanno.

Il Piano regolatore di Piccinato, pur essendo considerato dal suo co-autore «flessibile», ossia vivo e adattabile alle circostanze che via via si sarebbero presentate, è in sostanza l'ultimo Piano «rigido», che fissa nei dettagli (coloratissimi sulle mappe) tutte le funzioni che il territorio dovrà assumere. Un Piano che parte dall'idea che il Comune deve decidere dove e come va la città (un'idea cara a Luigi, socialista militante) non lasciando i suoi 150 mila ettari a se stessi e alla speculazione. Con tutti i suoi difetti, il Prg del '62 è stata l'ultima occasione in cui Roma ha avuto un progetto strategico fortemente caratterizzato da idee perfino grandiose. Dopo, gli ideali urbanistici sembrano essere calati nell'ordinario mondo della realtà.

«La tutela del centro storico comincia dalla periferia» diceva Piccinato. E così nacque l'idea di un Asse Attrezzato da piazzare tra Est e Sud per portare il direzionale fuori dal centro, liberando la parte più prestigiosa della città. Un progetto basato sul trasporto su gomma e non sul ferro (metrò), cosa che ancora pesa su Roma. L'espansione urbana doveva avvenire con nuovi quartieri autosufficienti (restati scollegati tra loro e col centro) in grado di soddisfare un incremento di popolazione fino a 5 milioni (un errore, ma la previsione serviva per garantire lo sviluppo controllato del territorio). Il verde pubblico sarebbe stato abbondante e pianificato. Tutto il tema delle immense periferie, che sarebbe esploso nei primi anni di attuazione del Piano, fu trascurato. Scrive Italo Insolera (Roma moderna, ed.'93, pag.263): «Non è dato vedere una politica delle periferie intesa come rottura della tradizionale indifferenza dei Pr romani verso quelle zone della città dove, nelle baracche, nelle borgate, negli alveari di cemento armato si accumulano da cento anni energie umiliate e frustrate, vane speranze di uomini a cui non è stato dato di partecipare all'evoluzione di quella civile comunità di persone che dovrebbe essere una città».

il Piano di Piccinato negava l'«urbanistica contrattata» venuta poi, anche se «teneva conto con intelligenza delle forze in campo» come annota il nipote Giorgio. Tentò di coniugare spinte conservatrici con propositi riformisti. Scelse lo sviluppo direzionale a Est con un aeroporto internazionale nell'estremo Ovest negando (forse perché d'ispirazione fascista) l'opzione «a mare» che si è realizzata fuori controllo in seguito. Nonostante il Piano, il «sacco di Roma» denunciato anni prima da Aldo Natoli in consiglio comunale, procedette inesorabile. «Noi urbanisti - commenta amaro Giorgio Piccinato - abbiamo il compito di capire come funziona una città. Come vanno poi le cose dipende dai tanti protagonisti in campo: politici, amministratori, categorie, forze sociali, finanza, cittadini».

I progettisti del PRG; da sinistra: Piero Maria Lugli, Mario Fiorentino, Michele Valori, Luigi Piccinato, Vincenzo Passarelli
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