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Eugenio Scalfari
L´Italia in rovina aspettando Godot
18 Agosto 2005
Articoli del 2004
Il futuro di B. non dipende né da Fini né da Follini, ma dal centro sinistra: questa la conclusione della consueta analisi domenicale, su la Repubblica del 18 luglio 2004

L´Italia in rovina aspettando Godot

Il futuro di B. non dipene né da Fini né da Follini, ma dal centro sinistra: questa la conclusione della consueta analisi domenicale, su la Repubblica del 18 luglio 2004

UN GOVERNICCHIO balneare. I nodi veri si ripresenteranno a settembre, sotto l´incalzare non sopito della guerriglia ormai cronicizzata all´interno del Casino delle Libertà. Dunque - questo è il giudizio quasi unanime degli osservatori più equanimi - Berlusconi ha perduto su tutta la linea.

Non sono interamente d´accordo con questo verdetto, formulato da chi guarda i fatti dal punto di vista degli interessi del Paese. Silvio Berlusconi se ne infischia platealmente degli interessi generali. Non sono pane per i suoi denti. Lui è formidabile nel realizzare i suoi interessi personali e, sulla scia, quelli del suo gruppo che costituisce la truppa scelta, la corte pretoria per attaccare i nemici e difendere l´incolumità e il potere del padrone. Se guardiamo le cose da questo punto di vista Berlusconi ha vinto anche questa battaglia. Certo non ha vinto la guerra, ma la guerra, quella del potere, non la vince mai nessuno nel senso che il potere è sempre a rischio.

Non la vinse neppure Cesare quella battaglia, né Napoleone. E vi consolate sostenendo che non l´ha vinta neppure il Cavaliere della Fininvest? Gli osservatori hanno calcolato che la lotta dei suoi alleati contro di lui dura da 450 giorni, un anno e mezzo. E che cosa hanno ottenuto? Niente, assolutamente niente.

Volevano fargli cambiare politica. Non ci sono riusciti. Volevano contare di più nella coalizione e nel governo. Non ci sono riusciti. Volevano che la sua monarchia finisse. Non ci sono riusciti. Alla fin fine volevano almeno conquistare qualche poltrona in più, ma non sono riusciti neanche a ottenere questo modesto e alquanto avvilente risultato. Niente di niente, salvo il licenziamento di Tremonti e la sua sostituzione con il suo vice. Un tecnico, come Tremonti. Un creativo, come Tremonti. Uno con amicizie a destra e a sinistra, come Tremonti. Con antiche simpatie socialiste, come Tremonti. Copia conforme. Il potere di Tremonti era molto cresciuto negli ultimi mesi. Si può perfino pensare che cominciasse a dare ombra al suo capo. Si può pensare che licenziarlo sia stata per lui una liberazione; ma il punto comunque non è questo.

Il punto è che Siniscalco, a differenza di Tremonti, non ha alleati politici alle sue spalle. Ha soltanto la sua coscienza di "civil servant".

Basterà? Basterà a impedirgli di seguire il padrone se gli chiedesse di portare fino il fondo il disastro finanziario già arrivato a così buon punto? Forse Siniscalco a quel punto punterebbe i piedi; ma prima d´arrivarci farà di tutto per compiacere il padrone. Il quale dal canto suo non vuole affatto il disastro. Vuole, semplicemente, che il risanamento finanziario non gli costi la perdita del potere e quindi che non avvenga a spese del blocco sociale che ha in lui il suo punto di riferimento e di rappresentanza. Anche quando recita barzellette e fa le corna. Anche quando evade il fisco. Anche quando difende e allarga un gigantesco conflitto d´interessi che «ce lo invidiano perfino all´estero». Anche quando considera le istituzioni come cosa propria. Anche quando insulta e mette la mordacchia ai giudici.

Il peso di questo blocco sociale si va restringendo, per fortuna. Se si andasse a votare oggi, Berlusconi perderebbe? Forse sì. Tra due anni? E chi può saperlo. Dipende dallo schieramento avversario. Dipende dalla congiuntura economica. Dipende perfino da Bush perché Bush è una carta molto importante nel suo gioco.

Perciò attenzione. Chi pensa che Silvio Banana, come lo chiama il nostro Altan, sia liquidato commette un madornale errore e il risveglio potrebbe esser molto amaro. Non è con il ridicolo né con il buongusto né con gli insulti, né col terzismo che sarà liquidato.

* * *

Nel frattempo Bossi è tentato di scegliere Strasburgo per lasciare Roma ladrona. Sarebbe un colpo di immagine mica da poco. Contro Berlusconi? Direi proprio di no. Il premier potrebbe metterlo sul conto di Fini e soprattutto di Follini che hanno voluto il licenziamento di Tremonti e vogliono ridimensionare il federalismo.

Bossi non può più fare il ministro e questo è chiaro. La scelta di Strasburgo gli consentirebbe di uscire in avanti: direbbe che è il primo segnale per difendere la devolution insidiata dagli ex alleati, cui potrebbe seguire il disimpegno della Lega. Se questo accadesse, Berlusconi potrebbe usare a fondo questo argomento. Fini farà la sfinge come sempre. Il cerino tornerà a Follini.

Questa storia del cerino è degna di qualche attenzione. Di solito serve per impedire a se stessi di essere coerenti con le proprie idee. Stai sostenendo le tue idee, appunto, e ad un certo momento ti accorgi che ti stai bruciando le dita col cerino e lo passi con destrezza in altre mani, cioè rinunci a seguire le tue idee e te ne liberi. Questo è, ridotto all´osso, il gioco del cerino.

Se ridimensioni il federalismo sbracato e secessionista di Bossi puoi provocare la crisi di governo. Vai avanti o ti liberi del cerino? Lo sapremo tra poco. Certo Follini è un osso duro ma per battaglie a lungo termine. A lunghissimo termine. Per quelle a breve finora, dopo i primi scontri, batte la ritirata. Ha fatto così anche questa volta. Aveva chiesto a Berlusconi alcune cose piuttosto indigeste: svolta nella politica economica, ridimensionamento del federalismo, pluralismo alla Rai. Se non le avesse ottenute l´Udc avrebbe votato il 16 luglio l´uscita dal governo. Ma il cerino di quell´uscita ha cominciato a bruciare, così di far dimettere Buttiglione e Giovanardi più i sottosegretari siciliani non se ne è più parlato. Anzi si è parlato del contrario e cioè d´un maggiore coinvolgimento dell´Udc nel governo (che poi non c´è stato perché Berlusconi ha ripassato il cerino).

La sola risposta di Follini al "niet"» politico di Berlusconi è stata la sua indisponibilità ad entrare nel Ministero. Per alimentare la guerriglia? Per aprirsi un credito esigibile a lungo termine?

* * *

Propendo per questa tesi. Follini non andrà mai nel centrosinistra. A fare che cosa? Follini vuole trasformare il Casino delle libertà in una Casa dei moderati dalla quale affrontare il riformismo progressista.

E´ un bel disegno. E´ anche il disegno di Casini. Di gran parte dell´establishment. Perfino di Prodi e di tutti quelli che sognano un paese normale. Un paese europeo ed europeista.

Follini vuole entrare in possesso della sua dote: i moderati che si sono accasati in Forza Italia e che a sinistra non ci andranno mai ma che vorrebbero semmai avere una stampella dalla sinistra o da una parte di essa.

Perciò Follini non rompe. Vorrebbe la proporzionale pura e semplice per meglio ereditare la sua dote. Ma non l´avrà mai. Avrà tutt´al più una proporzionale col premio e il vincolo di maggioranza. In quel caso si presenterebbe da solo rinunciando al premio? Nel migliore dei casi otterrebbe una quindicina di deputati, cioè niente.

Aspetta Godot, cioè la fine di Berlusconi per lenta consunzione, nel senso che prima o poi tutto finisce.

Intanto l´Italia va in rovina.

* * *

Il vero e il solo concreto appuntamento sarà la finanziaria del 2005.

Appuntamento per tutti: Berlusconi, Siniscalco, Follini, la Lega, Prodi, Fassino, Epifani, Montezemolo. E per il paese, la sua ripresa, il suo declino, il suo ruolo in Europa. Non tempi lunghi ma cortissimi.

I termini del problema sono chiari. I conti viaggiano al 4,5 di rapporto deficit/Pil, ben al di là della soglia europea del 3 per cento. Per riportarli in linea, al netto delle «una tantum», ci vorranno 20 miliardi di euro. Per finanziare la riforma fiscale di Berlusconi ce ne vogliono un´altra decina e fanno 30. Da quella riforma non sortirà alcuna sopravvenienza attiva prima del 2006, quando nell´ipotesi migliore potrà arrivare un sollievo di 3-4 miliardi.

Se arriva. Se la congiuntura internazionale favorevole sarà intercettata anche dall´Italia. Ma non è affatto detto che la congiuntura favorevole durerà. In Usa ci sono già segnali di infiacchimento. Il prezzo del petrolio è oltre i 40 dollari al barile.

Comunque, 30 miliardi. Ma con la spesa degli enti locali ridotta all´osso, i servizi sociali idem. E gli ammortizzatori sociali? Non se ne parla più ma solo per cominciare ci vorrebbero altri 7 miliardi. E il gettito delle entrate in calo. Senza «una tantum» un´altra decina di miliardi. Scala quaranta. Ecco il vero costo della Finanziaria 2005.

Almeno Siniscalco queste cose le sa. Sa anche che il fabbisogno gonfierà il debito pubblico e lo porterà verso il 108 per cento del Pil. Sa che l´Europa non starà certo a guardare e le agenzie di rating neppure. Altre una tantum? Altro appello alle banche affinché anticipino l´aria fritta?

* * *

La sinistra è un elemento essenziale di questo rebus. Deve smetterla di fidare negli errori dell´avversario e di sperare nel compagno Follini o nella sfinge Fini. Sul campo di Waterloo doveva arrivare il generale Grouchy e Napoleone avrebbe vinto, ma arrivò invece il generale Blücher e vinse Wellington. Non ripetete l´errore.

Fate un programma concreto. Non una filosofia. Un programma, tre-quattro punti decisivi per riportare in linea la nave Italia.

Fate questo e basterà almeno per ora. Ma fatelo, perdinci. Siete l´ultima ciambella di questo paese, ma se è una ciambella senza il buco non servirà a un accidenti.

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