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Adriana Pollice
Le ecoballe di Bertolaso
25 Maggio 2010
Rifiuti di sviluppo
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Dopo il post-terremoto all’Aquila, adesso si comincia a vedere che cosa c’è nella pentola “rifiuti a Napoli”. Il manifesto, 25 maggio 2010

Il flop della gestione emergenziale

Il piano rifiuti del governo naufraga sotto i colpi della crisi economica. Ieri è stata bloccata la contestata costruzione di una seconda discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio. E l'emergenza, passata la campagna elettorale, è dietro l'angolo

«Il Consiglio si impegna a proporre alle autorità competenti l'esclusione della Cava Vitiello dai siti destinati alla ubicazione di impianti di discarica», si legge nel documento approvato ieri dal Consiglio Provinciale di Napoli, una svolta ambientalista che si può comprendere a pieno solo se si legge il primo punto del testo approvato: «Coinvolgere la Regione Campania per un'ulteriore rifunzionalizzazione degli impianti Stir». Tradotto per i non addetti ai lavori, non ci sono i soldi per aprire un secondo sversatoio a Terzigno, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, dopo quello di cava Siri, che probabilmente costerà all'Italia una nuova procedura di infrazione della Comunità europea, che probabilmente ce ne comminerà anche una terza per i Cip6, la tassa che si paga sulla bolletta dell'energia elettrica per le rinnovabili e che invece finisce nelle tasche delle multinazionali dei termovalorizzatori. La prima condanna, arrivata a marzo, per aver messo in pericolo la salute dei cittadini campani ci sta già costando circa 500 milioni di euro di fondi comunitari congelati a Bruxelles. Di più, la provincia - a cui il governo ha affidato per decreto il ciclo rifiuti - si ritrova con le casse vuote e nessuna idea di come prendere in mano lo smaltimento dei rifiuti, ma a Roma, a Palazzo Santa Lucia e Palazzo Matteotti siedono esecutivi di destra e allora non si può gridare al disastro, meglio chiedere con cortesia al presidente Caldoro di riprendersi il problema utilizzando una formula gentile come «rifunzionalizzazione degli impianti» che si traduce nel fatto che il commissariato straordinario non ha messo in piedi nessun ciclo integrato dei rifiuti. È il miracolo dell'immondizia campana, problema risolto in tempo per far vincere le destre in campagna elettorale, ritornato a galla a urne chiuse.

Tra lanci di monete da parte dei comitati civici e primi cittadini che rivendicavano il diritto a scaricare per primi l'immondizia a Terzigno, come fosse una gara, o addirittura che chiedevano la gestione di sversatoi e termovalorizzatori, provocando la rumorosa protesta dei cittadini - «andate a informarvi», «ma chi vi ha eletto?» i commenti più gentili - sono venuti fuori alcuni dati. La cava Siri, attualmente in funzione ma prossima a esaurirsi, ha una capacità di 750mila metri cubi, cava Vitiello ha una capienza cinque volte più grande, 3.500.000 tonnellate, in grado da sola di ingoiare spazzatura per quattro anni, nascondendo ancora la portata del fallimento della politica a livello nazionale e locale. Per questo il sottosegretario Bertolaso non aveva esitato a schierare l'esercito contro le popolazioni per difendere la scelta dei dieci siti da mettere a discarica. Perché la raccolta differenziata in provincia di Napoli galleggia intorno al 16%, quando per legge dovrebbe raggiungere il 65% entro il 2012. I comuni virtuosi continuano a mandare il compost in Sicilia e in Veneto quando in regione sono già pronti 12 siti di compostaggio che, misteriosamente, non entrano in funzione. Non solo, la discarica di Chiaiano è già piena a metà e l'inceneritore di Acerra, inaugurato dall'ineffabile duo presidente del consiglio & l'uomo della protezione civile, continua a non funzionare, tra nuvoloni grigi che intossicano il paese e la linea 1 che dovrà rimare ferma fino a giugno per un misterioso guasto, l'ennesimo. Bertolaso però a dicembre scorso ha dichiarato vinta la battaglia della Campania e ha tolto le tende, lasciando oltre 20 milioni di debiti e le province con l'acqua alla gola. In quanto alle bonifiche, poi, è notte fonda. Nel Parco Nazionale del Vesuvio ci sono dieci discariche abusive e centinaia non censite ufficialmente.

Il miracolo proprio non funziona e allora il consiglio provinciale prova con le buone a bussare dal governatore proponendo di «modificare, unitamente alla Regione Campania, gli atti amministrativi relativi alla attuale programmazione del ciclo dei rifiuti, da trasmettersi al Governo Centrale e al Parlamento Europeo affinché possano essere riviste le posizioni sia economiche che legislative adottate da questi ultimi Enti» per consentire «la riduzione del volume di rifiuti conferiti nelle discariche, nonché la realizzazione di impianti ecocompatibili». Sarebbe bastato ascoltare i comitati.

I COMITATI

Cava Vitiello, la farsa della Provincia di Napoli

Stamane (ieri, ndr) si è tenuta la seduta monotematica del Consiglio Provinciale di Napoli sul tema dei rifiuti ed in particolare sull'apertura della seconda discarica nel Parco del Vesuvio, la Cava Vitiello. In presidio presso la sede del Consiglio in Piazza Santa Maria la Nova si sono radunati i cittadini dei comitati dell'area vesuviana e quelli di Chiaiano e Marano. I cittadini chiedono la chiusura delle discariche di Chiaiano (Cava del Poligono) e Terzigno (Cava Sari), il "no" deciso all'apertura della discarica di Cava Vitiello nel Parco Nazionale del Vesuvio, e un piano provinciale dei rifiuti fondato sul Tmb (trattamento meccanico biologico) e sulla differenziata porta a porta. Un piano, quello proposto dai comitati, che vedrebbe la chiusura delle discariche attuali ed una uscita dall'emergenza definitiva, senza più buchi da riempire e territori da devastare. Una delegazione di circa venti attivisti della zona vesuviana e di Chiaiano e Marano è stata autorizzata ad assistere alla seduta del consiglio.

La "farsa" messa a punto dalla giunta Cesaro è cominciata ben presto con le linee guida tracciate dall'assessore all'Ambiente Giuseppe Caliendo, che ha annunciato che la Provincia intende proseguire sulla strada delle discariche e degli inceneritori. Caliendo ha aggiunto il parere negativo dell'ente di Piazza Matteotti all'apertura della discarica di Cava Vitiello. Peccato che ben presto si è cominciato a comprendere le reali intenzioni della Provincia. L'ordine del giorno presentato dai capigruppo della maggioranza è stato ben presto destrutturato dai comitati presenti in aula.

La Provincia annuncia che le attuali discariche di Terzigno (Cava Sari) e Chiaiano (Cava del Poligono) hanno un'autonomia di ancora 12/16 mesi, dando però nel caso di Chiaiano dei dati di conferimento assolutamente sbagliati. La Provincia segnala in 800 tonnellate al giorno il conferimento che secondo gli enti locali è invece di 1300 tonnellate al giorno. Ciò ci racconterebbe dei tempi notevolmente minori. La Provincia non dice apertamente quando saranno chiuse le due discariche, e addirittura per la Cava Sari parla di un utilizzo prolungato «fino al raggiungimento degli obiettivi del piano provinciale». Non solo, ma i capigruppo di Cesaro annunciano il parere contrario all'utilizzo della nuova discarica di Cava Vitiello nel Parco del Vesuvio «a condizione che vengano raggiunti gli obiettivi del piano». La cosa assurda è che la Provincia si impegna a presentare il famoso piano di cui sopra entro il prossimo 31 dicembre. Insomma tutto sarebbe subordinato al raggiungimento degli obiettivi di un piano che non esiste nemmeno.

Il consigliere provinciale del Prc Tommaso Sodano, che ha presentato un suo ordine del giorno bocciato dal consiglio, ha specificato che «la Provincia dal primo gennaio è l'ente preposto alla gestione delle discariche del territorio provinciale, dunque non si può scaricare su altri enti responsabilità diretta dell'ente».

In questo modo la Provincia dimostra di non avere la benché minima idea di come si gestisca un piano rifiuti. Nell'ordine del giorno, la maggioranza di destra della Provincia fa continuo riferimento alla Regione che però ha competenze solo sugli inceneritori. I consiglieri provinciali delle destra hanno dimostrato ancora una volta di non voler decidere per non assumersi le responsabilità davanti ai cittadini.

LEGAMBIENTE

«Il sottosegretario ha lasciato una bomba a tempo»

Un gruppo di cittadini del vesuviano circonda Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania, all'uscita dalla Sala del consiglio di Santa Maria La Nova. Non hanno potuto assistere alla seduta straordinaria sul caso Terzigno causa posti per il pubblico limitati, ma non sono andati via. Il loro interlocutore è un volto noto tra gli attivisti antidiscarica, tra i protagonisti della video inchiesta sui rifiuti Biùtiful cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero. «Nessuna buona notizia, cosa hanno detto? E che devono dire...» spiega, il no all'apertura della seconda discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio è una notizia di quelle che non servono a rassicurare.

Del Giudice, l'assessore provinciale all'ambiente anche oggi ha rivendicato come giusta la decisione di aprire il primo sversatoio della cava Sari. Ma lì non vigono le leggi europee per le aree protette?

La motivazione è che si trattava di un'ex discarica legale, ma è una scusa che non regge. Era stata chiusa perché non a norma con l'impegno a bonificarla e invece si sono sommati carichi inquinanti a carichi inquinanti, rendendo il ripristino dei luoghi sempre più difficile. E poi non si considera il consumo di suolo in un luogo di pregio, dove per statuto l'ente parco dovrebbe proteggere la biodiversità.

Eppure ribadiscono che lo sversatoio è a norma e non produce danni per la popolazione e l'ambiente.

È impossibile stimarne l'impatto perché la provincia è la prima a non avere gli elementi. Non hanno volumi di conferimento certi e nemmeno la caratterizzazione dei rifiuti sversati, in questo modo non è possibile individuare l'entità dei danni. Il sottosegretario Guido Bertolaso è stato bravissimo a nascondere i dati fino all'ultimo, ha imposto una coltre di silenzio militarizzando le aree così come tutto il fumo mediatico è servito a nascondere il fatto che non avevano un reale piano per i rifiuti. La sola cosa certa che ha fatto è stata individuare le zone per le discariche in modo da prendere tempo, lasciando la bomba a tempo innescata, pronta a esplodere tra quattro anni.

Una parte dei sindaci del vesuviano però continua a difendere il piano Bertolaso.

Sì, sono gli stessi che nel loro intervento in consiglio hanno confuso una discarica con gli Stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio (sono i vecchi Cdr rimodulati per triturare e impacchettare gli scarti di talquale, ndr), sono gli stessi che fingono di non vedere che gli impianti di compostaggio ci sono, sono dodici, e non si domandano come mai non entrano in funzione. La domanda vera è una: con chi ha contrattato il piano rifiuti Bertolaso? Non con le popolazioni, allora sorge il dubbio che la controparte siano state le banche, proprietarie delle ecoballe ricevute in garanzia dalla Impregilo in cambio dei finanziamenti, le stesse che spingono per mantenere questo modello fallimentare a base di rifiuti, discariche e inceneritori tenuti in vita con i Cip6.

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